La morte di Mario Pajusco artigiano di Caldogno in coma dopo operazione al polso in anestesia locale

ospedale_vicenza_san_bortoloMorto dopo l’intervento Il mistero dei 5 minuti
L’inchiesta per omicidio colposo All’origine una insufficienza respiratoria. Chi ha sbagliato?

Il caso dell’artigiano Mario Pajusco di Caldogno, morto dopo un banale intervento al polso al San Bortolo, si dipana nei 4-5 minuti seguiti all’arresto cardio-respiratorio e al soccorso prestatogli dal personale sanitario del San Bortolo che, una volta resosi conto dell’acuta crisi cui era andato incontro il paziente operato in anestesia locale, lo aveva intubato. In quei minuti, però, la mancanza di ossigeno al cervello ha provocato l’ipossia che l’ha fatto sprofondare nel coma per 11 mesi, prima della morte lo scorso 23 dicembre.
Chi ha sbagliato, se di errore si è trattato in quel 28 gennaio 2013, nel monitoraggio visto che il personale sanitario doveva prestare attenzione trattandosi di un paziente che aveva un’anemia di base e in seguito all’operazione in locale l’emoglobina era scesa da 13 a 9 e la pressione era aumentata in modo considerevole?
Attorno a questo interrogativo ruota l’inchiesta per omicidio colposo aperta dal pm Luigi Salvadori che ha incaricato il patologo vicentino Dario Raniero, dell’Università di Verona, di eseguire l’autopsia che dovrà rispondere ai quesiti formulatigli.
Il risultato completo dell’autpsia sarà consegnato al magistrato entro febbraio, ma fin da subito sono emersi alcuni elementi che saranno approfonditi nella battaglia legale tra la famiglia, assistita dagli avvocati Daniele Accebbi e Chiara Leoni, e l’Ulss 6, con l’avv. Lorenzo Locatelli, già chiamata in causa per la causa civile avviata qualche settimana fa. La famiglia Pajusco in sede di esame autoptico era assistita dal prof. Raffaele Giorgetti, ordinario di medicina legale all’Università di Ancona, mentre l’Ulss dal dirigente di anatomia patologia Andrea Galassi.
L’impressione che si ricava dalla lettura del diario clinico e dalle prime fasi investigative è che se responsabilità – tutte da provare – ci sono state, esse sono di natura organizzativa, e perciò non di natura penale personale, nella fase di sorveglianza post-operatoria. Un paziente come Pajusco non doveva essere lasciato da solo perchè, come la letteratura scientifica insegna, le probabilità di arresto cardiaco aumentano in soggetti con le caratteristiche dell’artigiano di Caldogno. Ma il mistero legato alla qualità dell’asistenza post-operatoria, perché qualcosa è successo visto che il soccorso non sarebbe stato tempestivo come avrebbe potuto essere per evitare l’ipossia, sarà materia di approfondimento investigativo.
Frattanto, ieri il pm Salvadori ha firmato il nulla osta per consentire alla vedova Katia Lovisetto e ai congiunti di far celebrare domani le esequie.
Ivano Tolettini da ilgiornaledivicenza.it

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