Kevin Kelly nel 2016 i libri costeranno meno di un euro

Gli editori devono imparare
ad ascoltare la tecnologia

Kevin Kelly è uno di quegli autori che ha in qualche modo l’onore -e spesso l’onere- di guidarci in anticipo verso la comprensione del futuro. La sua saggistica, spesso definita visionaria, ha sempre la capacità di costruire degli scenari che poi, anni dopo, assomogliamo molto alla realtà che viviamo.
Nel 1994, quando Internet per moltissimi di noi era totalmente sconosciuta e non avevamo nemmeno le briciole del mondo digitale, un suo libro (Out of Control) inauguarava la metafora biologica come strumento di analisi della complessità cui le nuove tecnologie ci stavano conducendo. E solo diversi anni dopo avremmo visto quanto aveva ragione. La sua straordinaria capacità di elaborare i segnali deboli, quei sintomi di cambiamento che ci indicano una direzione, fa di Kelly una delle voci più interessanti nel panorama culturale contemporaneo.

In Italia è appena uscita la traduzione del suo ultimo lavoro ( Quello che vuole la tecnologia, Codice edizioni). E una delle sue recenti «predizioni» ha fatto il giro del mondo nelle scorse settimane. «Nel giro di cinque anni» ha scritto Kevin, «tutti i libri costeranno 99 centesimi». Gli ho chiesto di spiegarci meglio su cosa basa questa sua ipotesi.
«Semplificando», dice, «prima il prezzo di un libro era determinato in buona parte dai costi della carta, della stampa e della rilegatura. Oggi è determinato principalmente da domanda e offerta, in maniera molto simile a quanto accade con la musica. Così è molto difficile immaginare che i libri si comportino, sul mercato, in modo diverso dalla musica». Ho suggerito che magari una differenza potesse essere trovata nel nostro rapporto con i libri, che -a differenza della musica- richiedono un investimento di tempo importante. Alla lettura di un libro possiamo dedicare ore, a volte settimane. «Il principale argomento contro i prezzi bassi del libro è proprio questo. Il nostro senso comune ci dice che diamo un valore alla nostra attenzione (circa 2 dollari e mezzo l’ora) e quindi possiamo calcolare il prezzo di un libro. Io credo che questa logica possa andar bene per i libri lunghi e ben confezionati, ma la grande tendenza è che i libri saranno in media più corti. Gli editori, in passato, non hanno mai pubblicato libri brevi perchè non facevano abbastanza denaro con questo tipo di pubblicazioni. I costi di stampa e distribuzione non li rendevano remunerativi. Ma YouTube ci ha insegnato che brevi filmati possono essere molto significativi, anche se continuiamo a pagare per film lunghi. L’ebook può portarci verso libri più brevi e più economici».

Io da sempre, quando incappo in una previsione di Kelly, la annoto e mi dispongo a vedere nel tempo come si avvera e se si avvera. Qualche anno fa, credo fosse il 2005, in un articolo su Wired KK si dichiarò convinto che entro il 2015 tutti avremmo scritto il nostro libro, prodtto il nostro film o composto la nostra canzone. Non ho perso l’occasione di chiedergli come la vedeva dalla prospettiva del 2011.
«Se osservi la tendenza generale, se guardi a quante nuove canzoni, o foto, o libri o video vengono creati ogni anno, diventa evidente che presto in media ogni persona ne avrà prodotto uno. Si tratta di una media ovviamente, nei fatti alcuni individui saranno autori di molti prodotti culturali e altri individui di nulla. Ma è la scala che conta: molte di queste creazioni saranno prescindibili, altre davvero buone. E non sarà questo il punto importante, perchè ci sarà il piacere di poter creare le cose. Certo, solo pochi di questi prodotti avranno un prezzo, la maggior parte sarà gratuita. Ed è una buona cosa per la nostra cultura».

A cosa deve prestare attenzione, oggi, l’editoria? «Gli editori devono imparare ad ascoltare la tecnologia. Cosa vuole oggi la tecnologia? Dove ci sta portando? Poi devono seguire le tendenze del free, devono imparare a capirle. Devono osservare quello che le persone fanno tra loro, senza pagare o senza mettere un prezzo. Condividono foto? Postano immagini del loro cibo? Pubblicano ricette? raccontano ciò che fanno ogni minuto? Tutte queste cose sono state fatte in modo gratuito con piccole applicazioni, che però oggi sono importanti siti commerciali. Quindi: che stanno facendo oggi i lettori? Condividono indirizzi, recensioni di libri, eccetera. Ecco, gli editori dovrebbero prestare la giusta attenzione a ciò che i lettori stanno facendo». «I libri nel futuro», continua, «saranno sempre più legati al networking. Non saranno più dei prodotti fissi e isolati. La lettura diventerà sempre più sociale. Condivideremo sempre più highlights, passaggi, note e riferimenti ad altri titoli. La vita del libro dopo la pubblicazione fiorirà». E il futuro dell’editoria? «Sarà sempre meno fatto di distribuzione», conclude, «si tratterà sempre meno una questione di far arrivare i libri alle persone. Sarà, invece, sempre più un problema di cura dei contenuti, di guidare l’attenzione dei lettori verso certi libri o certi autori».
GIUSEPPE GRANIERI da lastampa.it

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