Iran caos

IRAN-protesteIran nel caos, spari sui manifestanti
I blogger iraniani: «E’ un massacro».
Khamenei: non cederemo a pressioni
TEHERAN
Ancora violenze a Teheran. Secondo le testimonianze che giungono dall’Iran tramite i social network e Internet, i Basij (miliziani islamici filo-governativi), avrebbero compiuto veri e propri «massacri» a piazza Baharestan, durante le proteste di oggi da parte dei sostenitori del candidato moderato Mir Hossein Mousavi.

Un testimone parla di «cadaveri portati via sui camion», mentre un altro riferisce che «la famiglia di Neda Soltan» – la ragazza uccisa in strada sabato scorso diventata il simbolo della protesta dopo che il video della sua morte è apparso su Youtube – «è stata costretta a uscire dalla propria casa dalle autorità iraniane». Un altro utente di Twitter consiglia invece ai manifestanti feriti di non recarsi in ospedale ma nelle ambasciate, mentre su YouTube si possono vedere un ragazzo in fin di vita e le immagini degli scontri di oggi.

Dopo che le autorità iraniane hanno imposto una stretta censura ai media internazionali, Twitter e Youtube sono diventati canali attraverso cui ottenere informazioni da Teheran, anche se è impossibile verificare l’attendibilità delle notizie diffuse dai testimoni. Altri testimoni hanno confermato alla Cnn che forze di sicurezza iraniane hanno aperto il fuoco sui manifestanti radunati fuori dal Parlamento di Teheran. «È un genocidio, un massacro, questo è Hitler», ha detto una donna intervistata dal network americano. Le milizie «hanno cominciato a colpire chiunque, alcuni sono stati gettati da un ponte», ha aggiunto la donna. Hanno attaccato «con bastoni e con armi da fuoco i dimostranti che hanno provato a radunarsi». Mentre da vari blogger arriva anche una richiesta di aiuto rivolta all’Occidente.

Piazza Baharestan, come testimoniano su vari social network molti cittadini di Teheran, sarebbe piena di sangue e la polizia avrebbe eseguiti numerosi arresti. Prima degli scontri era stata annunciata la chiusura da parte delle autorità locali della fermata della metro di Teheran che si trova vicino al Parlamento, per evitare che i manifestanti giungessero in piazza . Il regime va dunque per la sua strada e apparentemente non lascia molte chance all’opposizione, messa nell’angola dalla repressione e da nuove minacce. Per domani, in particolare sono state proibite nuove manifestazioni in concomitanza con la giornata in cui i seguaci di Mehdi Karroubi avrebbero voluto commemorare le persone rimaste uccise nei disordini dei giorni scorsi.

Intanto, in una Teheran presidiata dalla polizia antisommossa in alcune zone nevralgiche, la Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha ribadito oggi che le manifestazioni degli oppositori del presidente Mahmud Ahmadinejad non potranno far cambiare il risultato delle elezioni da cui è uscito rieletto. Il ministro dell’Interno ha fatto sapere che sono vietate anche le cerimonie di lutto alle quali ha chiamato per domani l’ex candidato riformista Mehdi Karrubi in memoria degli almeno 17 manifestanti rimasti uccisi nei giorni scorsi. Sul fronte internazionale, oltre alla Gran Bretagna Teheran ha accusato oggi anche gli Stati Uniti di avere partecipato ad un complotto contro le elezioni, con finanziamenti della Cia, dopo che ieri il presidente Barack Obama aveva fatto dichiarazioni nei confronti delle autorità iraniane più dure rispetto a quelle prudenti a cui si era attenuto in precedenza. Il ministro degli Esteri iraniano, Manuchehr Mottaki, ha detto intanto che non sarà domani alla riunione allargata dei ministri degli Esteri del G8 a Trieste sull’Afghanistan e il Pakistan.

«Il sistema islamico e il popolo non accetteranno l’uso della forza a nessun costo», ha detto Khamenei ricevendo l’intero Parlamento. In un sermone pronunciato alla preghiera di venerdì scorso a Teheran, Khamenei aveva affermato che le manifestazioni contro la rielezione di Ahmadinejad dovevano cessare e aveva avvertito che la pressione della piazza non lo avrebbe fatto retrocedere. Continuano intanto gli arresti fra le file degli oppositori. Sono finiti in carcere 25 fra giornalisti e dipendenti del giornale Kalemeh Sabz, che era stato fondato per sostenere la campagna elettorale del moderato Mir Hossein Mussavi ma era stato messo al bando dopo il voto. Lo ha detto oggi un membro della redazione, Alireza Baheshti, precisando che gli arresti sono avvenuti due giorni fa. Il giornalista ha aggiunto che cinque donne che figuravano fra le persone arrestate sono state rilasciate ieri sera. La moglie di Mussavi, Zahra Rahnavard, ha lanciato sul sito del marito un appello alle autorità della Repubblica islamica perchè rilascino gli oppositori arrestati, dicendo di essere «suo dovere» continuare a protestare per i diritti in Iran. Dopo l’espulsione da parte dell’Iran di due diplomatici britannici, seguita da un’analoga misura presa per ritorsione da Londra, rimane alta la tensione fra la Repubblica islamica e la Gran Bretagna.

L’Iran «sta studiando» la possibilità di ridurre il livello delle relazioni diplomatiche con Londra, ha detto il ministro degli Esteri Manuchehr Mottaki. Mentre il ministro dell’Intelligence, Gholamhossein Mohseni-Ejei, ha affermato che alcune persone «con passaporto britannico» risultano coinvolte nell’organizzazione dei recenti disordini. Tra di loro, ha aggiunto, una persona che, «agendo sotto la copertura di giornalista, raccoglieva informazioni utili al nemico». Ieri era stata data la notizia dell’arresto di un giornalista con doppia cittadinanza greca e britannica che lavora per il Washington Times. Ma anche gli Stati Uniti si ritrovano sul banco degli accusati. «La Gran Bretagna, gli Usa e il regime sionista (Israele, ndr) sono i principali elementi coinvolti dei recenti disordini», ha detto il ministro dell’Interno, Sadeq Mahsuli. Il ministro ha aggiunto che la Cia ha fornito «sostegno finanziario ai rivoltosi». Ieri Barack Obama aveva espresso «seri dubbi sulla legittimità delle elezioni» e denunciato «tentativi di distrarre la gente da quel che sta succedendo veramente nel Paese» attraverso le accuse lanciate a potenze straniere.
da lastampa.it

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