La morte di Massimiliano Querci 42 anni lasciato due giorni in barella prima di fare un accertamento all’ospedale San Giuseppe di Albano

ambulanza 7Due giorni su una barella e poi muore a 42 anni
Il dramma di Massimiliano
La Procura di Velletri ha aperto l’inchiesta per omicidio colposo. È deceduto alla «Nuova Itor» di Roma

ROMA – Morto dopo essere stato abbandonato sulla barella del Pronto soccorso per due giorni in attesa di un accertamento. È successo il 5 novembre scorso all’ospedale «San Giuseppe» di Albano. Massimiliano Querci, 42 anni, viene ricoverato d’urgenza alle 11 del 3 novembre. Da quel momento viene lasciato su una lettiga e solo dopo due giorni lo sottopongono al primo controllo, che accerta una pancreatite acuta. I medici ne dispongono il trasportato nella casa di cura «Nuova Itor» di Roma, dove però muore quattro ore dopo l’arrivo.

«Perché Massimiliano è stato trascurato per tutto quel tempo?», hanno chiesto i familiari nella denuncia alla Procura di Velletri, che ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. Una spiegazione che dovrà fornire il pm Eleonora Fini, che ha già disposto il sequestro della cartella clinica su richiesta dell’avvocato Antonio Petrongolo, il legale dei parenti. Nelle prossime ore è in programma l’autopsia.

Gli ultimi due giorni di vita dell’uomo, da tempo alle prese con il vizio dell’alcool, cominciano alle 6 del 3 novembre, quando viene condotto con l’ambulanza al «San Giuseppe» dopo aver avvertito forti dolori all’addome. Alle otto e mezza Querci viene dimesso. Tuttavia il rientro a casa dura meno di un’ora: alle 10 i familiari devono chiedere di nuovo l’intervento dell’ambulanza perché in quel breve frangente le condizioni di Massimiliano sono peggiorate. Entra per la seconda volta al Pronto soccorso alle 11 e viene sistemato su una lettiga.
Da quel momento, come scrive nella denuncia l’avvocato Petrongolo, passano più di 24 ore prima che al paziente sia rilevata la pressione e il battito cardiaco: succede alle 17 e 51 del 4 novembre.

Dopo quegli esami di routine, Querci ritorna sulla sua barella fino al mattino del 5 novembre, quando i medici chiedano gli esami di laboratorio. Dopo la diagnosi di pancreatite viene disposto il trasporto d’urgenza nella clinica, dove il paziente arriva in condizioni disperate e muore dopo quattro ore. Sulla decisione di portare l’uomo nella Capitale, Petrongolo apre un altro interrogativo: «Sono stati impiegati 45 minuti per il trasferimento – rileva il legale -. Perché non portarlo in una struttura più vici
Giulio De Santis da corriere.it

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