Intervista a Evangelina Lilly da Lost a Real Steel fino a Lo Hobbit come elfo Tauriel

Evangeline Lilly hobbit elfo tauren 10Evangeline Lilly: “Sì, sono determinata, come l’elfo Tauriel. E voglio sei figli”

L’attrice canadese è la “new entry” in Lo Hobbit – La desolazione di Smaug, campione di incassi negli USA e sesto nella Top Ten italiana dell’ultimo semestre. Interpreta un personaggio che nel romanzo di Tolkien non esisteva. “Mi piacciono i ruoli controversi, come fu la mia Kate nelle sei stagioni televisive di Lost”. È arrivata sul set con il figlio neonato: “Sono riuscita a conciliare l’attrice con la mamma. E non mi fermo qui. Amo le famiglie numerose”

LOS ANGELES – Il secondo capitolo della nuova trilogia tolkeniana si sta rivelando un successo pieno. Lo Hobbit – La desolazione di Smaug, prequel del Signore degli anelli – ambientato sessant’anni prima di quegli eventi – guida infatti la classifica del box office americano per la seconda settimana consecutiva, con 31,5 milioni di dollari totalizzati nell’ultimo week end, e anche in Italia sta ottenendo risultati eccellenti. Forte dei 6.736.048 euro incassati dal 12 al 22 dicembre, Lo Hobbit – La desolazione di Smaug è l’unico film delle feste a entrare nella top ten dei film più visti della stagione. Attualmente è il sesto maggior incasso, in Italia, nel periodo compreso tra il 1 agosto e il 22 dicembre.

L’attrice Evangeline Lilly, che per sei anni ha impersonato Kate Austen nella fortunata serie televisiva Lost, interpreta nel film l’elfo Tauriel ed è la “new entry” più credibile e convincente della saga. Trentaquatto anni, canadese, mamma di un bambino di due, dopo Lost aveva manifestato l’intenzione di uscire di scena almeno per qualche tempo per potersi dedicare a tempo pieno al ruolo di madre. E invece è arrivato il regista Peter Jackson con la sua offerta, così allettante da farla capitolare. Incontriamo l’attrice a Los Angeles, dove vive. Ci accoglie in abbigliamento casual, appena un filo di trucco.
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C’è anche lei, Evangeline Lilly, tra i protagonisti di “Lo Hobbit – La desolazione di Smaug”, il secondo capitolo della nuova trilogia firmata da Peter Jackson. Il film è campione di incassi negli USA e in Italia, forte dei 6.736.048 euro incassati dal 12 al 22 dicembre, è l’unico film delle feste a entrare nella top ten dei film più visti della stagione. Attualmente è il sesto maggior incasso, in Italia, nel periodo compreso tra il 1 agosto e il 22 dicembre. Nel film, di cui vi proponiamo il trailer italiano, ritroviamo Bilbo (Martin Freeman), Gandalf (sir Ian McKellen), Legolas (il redivivo Orlando Bloom) e i nani guidati da Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage). L’elfo Tauriel di Evangeline Lilly è inventato appositamente per il film, dato che nel romanzo di Tolkien scarseggiano i personaggi femminili

Evangeline, ora è anche lei nella grande famiglia degli Hobbit e può festeggiare. Ma come è riuscita nell’impresa?
“A ripensarci è una storia iniziata in realtà tanto tempo fa, nel 2005. Fu allora che conobbi Peter Jackson, duranta la festa dei Golden Globe. E già in quella occasione mi disse che sarei stata un’elfa perfetta. Aggiunse pure che se mi avesse conosciuta prima mi avrebbe certamente reclutata nel cast del Signore degli Anelli. Per me fu uno splendido complimento, uno dei più belli che io abbia mai ricevuto. Anche perché essere un elfo è sempre stata una delle mie fantasie di bambina. Tuttavia mai avrei immaginato che ci fosse un’altra opportunità di ricreare gli elfi sul grande schermo. E poi, sei anni dopo, mentre sono a letto con mio figlio neonato mi arriva una telefonata dall’ufficio di Peter: mi domandano se sono disponibile a impersonare un elfo nel nuovo capitolo di The Hobbit. Non ci potevo credere. Per me Tauriel corrisponde a un modello positivo di donna, forte, determinata ma sempre femminile. La sua virtù è l’amore ed è costantemente animata dal suo spirito di protezione”.

Lei è entrata a far parte di un cast che, dopo il primo film, era già affiatato. Eppure…
“Eppure mi sono sentita subito a casa. È stato splendido. Lavorare con Orlando Bloom, poi, per me è stato un piacere puro: lui, il mitico Legolas, è sempre stato uno dei miei personaggi preferiti nel Signore degli Anelli. La particolarità di questo set, peraltro, è che io sono arrivata a un anno dall’inizio delle riprese, perché Jackson ha girato insieme questo e anche il prossimo capitolo di The Hobbit. Perciò sono entrata in una dinamica di set già parecchio rodata, e per di più ero l’unica donna! Sapete, i Nani sono famosi per essere rudi, puzzolenti e volgari. Immaginate cosa può succedere quando arriva una donna elfo… Ero costantemente al centro dell’attenzione, tutti flirtavano con me. Non mi sono mai sentita tanto coccolata in un set”.

Però nel frattempo doveva accudire un neonato, come è riuscita a conciliare il cinema con la sua fresca maternità?
“Certo non potevo lasciare il mio piccolo a casa, aveva soltanto tre mesi e mi ero giurata che mai lo avrei trascurato. È stato complicato, certo, ma ce l’ho fatta. Il doppio ruolo di attrice e di madre comporta una fatica notevole e non è stato facile far quadrare le due cose. Ci sono attrici che pretendono di tornare in forma perfetta dopo nemmeno tre mesi dal parto, e si massacrano di sport. È una cosa insana, e penso per di più che questo genere di messaggio mandato al mondo sia negativo. Io per natura sono una donna magra e i chili che avevo accumulato in gravidanza mi erano necessari, rischiavo anche di perdere il latte. Per questo mi allenavo ma senza forzare più del dovuto, e a casa facevo la mamma. È stata dura, ma sono felice. E poi la Nuova Zelanda, dove era installato il set, è una terra così pulita, così verde, è il posto ideale per lasciare una traccia positiva su un bimbo. UN po’ mi ricorda l’America degli anni Cinquanta. Tutti si salutano per strada, non c’è alcun paparazzo a infastidirti, vivi un’atmosfera di grande serenità. E poi la qualità del cibo è eccellente: non solo è biologico, ma addirittura proviene dalla fattoria accanto”.

Dopo Lost, lei aveva annunciato che voleva ritirarsi. Cos’è che le ha fatto cambiare idea?
“Me lo chiedo anch’io! Effettivamente volevo davvero ritirarmi, pensavo di potermi dedicare solo alla maternità e magari un po’ alla scrittura. Ma poi, ricevuta la chiamata di cui parlavamo prima, come potevo dire di no? Non credo ci sarebbe stato alcun altro ruolo in grado di tirarmi fuori dal letto se non questo. Dico di più. Forse era destino,perché quella di Lo Hobbit – La desolazione di Smaug  è stata un’esperienza talmente positiva che mi ha cambiata. Mi sono ritrovata a riflettere in profondità sul mio mestiere, su ciò che per me significa recitare. E ho capito che per essere appagata voglio fare soltanto pochi e determinati film, quelli giusti. Non mi interessa rincorrere la fama e la visibilità ad ogni costo, voglio vivere la quiete familiare e scrivere. E voglio avere altri figli: adoro le famiglie numerose e lo so, può sembrare una follia, ma io vorrei sei figli! In questo mondo c’è tanta gente che si sente sola e abbandonata: una famiglia numerosa e unita è un’arma magnifica per vivere in serenità, sentendosi protetti”.

Evangeline Lilly, l’attrice canadese che sta contribuendo al successo di “Lo Hobbit – La desolazione di Smaug”, secondo episodio della nuova trilogia di “Lo Hobbit”, ha 34 anni. Nel film di Peter Jackson interpreta l’elfo Tauriel, un personaggio inventato dagli sceneggiatori, che non esisteva nel romanzo di Tolkien. Evangeline deve la sua popolarità alla serie televisiva “Lost”, dove per sei stagioni ha avuto uno deiruoli centrali, quello di Kate Austen, ma anche sul grande schermo ha preso parte a film di livello. Tra glialtri, era in “Lizzie McGuire: da liceale a popstar” (2003), “Un lungo weekend” di Pat Holden (2005), “The Hurt Locker” del premio Oscar Kathryn Bigelow (2009) e “Real Steel” di Shawn Levy, nel 2011

Lei ama tanto leggere quanto scrivere. Su cosa sta lavorando, attualmente?
“Sto trattando per la pubblicazione del mio primo libro per bambini, che ho intitolato Squinkerwonkers. L’ho presentato in edizione limitata al Comic-Con 2013 e ha avuto un buon successo. Poi sto scrivendo la sceneggiatura di un film e il mio primo romanzo, però è preamaturo parlarne… E c’è anche un nuovo film che mi è stato proposto”.

Intanto si fa un gran parlare sul fatto che Tauren, il suo personaggio, non è presente nel romanzo originale di Tolkien: non teme la reazione dei fan?
“Sono abituata ai ruoli controversi. È stato così per le sei stagioni di Lost, alcuni mi odiavano, altri mi amavano. C’era chi si infervorava per le scelte che gli sceneggiatori prendevano per Kate, e ho potuto verificare quanta passione c’è nel cuore di questi fan. Lo so, c’era il rischio che i fan di The Hobbit potessero ‘linciarmi’. Per fortuna, sta andano diversamente. E comunque, meglio essere nell’occhio del ciclone che vivere un ruolo di personaggio marginale di cui nessuno si interessa”.

Lei appare sempre a suo agio nei ruoli di donna forte e determinata. È la stessa anche nella sfera privata?
“Ah sì, sono una tipa tosta, sempre! Non sono mai passata alle mani, sia ben chiaro, ma mi sono sempre schierata dalla parte dei più deboli per difenderli e magari proteggerli, un po’ come Tauriel. Le racconto un aneddoto che spiega moltodi me. Avevo 11 anni e avevo due compagni di scuola che si chiamavano tutti e due Erin. Un Erin era alto, l’altro decisamente più basso. Erin alto era parzialmente paralizzato, mentre Erin basso era piccolo di statura ma molto sportivo. A ricreazione, mentre giochiamo in cortile, vedo un gruppetto di ragazzi riunirsi in cerchio intorno ai due Erin, schiamazzando. Mi avvicino e scopro con orrore che Erin basso ha preso gli occhiali di Erin alto. Li sventola sopra la sua testa, e il povero Erin alto non è in grado di alzare le braccia e riprenderseli. Allora mi imbufalisco, corro in mezzo al cerchio e strappo di mano gli occhiali a Erin basso. Poi gli tolgo i suoi occhiali di dosso – anche Erin basso li portava –  e glieli distruggo buttandoli per terra e calpestandoli con vigore. Poi prendo per mano Erin alto e lo porto fuori dal gruppo, restituendogli i suoi occhiali. Successivamente venni convocata in presidenza, insieme a mia madre. Quando arrivò lei mi fece un po’ la ramanzina, ma appena fummo fuori dall’ufficio del preside mi  sorrise e mi disse: ‘Ecco la mia ragazza’. Sono trascorsi tanti anni, ma sono rimasta quella ragazza…”.

di SILVIA BIZIO da repubblica.it

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