Il Mistero Roma Thomas DiBenedetto

LA CAPARRA DELLO ZIO TOM (CHE NON SI VEDE MAI) – PRIMA DI FIRMARE E FAR VEDERE IL DIO QUATTRINO, IL PAISA’ DIBENEDETTO HA MOLTI MISTERI DA CHIARIRE – LA SUA SOCIETÀ (CAPITALE SOCIALE 1000 DOLLARI!) HA SEDE NEL PARADISO FISCALE USA DEL DELAWARE – POSSIEDE QUOTE DEL LIVERPOOL (ESCLUDEREBBE LA ROMA DALLE COPPE EUROPEE) E DEI SUOI COMPAGNI DI MERENDA SI SA POCO O NULLA – INCONTRO TRA BOSTONIANI: IL CARDINALE LAW, QUELLO DELLA PEDOFILIA – LA PRIMA VITTIMA: UN FOTOREPORTER…

Guglielmo Buccheri per “la Stampa”

Segreterie telefoniche e molti silenzi. Il mondo che ruota attorno a Thomas R. DiBenedetto, candidato unico alla proprietà della Roma, è come se si fosse eclissato tutto d’un colpo. Così mentre il bostoniano di origini campane si diverte a seminare la scorta fatta di motorini per le vie della Capitale («Sembriamo un mostro con la coda», dirà ai suoi uomini della security), sui venti giorni che si sono dati le parti per la fumata bianca cominciano a mettersi di traverso alcuni interrogativi.

Il primo rompicapo è quello che sta più a cuore al popolo giallorosso. Come mai lo sbarco di DiBenedetto a Roma non si è concluso con la firma annunciata, ma è sconfinato in nuovi tempi supplementari? La spiegazione tecnica è chiara: bisogna riscrivere gli accordi perché a cambiare è la natura giuridica della Newco, ora italiana e partecipata dagli americani al 60 per cento e da Unicredit al 40. Per farlo servono passaggi obbligati e non brevi, ma, soprattutto, nuove garanzie, o almeno la conferma da parte dei rappresentanti la cordata Usa delle precedenti, compresi, però, gli impegni per assicurare alla Roma un futuro da protagonista in Europa.

I supplementari dovranno, giocoforza, ri-coinvolgere i tre soci di DiBenedetto, dunque. Chi sono e in che settori operano? Poco o nulla si sa di Michael Ruane, James Pallotta e Richard D’Amore, amici del capo cordata e chiamati a mettere in campo dieci milioni di euro a testa. Ma altrettanto poco si conosce dello stesso DiBenedetto, la cui società – la DiBenedetto LCC che inizialmente avrebbe dovuto acquistare le azioni della Roma aveva sede nel Delaware, il secondo stato più piccolo degli Usa, dove è impossibile entrare in possesso dei nomi dei soci e della natura dei loro investimenti perché paradiso fiscale, seppur non iscritto alla black-list.

Roma si interroga e aspetta. Come il sindaco Gianni Alemanno che se da un lato si dice ottimista, dall’altro ingrana la retromarcia quando gli chiedono se può dirsi sicuro che l’affare andrà in porto. «La certezza arriverà solo dopo la firma», precisa Alemanno.

Oltreoceano in pochi hanno voglia di rispondere al telefono e, come riporta il Sole24 Ore, di mister Tom non rivela niente nemmeno il cugino Larry DiBenedetto perché preferisce tapparsi la bocca quando è interrogato sulla quota di partecipazione del futuro patron giallorosso in Fenway Sports Group. Già, la FSG. Quest’ultima società è la nuova denominazione della vecchia New England Sports Ventures, gruppo che detiene il 100 per cento del Liverpool.

Si può possedere contemporaneamente due club di calcio in Europa? DiBenedetto, una volta alla guida della Roma, si troverebbe in una posizione di conflitto di interesse perché le norme Uefa spiegano come ai singoli sia vietato un coinvolgimento in più di una squadra «a livello manageriale, amministrativo e sportivo in qualità di azionista». E quindi sarebbero i giallorossi a rischiare l’esclusione dalla coppe in quanto meno «nobili» dei Reds nel ranking Uefa.

Non c’è alcun conflitto di interessi, replicano i legali di DiBenedetto perché, fanno sapere, l’uomo d’affari non ha nel Liverpool alcun potere decisionale o di influenza, ma solo una marginale quota. Roma aspetta la firma (l’appuntamento, stavolta, è a Boston entro il 20 aprile), intanto il titolo va sotto (meno 7,5 per cento). DiBenedetto semina i motorini con una sosta nella Basilica di Santa Maria Maggiore per un saluto al Cardinale Law, anche lui di Boston e, da Boston, costretto ad andarsene perché al centro del caso pedofilia.

da dagospia.com

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