Invasione meduse giganti

medusaMai tuffarsi a occhi chiusi, ed esplorare attentamente il tratto di mare in cui si è deciso di fare il bagno, è il primo consiglio per evitare pericolosi incontri ravvicinati, suggerisce il biologo dell’Accademia nazionale dei Lincei, Enrico Alleva. Per quest’estate, afferma, non c’è un allarme particolare: “Le meduse sono ormai una presenza fissa, soprattutto in alcune zone costiere. La temperatura invernale elevata e la piovosità intensa, in particolare in diverse aree del Paese – spiega all’ADNKRONOS SALUTE – potranno riflettersi, marginalmente, sulla salinità di alcune zone costiere e indirettamente sulle prede abituali delle meduse”.

Ma cambierà poco: “Il ripresentarsi dell’abbondanza di questi animali – prosegue – permetterà quest’anno di studiare l’andamento del fenomeno, auspicabilmente per prevenirlo o quantomeno per tentare di contrastarlo nei prossimi anni”. Insomma, bisogna intervenire per fermare l’invasione di meduse, favorita negli ultimi anni “dagli squilibri apportati nell’ambiente marino da inquinamento e innalzamento delle temperature”.

Intanto, a farne le spese sono i bagnanti. Il consiglio pass-partout e’ quello di non tuffarsi mai a occhi chiusi, ma di vedere attentamente il tratto di mare dove si e’ deciso di fare il bagno. “Se infatti il contatto con la medusa avviene in faccia o vicino a un vaso sanguigno principale, le sostanze urticanti dell’animale possono entrare in circolo con maggiore velocita’, arrecando conseguenze piu’ serie, compreso lo shock anafilattico”, avverte l’esperto. Se e’ presente, prima di entrare in acqua ci si puo’ rivolgere al bagnino.

Se ci si imbatte in una medusa, è bene “lasciare i frammenti di tentacoli attaccati alla pelle – raccomanda Alleva – tornare a riva e staccarli solo con l’aiuto dell’alcol, per evitare di peggiorare la situazione”. Vanno applicati poi impacchi con ammoniaca e pomate a base di cortisone. “E’ curioso constatare – osserva – che gli enti scientifici nazionali aspettino dall’estero le soluzioni a questo fenomeno, che è ormai un problema con cui fare i conti, fatta eccezione per qualche timido tentativo, per altro poco coordinato”. Come dire, il problema in Italia non si affronta.

E la minaccia rappresentata dalle meduse ‘giganti’, che da Paesi in cui sono da tempo presenti come l’Australia potrebbero finire nei nostri mari? “Proprio in Australia – sottolinea il biologo – esistono consolidate precauzioni rispetto a specie potenzialmente mortali per l’uomo. Semmai si presentassero questi nuovi rischi nel nostro Paese, sara’ bene contattare gli esperti australiani” e non farsi trovare impreparati. Intanto, è bene che abbiano qualche cautela in più quei vacanzieri che per i loro bagni sceglieranno i mari tropicali “dove la biodiversità è più accentuata e dove vivono animali maggiormente pericolosi”. Nei mari caldi il ‘comandamento’ suggerito da Alleva è semplice: “Tanto più si fanno incontri colorati, tanto maggiore deve essere la cautela”.

“Si possono fotografare, ma è bene non toccare gli animali con una livrea dai colori accesi – spiega Alleva – perche’ nella maggior parte dei casi, in natura, l’animale colorato avverte le altre specie della sua pericolosita’. Un avvertimento che vale anche per l’uomo”. Per esempio sul Mar Rosso, meta scelta anche da tanti italiani, si possono incontrare facilmente esemplari di “pesce dragone, dotato di un fastidioso veleno, o di Stone-fish, su cui si puo’ posare innavvertitamente la mano mentre si guarda la barriera corallina. A proposito di corallo – prosegue l’esperto – non bisogna dimenticare che nei mari caldi e’ diffusa anche una specie, il corallo di fuoco, che se sfiorato con l’addome puo’ provocare bruciature simili a quelle delle meduse per via delle sostanze urticanti”.

Nelle acque calde dei tropici, poi, si possono incontrare anche esemplari grandi di barracuda, pesce molto aggressivo. “Meglio evitare di fare il bagno indossando oggetti di metallo che luccicano al sole: potrebbero imitare i riflessi delle scaglie dei pesci, costituendo un richiamo per un pericoloso attacco”, raccomanda. Infine, attenzione anche alle conchiglie colorate. “In alcune di esse il mollusco che le abita si difende conficcando nella mano del bagnante troppo curioso un aculeo avvelenato. Non vale la pena rischiare – conclude Alleva – anche perche’, se durante i controlli alla Dogana viene trovata la conchiglia dentro la valigia, si rischia il sequestro oltre a una multa salata”.

da ADNKRONOS

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