incidente aereo rotta difficile

air-franceCarta aeronautica alla mano, l’A330 dell’Air France con 216 persone a bordo, atteso alle 11.10 allo Charles De Gaule, potrebbe essere precipitato grosso modo a un migliaio di chilometri al largo delle coste brasiliane, mentre stava attraversando un fronte intertropicale molto intenso, ma che – almeno al momento – non può essere considerato da solo la causa principale di quanto è accaduto.

E’ questo, in sintesi, il risultato di una prima analisi di quello che appare come un disastro in pieno Atlantico di proporzioni gravissime. Pietro Pallini, pilota di voli intercontinentali e collaboratore di Repubblica, spiega: “Le rotte possibili da Rio de Janeiro verso il Nord Europa sono cinque o sei. Diciamo che quando si punta verso Parigi i valori di prua sono tra i più settentrionali, leggermente virati verso Est. In pieno oceano Atlantico non esiste copertura radar, grosso modo da quando si lascia la costa brasiliana, più o meno all’altezza di Recife o Fortaleza, il tratto di oceano da attraversare, prima di raggiungere le coste marocchine è lungo circa 1.800 chilometri. Durante questo intervallo – ha aggiunto Pallini – le comunicazioni radio avvengono solo in Hf, in onde medie, spesso suscettibili di interferenze e comunque complicate da possibili condizioni meteo avverse”.

Una prima ipotesi, dunque, potrebbe essere quella che il comandante dell’A330, pur essendosi reso conto di una qualsiasi difficoltà, indotta da condizioni meteo o di tipo tecnico, non ha avuto modo di segnalare nulla o dare allarmi. Tra l’altro, nel punto dove si presume possa essere evvenuto l’incidente, il fronte intertropicale potrebbe aver reso particolarmente difficoltose le comunicazioni radio, già tutt’altro che semplici quando si attraversa l’oceano. “Dalle carte meteo però il fronte non sembra di quelli proibitivi. Tuttavia, solo i piloti del volo Air France si possono esser resi conto delle difficoltà che si sono trovati di fronte”.

Il volo da Rio de Janeiro a Parigi percorre una delle cinque o sei possibili “autostrade” dell’aria che portano verso Nord e l’Europa e che incrociano diversi centri di assistenza al volo lungo la rotta. Lasciata la metropoli brasiliana, i piloti si mettono in contatto con il centro di Recife, per poi entrare sotto la giurisdizione del centro di controllo Atlantico (che si trova sempre in Brasile) per poi entrare sotto la copertura di Dakar, quindi dell’isola del Sal (Capo Verde), poi del centro delle Canarie, quindi di Casablanca, in Marocco, per entrare infine sotto il controllo dei centri europei spagnoli e francesi.
repubblica.it carlo ciavoni

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