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Ahmadinejad: ho vinto. L’opposizione grida ai brogli
TEHEREAN
Diversi esponenti riformatori, tra cui Mohsen Mirdamadi, capo del Fronte della partecipazione vicino all’ex presidente Mohammad Khatami, sono stati arrestati nella notte a Teheran, a seguito della campagna di polizia scattata dopo le proteste contro l’esito del voto per le presidenziali che ha sancito la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad. E il direttore del New York Times, Bill Keller, nella capitale iraniana per seguire le elezioni, ha riferito che anche Mir Hossein Mousavi, il leader moderato che ha conteso la vittoria al presidente uscente, sarebbe agli arresti domiciliari. A Mousavi, scrive Keller in un articolo pubblicato sul sito del quotidiano statunitense, sarebbe stato impedito di apparire in pubblico mentre erano in corso le manifestazioni di protesta nella capitale iraniana. Dopo che le proteste contro la vittoria di Ahmadinejad erano sfociate in una vera e propria rivolta di piazza, Mousavi ha lanciato ieri ai suoi sostenitori un appello alla calma e ad evitare la violenza in un comunicato pubblicato sul sito della sua campagna elettorale. Migliaia di giovani sono scesi in strade, affrontando le forze dell’ordine. Teheran è stata teatro di veri e propri moti e in serata le forze dell’ordine non erano ancora riuscite a riportare la calma nella capitale.

Secondo il sito di al Arabiya, tre persone sarebbero morte. «Le irregolarità nello scrutinio presidenziale sono molto gravi ed avete ragione a sentirvi feriti», ha dichiarato ai suoi sostenitori Mousavi. «Nello stesso tempo, vi chiedo fermamente di non aggredire alcun individuo o gruppo, di non perdere la calma e di prendere le distanze da qualsiasi azione violenta», ha affermato ancora. Intanto le prime reazioni della comunità internazionale all’elezione di Ahmadinejad sono accomunate dalla «grande preoccupazione» per le «presunte irregolarità» alle elezioni presidenziali in Iran e per le «violenze» che sono seguite. È questa, ad esempio, la posizione espressa dalla presidenza ceca dell’Unione europea, che spera nella ripresa del «dialogo sulla questione nucleare». «La presidenza attende che il nuovo governo della Repubblica islamica dell’Iran si assuma le sue responsabilità nei riguardi della comunità internazionale e rispetti i suoi obblighi internazionali», ha aggiunto la presidenza Ue. Da parte loro, gli Stati Uniti sperano che il risultato delle elezioni in Iran rifletta «la genuina volontà» del popolo iraniano, mentre la Francia ha reagito con freddezza all’annuncio della rielezione di Ahmadinejad, sottolineando che i risultati ufficiali sono contestati dall’opposizione. «Abbiamo preso atto dei risultati delle elezioni presidenziali come li hanno annunciati le autorità iraniane, che riconfermano, per un secondo mandato, Ahmadinejad alla guida del governo iraniano e anche delle contestazioni da parte di due candidati», ha dichiarato il ministero degli Esteri francese in un comunicato. «Continuiamo a seguire la situazione da vicino», ha aggiunto il Quai d’Orsay.

Allarmata la reazione israeliana. La rielezione in Iran del presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad è un monito alla comunità internazionale sulla necessità di agire con fermezza contro il programma atomico di Teheran, ha detto il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman. «Il problema che l’Iran pone alla comunità internazionale non è di natura personale, ma piuttosto deriva dalle sue politiche», ha detto ancora il capo della diplomazia israeliana. Viste le politiche portate avanti dal regime iraniano, e preso atto della rielezione di Ahmadinejad, «la comunità internazionale deve agire per impedire all’Iran» di diventare una potenza nucleare, «di continuare a finanziare le organizzazioni terroristiche e di compromettere la stabilità del Medio Oriente». Ahmadinejad, ieri, aveva parlato di una «grande vittoria» al termine di un’elezione svolta in modo «totalmente libero». Ahmadinejad, rieletto con il 62,63% dei voti, aveva quindi attaccato i media stranieri per come hanno coperto l’evento: «È stata una grande vittoria», ottenuta anche contro le «organizzazioni della propaganda all’esterno dell’Iran e qualche volta anche all’interno, totalmente mobilitate contro il nostro popolo».
da lastampa.it

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