Il Papa Ratzinger chiude l’abbazia di Santa Croce in Gerusalemme di Roma

ROMA, DOPO CINQUECENTO ANNI I MONACI SONO STATI TREAFERITI NEGLLI ATRI CONVENTI
Il Papa chiude l’abbazia dei vip
“Troppi intrighi e mondanità”

L’ex abate: Padre Simone Fioraso ex stilista a Milano
A Santa Croce in Gerusalemme abusi liturgici e poca disciplina

È una delle sette mete del pellegrinaggio a Roma e custodisce la più sacra delle reliquie (i frammenti della croce di Cristi), ma da vent’anni ospita lo scintillante regno dell’eccentrico abate acchiappavip, padre Simone Fioraso, ex stilista negli atelier milanesi. Dopo 18 secoli una delle basiliche romane più suggestive si era trasformata in un set cinematografico tra raduni di nobiltà nera, maratona tv di lettura della Bibbia (aperta da Benedetto XVI e intervallata dai balli col crocifisso dell’ex lap dancer suor Anna Nobili, documentata dal sito Messainlatino), visite di celebrità «cattolicamente scorrette» come la cantante Madonna, annesso albergo alla moda, interventi architettonici scenografici come il cancello-scultura di accesso all’orto botanico realizzato dall’artista superstar Jannis Kounellis.

Negli orti griffati della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme era di casa la Roma glamour, si vendevano frutta e verdura biologiche (in realtà acquistate dai monaci in un negozio vicino) e si davano appuntamento gli «Amici di Santa Croce», associazione presieduta dal marchese Giulio Sacchetti discendente di Carlo Magno (sua vice è Olimpia Torlonia), luogo d’incontro fra poteri temporali e spirituali. Troppa mondanità per uno dei luoghi più venerati della cristianità in cui sono conservati i frammenti di croce ritrovati sul calvario da Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino. Lungo le maestose navate le cappelle svelano tesori di devozione come l’iscrizione sulla croce di Gesù, un chiodo e due spine della corona di Gesù, il dito di San Tommaso, l’apostolo che dubitava della resurrezione e una parte della croce del Buon Ladrone.

Eccessive luci della ribalta mediatica, maxi-lavori di ristrutturazione, l’accusa di abusi liturgici (documentati da foto di suore che danzano intorno all’altare), intrighi, le voci di scarsa disciplina morale e comportamenti discutibili nella comunità monastica. In Vaticano hanno voluto vederci chiaro con un’ispezione: la «Visita Apostolica “ad inquirendum et referendum”» ha indagato e riferito in Curia irregolarità tali da giustificare la cancellazione dell’abbazia e la diaspora della comunità monastica in altri conventi. Fa le valigie una comunità che nella capitale è un’istituzione dal Cinquecento. Accogliendo «le risultanze della Visita, approvate dal Congresso e confermate in forma specifica dal Santo Padre», il decreto firmato dal prefetto vaticano João Braz de Aviz e dal segretario Joseph Tobin e non ancora reso pubblico, è un colpo di scure. La Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, cioè il ministero che «ha il compito di intervenire in tutto ciò che è riservato alla Santa Sede per quanto riguarda la vita consacrata», sopprime l’Abbazia di Santa Croce e dispone che «i monaci ivi residenti» si trasferiscano nei monasteri di San Bernardo in Italia, come stabilito dal commissario pontificio dom Mauro Giuseppe Lepori, abate generale dell’ordine cistercense.

Sotto la lente degli ispettori vaticani erano finiti in particolare, padre Fioraso e i suoi due più stretti collaboratori, padre Luca Zecchetto (direttore artistico del coro delle «Matite colorate») e padre Ryan per motivazioni di gestione economica ma anche di disciplina interna al monastero. Malgrado fossero lì da mezzo millennio, oramai la vita di clausura richiesta ai cistercensi mal si attagliava alla fiorente attività mondana-concertistica, al servizio limousine per i pellegrini più facoltosi, al negozio interno (i prodotti dell’orto disegnato dal paesaggista di casa Rothschild, liquori, miele, marmellate, pregiatissima cioccolata su ordinazione), al via-vai a tutte le ore del giorno, alle visite-passerella in Basilica di popstar trasgressive (Madonna «commossa» in una pausa del concerto a Roma del 2008, Gloria Estefan). Un giro di soldi fuori controllo, denunce arrivate nei Sacri Palazzi su conduzione «allegra» della vita monastica e rapporti non limpidi nella comunità. Una partita giocata tra sovraesposizione mediatica e trame opache. Fino al fischio finale di Benedetto XVI.

GIACOMO GALAEZZI
CITTA’ DEL VATICANO da lastampa.it

Un altro colpo di Ratzinger
alla “sporcizia” nella Chiesa

La decisione, clamorosa, di cancellare la presenza dei monaci nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, dov’erano presenti da cinque secoli, è un altro dei segni di come il «governo gentile» di Benedetto XVI sappia essere decisionista e drastico quando si tratta di eliminare quella «sporcizia» nella Chiesa la cui presenza proprio il cardinale Ratzinger denunciò durante la Via Crucis di sei anni fa. Il decreto della Congregazione per i religiosi che ha stabilito la soppressione dell’abbazia segue di due anni l’allontanamento dell’abate, chiacchierato per le una gestione non limpida della sua comunità e per sue amicizie.

Di fronte all’emergere di vecchi e nuovi scandali di ogni genere, il Papa non ha mostrato tentennamenti. Ha stabilito, ad esempio, norme ancora più severe di quelle che lui stesso, dieci anni fa, aveva suggerito a Giovanni Paolo II. Ha mostrato prima con il suo personale atteggiamento, e ora anche con le nuove linee guida sugli abusi destinate alle conferenze episcopali pubblicate lunedì scorso, come sia prioritaria l’attenzione per le vittime. Ha responsabilizzato i vescovi, che devono essere «padri e fratelli» dei loro sacerdoti. Ma soprattutto, in questi primi sei anni di pontificato ha agito, lontano dai riflettori, con determinazione.

A un mese di distanza dall’elezione, nel maggio 2005, Ratzinger ha revocato ogni facoltà sacerdotale a padre Gino Burresi, fondatore dei Servi del Cuore immacolato di Maria, per abusi sessuali su alcuni giovani seguaci. Il sacerdote aveva goduto per anni di importanti coperture e i reati che aveva commesso erano prescritti. Poco dopo è arrivata anche la famosa decisione su padre Macial Maciel, l’anziano fondatore dei Legionari di Cristo, riconosciuto colpevole di gravi abusi.

Nel settembre 2008 Benedetto XVI ha ridotto allo stato laicale don Lelio Cantini, il carismatico prete fiorentino guida di una vivace comunità dalla quale sono usciti vari sacerdoti, anch’egli colpevole di ripetuti abusi su minori. Nel luglio dell’anno dopo è toccato a un religioso tedesco, appartenente ai Missionari della Sacra Famiglia di Magonza, mentre nel febbraio 2010 Ratzinger con decreto inappellabile, ha tolto l’abito a don Marco Dessì, missionario in Nicaragua, prima della conclusione dei processi civili a suo carico per abuso sessuale di minori. Il mese successivo è stato dimesso dallo stato clericale don Andrea Agostini, prete della diocesi di Bologna che gestiva un asilo cattolico nel ferrarese, sempre per pedofilia. Nell’ottobre 2010 la stessa sentenza è toccata a don Nello Giraudo, della diocesi di Savona, mentre all’inizio di quest’anno è stato imposto di ritirarsi al potente e influente sacerdote cileno Fernando Karadima, nonostante i reati fossero prescritti. Ed è prevedibile che una decisione venga in tempi rapidi anche nei confronti di don Riccardo Seppia, il parroco genovese cocainomane e predatore di ragazzini.

Un anno fa, al culmine degli scandali provenienti soprattutto dagli Stati Uniti, dall’Irlanda e dalla Germania, Benedetto XVI aveva pronunciato parole drammatiche, affermando che «la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori», ma «nasce dal peccato» interno, e ha collegato questi eventi al messaggio delle apparizioni mariane avvenute in Portogallo nel secolo scorso, affermando: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa».

Nel libro intervista «Luce del mondo» il Papa ha spezzato anche una lancia in favore dei mezzi di informazione e del loro ruolo nella vicenda: «I media non avrebbero potuto dare quei resoconti se nella Chiesa stessa il male non ci fosse stato… Sin tanto che si tratta di portare alla luce la verità, dobbiamo essere riconoscenti». Una lezione di grande umiltà, che vista dall’esterno potrebbe essere compresa ancor meglio dentro la stessa Chiesa.

ANDREA TORNIELLI da lastampa.it

One comment

  1. fabio testa

    Si continua ad infangare P. Simone Fioraso che è stato allontanato 2 anni fa ma che sembra resuscitato come il colpevole di tutto anche di quello fatto da altri in sua assenza. Ma poi di cosa, non si è mai capito bene.
    Ora il vero scandalo, da tutti omesso, è che all’uscita definitiva dei monaci il complesso di S. Croce sarà gestito tutto dal Vicariato. Cosa faranno?
    E’ in fase di studio un nuovo parcheggio all’interno dell’antico orto monastico
    Verrà creata una “Casa per il Clero”.
    Tutto sarà organizzato dal Vicariato, ovvero:
    “Con l’espulsione di tutte le associazioni i locali a disposizione del Vicariato saranno gestiti con una Casa per il Clero; questa accoglierà tutti i più alti prelati in visita a Roma che avranno diritto a parcheggiare nel nuovo multi parcheggio all’interno dell’antico orto monastico”
    Questa grande operazione è gestita direttamente dal Cardinal Vallini per mezzo del Suo braccio destro il Direttore dell’Ufficio Giuridico del Vicariato Mons. Celli. Da quando il Vicariato si è insediato nella Basilica si registrano continui alterchi per avere il merito di questa mega operazione finanziaria.
    Molti parrocchiani sono sdegnati e non frequentano più Santa Croce.
    Il finale è prevedibile, Santa Croce verrà riportata a 30 anni fa quando marciva e chi ne avrà tratto i benefici sarà ormai intoccabile!
    I monaci, poveri vecchietti, vengono trattati come mobilio ormai obsoleto e saranno trasferiti in qualche ricovero religioso, tanto non hanno parlato prima (per il voto di obbedienza) e mai parleranno.
    Chi deve giudicare controlli!

    Arch. Fabio Testa