La nave da ricerca russa Akademik Shokalskiy con 74 passeggeri bloccata fra i ghiacci dell’Antartide

La nave da ricerca russa Akademik Shokalskiy bloccata in Antartide 01Bloccati tra i ghiacci dell’Antartide
Fallito il tentativo di salvataggio da parte dei cinesi, adesso ci provano
gli australiani. Mentre l’Odissea dei 74 passeggeri continua: “Aspettiamo”

«Still waiting». Aspettiamo ancora. Viaggiano su Twitter l’attesa e la delusione di Chris Turney, docente di cambiamento climatico alla New South Walles University e capo della spedizione della nave da ricerca russa Akademik Shokalskiy, che da giorni resta bloccata dai ghiacci dell’Antartide. In alcune foto postate dai “passeggeri” (74 persone tra equipaggio, scienziati, studenti e turisti), si vede all’orizzonte la rompighiaccio cinese Snow Dragon che, arrivata a 6 miglia e mezzo dalla nave, nella notte è stata costretta a tornare indietro, accrescendo l’impazienza dell’equipaggio. E ora tutte le speranze sono riversate sull’australiana Aurora Australis, mentre anche la rompighiaccio francese L’Astrolabe, che si stava dirigendo verso l’Akademik, ha dovuto rinunciare alla missione.

Fino a poco prima di Natale a bordo della nave russa c’erano anche due italiani, Umberto Binetti, 26 anni, biologo laureato a Pisa che oggi lavora in Gran Bretagna, e Andrea Torti microbiologo laureato a Pavia, oggi ricercatore ad Aarhus, in Danimarca. I due scienziati figurano infatti sulla lista dei partecipanti sul sito della spedizione `The Spirit of Mawson´ – dal nome dell’esploratore australiano Douglas Mawson che un secolo fa percorse la stessa rotta – ma i due italiani hanno percorso solo la prima delle due tappe della nave russa. «Mio figlio era lì fino a una quindicina di giorni fa. Adesso è a casa e partirà lunedì per la Danimarca», ha detto all’ANSA il padre di Torti. «Io ero con Andrea nella precedente missione e siamo sbarcati insieme l’8 dicembre. Sono in Puglia in questo momento», ha spiegato Binetti.

Il team scientifico a bordo della nave aveva lasciato la Nuova Zelanda il 28 novembre con l’obiettivo di ripercorrere la rotta della spedizione antartica seguita da Mawson tra il 1911 e il 1914 che fu «il primo studio completo della vasta regione tra il sud dell’Australia e la Nuova Zelanda», si legge sul sito. Poi la notte di Natale una tempesta ha colto l’Akademik Shokalskiy e il ghiaccio le si è «chiuso intorno», bloccandola a circa 100 miglia dalla base francese di Dumont D’Urville.

Nonostante la delusione nel vedere la Snow Dragon avvicinarsi per poi fare macchina indietro, e l’incertezza sull’arrivo dei prossimi soccorsi, il morale a bordo sembra alto. Almeno da quanto `postano´ i passeggeri sui vari social network. «Ciao mamma e papà, qui tutto bene», racconta in un video Patrick Bevan, che su youtube ha tenuto un diario per immagini della spedizione. Sul ponte della nave Pat, come lo chiamano gli altri membri del gruppo, si mostra sorridente e rassicurante e racconta di attività quotidiane più o meno `normali´: «Siamo tornati sul ghiaccio e ho anche fatto fitness». Ma poi ammette: «Non vedo l’ora di aggiornarvi di persona quando tornerò a casa».

da lastampa.it

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