La bellezza nascosta in un algoritmo per conciliare matematica e poesia

matematicaLa bellezza nascosta in un algoritmo per conciliare matematica e poesia
Letteratura e scienza divise per secoli in un’eterna lotta senza senso, ma il codice è poesie e la poesia è codice

«Cerchiamo sempre di afferrare concetti che possono essere descritti in tante frasi e pagine di prosa, ma si può convertirli in un paio di righe senza perderne l’essenza». A dirlo è stato Satya Nadella, salutato, al momento della sua nomina a ceo di Microsoft in febbraio, come uno dei rivoluzionari della Silicon Valley. Per secoli letteratura e scienza sono state divise e contrapposte in un’eterna lotta senza senso. Chi si occupava dell’una non poteva capire l’altra. Ma per gli studiosi più illuminati è sempre stato difficile non leggere i sonetti di Shakespeare attraverso la matematica o non vedere nei dipinti di Leonardo da Vinci un sapiente uso dei numeri. Oggi Vikram Chandra, che il New York Times definisce «scrittore meraviglioso in grado di andare oltre alle apparenze di un algoritmo», alla dicotomia letteratura/matematica affianca l’informatica.
Nell’introduzione al suo saggio Geek Sublime, The Beauty of Code, the Code of Beauty (Il supremo secchione, la bellezza del codice, il codice della bellezza), cita il manifesto del programmatore Paul Graham, nel quale si legge chiaramente come i coder (coloro che scrivono il codice) si considerino artisti al pari di pittori e architetti. Chandra, indiano come Nadella, sottolinea la forza creativa del codice e definisce Facebook , le app e i software «filtri attraverso i quali manipoliamo la realtà e a nostra volta ne siamo manipolati». In Geek Sublime si trovano anche le tracce delle distorsioni culturali della Silicon Valley. Come l’impero coloniale britannico era basato sulla predominanza maschile, ora il mondo del tech sembra essere in mano agli uomini che fanno del settarismo e della misoginia uno dei loro tratti caratteristici. Il tutto nonostante il primo algoritmo sia stato inventato da una donna, Ada Lovelace.
E se Chandra solleva il problema, lo teorizza e lo mette a confronto con le dinamiche dell’epoca vittoriana, la buona notizia è che nella Silicon Valley ci sono donne che stanno già andando oltre questo modello. Non a caso Natalie Rusk, sviluppatrice di una piattaforma che introduce i bambini alla programmazione, è convinta che l’abbattimento del gender gap passi anche dal linguaggio html. Perché il codice è poesia e la poesia è codice.

di Marta Serafini da corriere.it

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