Intervista a Paul Allen fondatore di Microsoft

IDEA MAN – SFIGATO DA ADOLESCENTE, MILIARDARIO A 37 ANNI, PENSIONATO A 43 – SINGLE E SENZA FIGLI, TRE FIDANZATE, PAUL ALLEN CO-FONDATORE DI MICROSOFT, A 60 ANNI VIVE ANCORA CON LA MAMMA COLLEZIONANDO CACCIABOMBARDIERI, NAVICELLE SPAZIALI E PARTY ESCLUSIVI (I SUOI OSPITI DEVONO FIRMARE UN ACCORDO DI RISERVATEZZA) – ORA ESCE L’AUTOBIOGRAFIA, “IDEA MAN” – BILL GATES? UNA “STORIA D’AMORE FINITA MALE” QUANDO HA PROVATO A DILUIRGLI LA QUOTA AZIENDALE E TENERE MICROSOFT TUTTA PER SE’ …

John Arlidg per “D – la Repubblica”

Nei panni di chi vorreste rinascere? Scommetto non in quelli del tizio di queste pagine: occhialoni sgraziati, denti gialli e taglio di capelli disastroso. Quasi sessantenne, single e senza figli, vive ancora con la mamma e il suo unico «legame importante» è con uno spilungone lentigginoso conosciuto alle elementari (Bill). Non è nemmeno famoso. Mica l’avrete riconosciuto, no? Il fatto è che questo signore è Paul Allen, tutt’altro che un bistrattato dalla vita.

Lui il sogno se lo vive davvero. Ha guadagnato così tanto e così presto che a 37 anni era già miliardario. A 43, con 10 miliardi di dollari in banca, ha smesso di lavorare. Quella montagna di soldi non l’ha accumulata con una botta di fortuna alla lotteria, ma creando il mondo moderno come lo conosciamo. La maggior parte di noi usa i suoi prodotti ogni giorno. Perché Allen ha fondato il gigante del software Microsoft insieme all’amico d’infanzia e poi compagno di programmazione Bill Gates (lo spilungone delle elementari, appunto). E possiede ancora un bel pezzo dell’azienda. Messi da parte tutti quei soldi, Allen si è dedicato… a spenderli.

Ha comprato aeroplani a decine, cacciabombardieri, jet, elicotteri e una navicella spaziale privata. Altre follie: accaparrarsi squadre sportive, comprare case «perché è un’altra cosa che stare in albergo », collezionare arte moderna e impressionista e aprire circoli privati (a Londra con Dave Stewart degli Eurythmics). Con il più lussuoso yacht al mondo, l’Octopus, viaggia dove gli pare: Alaska, Antartide, Venezia, Cannes. Ha finanziato una ricerca sulle forme di vita aliene («mega-caccia ai marziani ») e fatto costruire un Museo del rock a Frank Gehry. Ha devoluto un miliardo in beneficenza, tra cui un progetto per mappare la mente umana.

Sì, è più ricco, generoso e ha viaggiato più di chiunque altro. Il che dovrebbe renderlo insopportabile. Vero?

Mercer Island, a 15 minuti di macchina da Seattle, è la Beverly Hills dello stato di Washington, senza il sole. Se guidi col finestrino aperto riesci a individuare l’ingresso delle tenute – qui «ville» non ce ne sono – dal crepitio di radio della vigilanza. La sua casa sono più case insieme (ci vivono la madre Faye e la sorella Jody), collegate da strade asfaltate, tra giardini acquatici giapponesi. La sua tenuta si riconosce subito. È quella con la pista per elicotteri sul lago e il garage «d’uso quotidiano» con tre Ferrari (Enzo, GTO e Scaglietti), BMW Z8 e Porsche 911.

I garage per le 4×4 stanno più in là, sul fianco della collina. Lo incontro nella sala conferenze hitech, sopra il cinema privato e accanto alla galleria d’arte. Tra la macchina dei popcorn e l’auditorium di velluti rossi c’è la sua collezione di cimeli cinematografici: il bastone di Yoda e una spada laser di Guerre stellari, il cappello di Paul Newman in Butch Cassidy, i guantoni che De Niro indossava in Toro scatenato. Di sopra, una stampa di Lichtenstein. Bottiglie di Coca-Cola e acqua Fiji in cucina allineate alla perfezione. Quasi inquietante, da casa dei cattivi di James Bond.

Mi aspetto che si teletrasporti direttamente sulla poltroncina girevole, ma mi delude arrivando a bordo di una macchinina da golf. Non ha l’aria del multimiliardario, ma ormai nessun multimiliardario c’è l’ha. È gente che indossa felpe col cappuccio, come il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, o, nel caso di Allen, camicia a quadretti beige e mocassini.
Ha un BlackBerry con una suoneria pacchiana, ma a ribadire il suo status ci mette un attimo: «Mi sono comprato un Mig- 29, il caccia sovietico», sorride. «Lo metto nell’hangar, vicino all’elicottero. Di elicotteri ne ho parecchi.» Paul Allen non ama la pubblicità. Per capirci: i suoi ospiti, per partecipare alle feste devono firmare un accordo di riservatezza. Ma Allen ha appena finito di scrivere la sua autobiografia, Idea Man. E la casa editrice (Penguin) ha quindi costretto il cofondatore di Microsoft a rilasciare un’intervista, dopo anni. Eccola.

Quanti soldi ha?
(Spiazzato) «Più o meno lo so. Ma non mi va di entrare nei dettagli. Può controllare su Forbes».

La bibbia degli affari dice 13 miliardi di dollari, il che fa di lui il 57esimo più ricco del pianeta.
«Per com’è andata l’economia di recente, sono certo siano un po’ meno».

Sono comunque un sacco, no?
«Una cifra considerevole. Decisamente ».

Ma niente a che vedere con quella intascata dal suo ex socio Bill Gates (56 miliardi), il secondo più ricco al mondo. Non è che è invidioso? Alza gli occhi al cielo. Bill, Bill… Il rapporto di Allen con Gates è uno dei più chiacchierati e complessi nella storia economica recente. I due si sono conosciuti alla Lakeside School di Seattle, dove hanno cominciato a lavorare con i computer, per poi fondare Microsoft. Agli inizi si scrivevano lunghe lettere, come amanti professionisti, abitudine mantenuta a lungo.

I rapporti si sono però guastati quando Allen ha scoperto che Gates intendeva diluirgli la quota aziendale. Un giorno sentì per caso Gates che, lamentandosi di un suo calo di produttività all’indomani della terapia per il cancro, meditava di ricollocarne le azioni. Allen, che già aveva accettato due volte di ridurre la quota al 36%, andò su tutte le furie. «È incredibile! Finalmente mostri la tua vera faccia!», urlò all’amico. Abbandonò l’azienda portandosi le sue azioni. Spiega che lui e Gates erano «estremamente affiatati».

Tuttavia, lo stile ultraesigente e incline allo scontro violento di Gates «ha distrutto l’amicizia e la capacità di lavorare insieme». Negli ultimi tempi si sono visti «qualche volta, ma non è più come un tempo: la gente cambia». Ha nostalgia per quei tempi in cui lui e Bill, pistoleri del computer, cambiavano il mondo a colpi di BASIC. Ma è più il risentimento per il modo in cui Gates si è preso il merito di aver orchestrato la transizione dall’era analogica al digitale. E i soldi che si è messo in tasca.

Descrive il loro rapporto come «una storia d’amore finita male». Ci avrà rimesso in termini di reddito e fama, ma in quanto a capacità di spendere sbaraglia in scioltezza il vecchio amico. L’Octopus, per esempio: il giga-yacht da 126 metri, 7 piani, 200 milioni di dollari, studio di registrazione in cui hanno lavorato gli U2, un sottomarino (giallo), campo da basket. E questo pur possedendo già altri due superyacht per 250 milioni di dollari.

Come ci si sente ad avere più “giocattoli” di chiunque altro al mondo?
«Be’, è… molto bello».

Molto bello? Ma è come dire che 24 ore di bisboccia a Rio con Charlie Sheen, la nazionale femminile brasiliana di beach volley e montagne di cocaina non sono così male.
«Quando di mestiere fai il programmatore e te ne stai rinchiuso in una stanza a un terminale incandescente, l’avventura non è la prima delle priorità. Probabilmente ho avuto una vita più varia e incredibile di quanto si sarebbe aspettato un ragazzino del ceto medio a nord di Seattle».

PAUL ALLEN E BILL GATES
Benvenuti sul Pianeta Allen, un posto dove l’understatement può andare a nascondersi. Ascoltandolo parlare con una moderazione esasperante, soppesando ogni frase con cautela per poi interrompersi di colpo, capisci perché è stato così bravo a snocciolare il codice informatico che gli ha procurato tutti quei soldi. A lui interessa che una cosa sia precisa, efficace, senza un uno in più o uno zero in meno. «Sono una persona tranquilla, logica», dice.

Un nerd nell’anima, sì. Ma non solo per come parla. Nemmeno rimorchiare ragazze è il suo forte. Nell’autobiografia rivela di aver avuto tre fidanzate in 58 anni. Citate con il solo nome di battesimo. Rita, «una rossa sveglia e affascinante», e Françoise, «capelli scuri, carnagione olivastra, esotica». Françoise con la sua Renault 4 lo portava in spiaggia a Villefranche-sur-Mer, dove mangiavano formaggi francesi e bevevano Châteauneuf-du-Pape d’annata. Poi, la tennista Monica (Seles).

Nessuna delle relazioni andata a buon fine, le tre si sono sposate con altri. Per una signora Allen però c’è ancora spazio. Lui non è di quelli che escludono il matrimonio per paura delle cacciatrici di dote. «Sono uno che corre rischi. Credo nel grande passo, a patto di essere convinto». Solo in un ambito Allen si discosta dal copione del nerd. Adora far baldoria. Il suo annuale festone a bordo dell’Octopus per il festival del cinema di Cannes è uno dei più ambiti. Ci va gente come De Niro, Bono, Mick Jagger, Lou Reed, Robin Williams, Carlos Santana.

Come mai tante feste?
«Amo il cinema. Mi piaceva l’idea di conoscere un po’ di registi, attori e sceneggiatori, ma anche musicisti.»

Ma la gente, si sa, è maligna e ingrata, e per gli sfrenati party a bordo del suo yacht è subito saltato fuori il soprannome: Spam – Spending Paul Allen’s Money (Spendere i soldi di Paul Allen). Non teme che Bono e compagnia bella ridano delle sue battute per ridersela alle sue spalle mentre stappano Jeroboam da mille dollari?
«No. Vengono per divertirsi».

Gli ricordo la sua battuta: «Cosa ti attrae del multimiliardario Paul Allen?»
«La mia faccia non è nota, quando qualcuno mi incrocia a una festa di solito non sa se sono un chitarrista della band o il padrone di casa».

PAUL ALLEN
Allen, ovviamente, non ha il controllo su tutto. Trent’anni fa ha sconfitto il linfoma di Hodgkin, e adesso un nuovo ciclo di terapia per il più preoccupante linfoma non Hodgkin. Chemioterapia, e «le Tac per tenere la situazione sotto controllo. Due anni e sarò guarito». Il libro nasce proprio dal cancro. «Ho sempre desiderato scrivere, e prima di iniziare la chemio mi sono detto: “Ok, non puoi più aspettare.” Mi è servito. Al mattino mi alzavo e mettevo giù i pensieri con l’aiuto di diverse persone. Un paio d’ore ogni giorno, per superare la terapia».

La malattia l’ha spinto a riflettere non soltanto sul suo futuro, ma anche su ciò che l’ha reso la persona che è: la tecnologia. Ammette che la sua ex azienda sta segnando il passo. Microsoft patisce le conseguenze «di un decennio di occasioni mancate», in cui è stata a guardare mentre Apple, «azienda d’autore », la superava sul fronte dell’hardware. Fino all’iPad. E Google tirava la volata diventando il primo motore di ricerca, Facebook faceva man bassa nel mercato dei social network.

I commenti sono chiusi.