Il rischio apnea quando si leggono le email

sonno lavoroL’uomo tecnologico e l’apnea da email
Non è (ancora) una patologia ma una modalità che ci porta a trattenere il respiro quando leggiamo la posta elettronica

MILANO – Quando scrivete una mail, trattenete il fiato al punto che, una volta inviata, vi sentite leggermente storditi? Niente paura, siete ampiamente nella media di quell’80% di persone che entra in modalità “apnea” (ovvero, trattiene il respiro) ogni volta che scorre la lista delle mail, decidendo a quale rispondere o quale eliminare. E questo cattivo “modus vivendi” dell’uomo tecnologico avrebbe le sue inevitabili e negative ripercussioni sulla salute, perché non respirare o farlo comunque in modo sbagliato (come nel caso di chi parla al telefono, che ha spesso la tendenza ad iperventilare) sarebbe la causa di una serie di patologie legate allo stress – due nomi su tutte, obesità e diabete – come aveva scoperto a proprie spese già nel 2008 l’ex manager Apple, Linda Stone. Dopo essersi infatti resa conto di trattenere innaturalmente il respiro mentre gestiva le quotidiane operazioni con la sua posta elettronica, la Stone si era rivolta agli specialisti del National Institute of Health americano, per capire se, ed eventualmente in che modo, tale insolita abitudine potesse incidere sul suo organismo e questi le avevano confermato come il difetto di respirazione (o la totale mancanza della stessa) minasse seriamente la biochimica del corpo, mettendolo in condizione “combatti o fuggi”, ovvero permettendo al sistema simpatico di dominare su quello parasimpatico.

Le sue considerazioni erano quindi finite in un articolo sull’Huffington Post, ripreso un lustro più tardi dal blogger Adam Clark Estes nella sua rubrica su Gizmodo. Al pari della Stone, anche Estes si era infatti accorto di soffrire d’improvvisi capogiri ogni volta che si concentrava su un punto particolarmente impegnativo del proprio lavoro perché, senza accorgersene, tratteneva il respiro, ma che il malessere passava non appena tornava a respirare normalmente. Così ha rintracciato l’ex dirigente – che in questi anni ha continuato le ricerche per conto proprio – per saperne di più sull’apnea da email (che – è bene ricordarlo – al momento non ha connotazioni scientifiche e non viene considerata una patologia, malgrado abbia effetti patologici) e soprattutto sulle dinamiche che la scatena.

«Per la Stone – scrive il blogger – le possibili spiegazioni sul motivo per cui una persona va in apnea da mail sono due, entrambe dettate dal senso comune più che dalla scienza: una di carattere fisico, ovvero legata alla cattiva postura che impedisce di respirare in maniera ottimale e corretta; e l’altra di tipo emotivo, perché le mail e in genere tutte le attività al computer vengono percepite come stressanti e si sa che quando siamo stressati non respiriamo bene». Ma come risolvere il problema, visto e considerato che oggi si passa sempre più tempo davanti ad un monitor e la modalità “combatti o fuggi” è ormai una drammatica costante? «Basta sedersi in maniera composta – conclude Estes – e prestare attenzione al proprio respiro, magari ricorrendo allo yoga o tenendo monitorata la propria frequenza cardiaca». Semplice e naturale, insomma, come respirare, anche se a volte ci dimentichiamo di farlo.

Simona Marchetti da corriere.it

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