Il White Paper della Unione Europea

Il White paper della discordia
Lotta all’inquinamento: è scontro tra Londra e Bruxelles.

Niente più auto a diesel o benzina circolanti nei centri storici delle città europee entro il 2050. È questo uno dei capisaldi delle indicazioni girate dalla Commissione europea agli Stati membri per riuscire a tagliare il 60% delle emissioni di anidride carbonica nel giro di 40 anni e al tempo stesso incentivare le politiche di trasporto pubblico nell’Unione.
IL WHITE PAPER. I piani di Bruxelles per una Single european transport area sono stati resi noti lunedì 28 marzo con la pubblicazione delle nuove linee guida continentali per la mobilità e i trasporti. Il White paper 2011 della Commissione europea ha individuato 40 «iniziative concrete per il prossimo decennio» sulle quali lavorare per arrivare alla creazione di un sistema di trasporti continentale competitivo e integrato capace di «rimuovere le barriere e incentivare la crescita e l’occupazione».
REZIONI NEGATIVE. Il Regno Unito ha accolto i suggerimenti di Bruxelles con scetticismo e ha già fatto sapere che non intende seguirli. Sono bastate infatti poche ore al ministro dei Trasporti, il liberal-democratico Norman Baker per dichiarare che «non metteremo più al bando le auto private dal centro delle nostre città. Se lo facessimo correremmo il rischio di scivolare su una buccia di banana». Baker ha inoltre ribadito che le indicazioni europee non influenzeranno le politiche sui trasporti dalle città britanniche. «È giusto che l’Europa fissi obiettivi ambiziosi per la riduzione delle emissioni inquinanti, tuttavia non è corretto che sia Bruxelles a decidere il modo in cui il taglio dell’anidride carbonica e solforosa debba essere perseguito dalle singole amministrazioni locali» ha affermato il ministro del governo di David Cameron.
Londra: 400 milioni di sterline in 4 anni per la mobilità ecosostenibile

Il commissario ai Trasporti di Bruxelles, nonché vicepresidente della Commissione europea, l’estone Siim Kallas, ha invece difeso il proprio White paper, smentendo il luogo comune secondo cui «ridurre i flussi di traffico sia un modo per combattere i cambiamenti climatici» e precisando come il bando alle auto a diesel e benzina nelle città europee non ostacolerà pendolari e turisti. «La libertà di viaggiare è un diritto per i nostri cittadini: porre un freno alla mobilità non è un’opzione sostenibile, così come non lo è mantenere la situazione esistente oggi». Kallas è convinto che l’Europa possa e debba «interrompere la propria dipendenza dal petrolio anche nel trasporto pubblico, senza per questo sacrificare l’efficienza dei collegamenti e della mobilità in ambito continentale».
FINANZIAMENTI UK. Rassicurazioni che, tuttavia, non hanno convinto Londra a cambiare parere in materia. Come riporta Bbc News, il ministro Baker ha difeso la bontà delle scelte già intraprese dal governo britannico sulla lotta all’inquinamento e alternative ecosostenibili all’uso dell’auto privata per gli spostamenti brevi. «Siamo sensibili al tema e investiremo circa 400 milioni di sterline (450 milioni di euro) nei prossimi quattro anni per incentivare l’acquisto di mezzi elettrici e agevolare pedoni e ciclisti».
L’ALTA VELOCITÀ. Le 5 mila sterline di finanziamento previste per chi sceglierà un’auto elettrica e l’incremento delle piste ciclabili nel Paese sono misure low cost. Tutt’altra spesa è prevista per il fiore all’occhiello della politica britannica dei trasporti sostenibili che sarà, o meglio dovrebbe essere, la realizzazione di una linea ferroviaria ad alta velocità che colleghi Londra a Birmingham, la seconda maggiore città del Regno Unito. Un piano da 17 miliardi di sterline che è già sulla scrivania di Cameron, ma i cui lavori non partiranno prima del 2017, spending cuts ed esito delle elezioni 2015 permettendo.
Bruxelles: ridurre del 50% le auto a benzina entro il 2030

Il parere contrario del ministro Baker in merito alle indicazioni del commissario Kallas è condiviso anche da Edmund King, presidente dell’Aa, l’associazione degli automobilisti del Regno Unito. King, tuttavia, non nasconde la propria insoddisfazione per l’atteggiamento tenuto dalla coalizione di governo in materia di mobilità privata. «Gli automobilisti britannici non sanno più come comportarsi. Prima si sostiene che per abbattere le emissioni inquinanti convenga passare al diesel, poi chi lo fa viene messo alla gogna e tassato più degli altri» si è sfogato il presidente dell’Automobile Association sulle colonne del Daily Mail.
AMBIENTALISTI FAVOREVOLI. Positive le reazioni alla Carta bianca 2011 di Bruxelles da parte delle associazioni ambientaliste del Regno Unito, ma senza eccessivi entusiasmi. «Stiamo ancora pagando il prezzo di una politica dei trasporti che ha mirato alla direzione sbagliata per troppo tempo» ha affermato ai microfoni della Bbc Richard Dyer, responsabile per la mobilità del ramo britannico dell’organizzazione Friends of the Earth International (Foei).
«Escludere le auto che utilizzano derivati del petrolio dalle città europee è un inizio incoraggiante, ma al di là di queste proposte capaci di attirare le prime pagine dei giornali, gli obiettivi di Bruxelles per la riduzione delle emissioni inquinanti mancano di ambizione» ha proseguito Dyer. Neppure le organizzazioni ambientaliste del Regno Unito dunque sembrano apprezzare più di tanto il futuro dei trasporti continentali disegnato fra Bruxelles e Strasburgo.
OBIETTIVI IMPEGNATIVI. Eppure lo stesso Siim Kallas ha definito «impegnativi» gli obiettivi presentati dalla Commissione europea il 28 marzo fissando la prima asticella del piano anti benzina ideato per il Vecchio Continente al 2030. Nel giro di 19 anni, l’Europa dovrà essere capace di fare sparire la metà dei veicoli a diesel e benzina oggi circolanti, prima di concedersi altri 20 anni per farli sparire del tutto dalle strade dei suoi centri abitati.
Un obiettivo che non sarà «ambizioso», ma che pare comunque una chimera, soprattutto se altri Paesi europei seguiranno la strada tracciata da Londra evitando di mettersi in coda.

di Lorenzo Berardi da lettera43.it

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