Incontro Obama Berlusconi

berlusconi_obamaBerlusconi torna in patria parecchio sollevato. Una freddezza di Obama poteva essere devastante, la conferma dell’isolamento internazionale seguito allo scandalo Noemi e alle foto sul “Pais”. Invece l’uomo della Casa Bianca è stato cordiale oltre le aspettative. Ha tenuto il Cavaliere a colloquio più del previsto, gli ha dato importanza ascoltando compunto (o fingendo con quella sua aria da Sfinge) i consigli del premier su come trattare coi russi. Rotte le consegne del cerimoniale, i due hanno conversato per quasi due ore, seguite da una lunga conferenza stampa tenuta nella Sala Ovale. Le frasi che contano, alla fine, sono soprattutto gli apprezzamenti pubblici di Obama: “Tra noi è stato un ottimo inizio”, e soprattutto quel “mi piace personalmente Berlusconi” che ha sciolto il sorriso sul volto del Cavaliere, mai così teso e talmente truccato di cerone da apparire perfino più “abbronzato” del presidente Usa.

L’incidente che si temeva, insomma, non c’è stato affatto. Anche perché Silvio si è presentato alla Casa Bianca con atteggiamento umile e senza la spocchia di chi calca da tre lustri la scena mondiale. Quasi dimesso e un po’ rigido, complice anche il torcicollo che lo perseguita. Colmo della sfortuna, Obama era seduto nel colloquio alla sua sinistra, proprio dalla parte verso cui Berlusconi fatica a girarsi. Niente barzellette, evitate pacche sulle spalle e battute grossier, l’incontro ha viaggiato su binari sicuri. Il premier si è mostrato concreto e fattivo, proprio come desidera il pragmatico Obama. Ha offerto all’America tutta la collaborazione di cui è capace. Volete che accogliamo dei detenuti di Guantanamo? Eccoci qui, siamo a disposizione. Per gli Stati Uniti è la prova del nove che siamo dei veri amici. Altri 500 soldati per l’Afghanistan? Non ci tireremo indietro. E poi, caro presidente Obama, come vogliamo organizzare i tre giorni del prossimo G8 a L’Aquila?

Berlusconi ha sottoposto a Obama l’agenda dei lavori, ricevendone disco verde. Mettere in sicurezza il summit è obiettivo vitale per il premier, già reduce da brutte esperienze a Napoli nel ’94 (avviso di garanzia e conseguenti dimissioni), quindi a Genova nel 2001 (scontri di piazza finiti in tragedia). Non c’è due senza tre dice il proverbio, il Cavaliere fa gli scongiuri specie dopo che D’Alema ha previsto nuove “scosse” per il governo. Con l’aiuto di Obama, Berlusconi spera di uscirne vivo. L’incontro di stanotte lo incoraggia.

da LA STAMPA

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