Imprenditore padovano denuncia banca per usura

STROZZATO DALLA BANCA
LA DENUNCIA PER USURA

Giuseppe Baratto«Sono stato strozzato dalle banche, mi hanno applicato tassi che superano la soglia dell’usura e hanno improvvisamente chiuso i finanziamenti, costringendomi a rientrare in pochi giorni. Questa è una “estorsione contrattuale” che mi ha fatto fallire. Ma voglio giustizia».

Giuseppe Baratto è un piccolo imprenditore padovano di 36 anni, abita ad Albignasego, era titolare dell’impresa individuale BM con sede a Cornuda (Treviso). Il 12 novembre scorso ha assistito in Tribunale alla dichiarazione del proprio fallimento.

Una settimana dopo, assistito dall’avvocato Carlo Canal di Monselice, aveva già presentato una prima denuncia contro una banca padovana nell’ipotesi di «usura aggravata in quanto commessa da istituto creditizio e in danno di imprenditore». Il fascicolo è sul tavolo del pm Paolo Luca. Quanto basta perchè Baratto chieda i benefici della legge antiracket.

Dopo aver letto la drammatica vicenda dell’imprenditore vicentino che si è ucciso perchè non riusciva a pagare gli operai, ha deciso di uscire allo scoperto. E di raccontare la sua storia.«Non mi hanno lasciato un soldo, tiro avanti perchè mio padre ogni tanto mi dà 20 euro… Ma domani (oggi per chi legge, ndr) il curatore verrà nella casa dove abitiamo per fare la stima. E mio padre è invalido all’80 per cento. Mi hanno distrutto, mi hanno tolto la dignità».
Riprende fiato. «In questi casi togliersi di mezzo costa solo 10 centesimi, il prezzo di una pallottola. O ci si uccide, o si ammazza qualcuno. O si inizia a combattere. Ho scelto questa strada».

Rivuole i suoi soldi, chiede giustizia, spera di ricominciare, magari con l’aiuto dello Stato alle vittime di strozzinaggio, anche se in doppio petto e dietro la legalità dei protocolli bancari. «Nel maggio 2001 mi metto da solo, apro un’azienda che costruisce pezzi meccanici e macchine complesse. Arrivo a 19 dipendenti, un fatturato di 700 mila euro, con la prospettiva di raddoppiarlo».

Gli servono soldi, per cominciare. Il meccanismo che si mette in moto non è facile da spiegare. Apparentemente il tasso per i finanziamenti è del 6 per cento, con contratto decennale. In realtà le procedure lo fanno lievitare a dismisura. «La consulenza di parte che ho allegato alla denuncia indica una percentuale di oltre il 40 per cento».

La soglia d’usura bancaria è al 13 per cento.

Il meccanismo si complica quando l’imprenditore presenta le fatture dei pagamenti delle aziende che verranno a 90 giorni. «Una parte minima finisce su un conto fittizio per il pagamento del prestito. La parte maggiore mi veniva anticipata. Avevo bisogno di liquidità per dipendenti e materie prime, ma ad un tasso del 12 per cento. Intanto sulle rate che non risultavano ancora onorate scattava un tasso analogo. Era un ricatto».

Un meccanismo in cui il tasso di mora si moltiplicava per ogni rata e ingrassava la banca.«Il mio consulente ha calcolato il “tasso effettivo globale”, secondo la legge 108 del ’96 e i dettami della matematica finanziaria. Il tasso-soglia è stato superato di parecchie volte. Ma non c’è solo l’usura».

Cos’altro ancora? «Gli affidamenti mi sono stati improvvisamente revocati. Non potevano farlo. O mi dovevano dare un congruo termine, non 5 giorni soltanto». Nella denuncia si fa riferimento all’”estorsione contrattuale” che per la Cassazione si verifica quando, «pur non essendo antigiuridico il male prospettato, si faccia uso di mezzi giuridici per scopi diversi da quelli per i quali sono stati apprestati dalla legge».

Insomma, un «arbitrio» che non teneva conto della solidità aziendale.Chiosa l’avvocato Canal: «Credo che il signor Baratto abbia diritto a riavere i suoi soldi. Purtroppo di casi analoghi ce ne sono tanti. Perchè le banche aggiungono al tasso d’interesse le spese, il massimo scoperto e quant’altro». E la soglia dell’usura è superata.

da LEGGO.IT

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