La regione Lombardia e le funzioni non tariffabili

La procura studia le delibere
e scopre la miniera di euro
delle “funzioni non tariffabili”

Il Presidente diffida i giornali dallo scrivere che è indagato

Certo ne è passato di tempo da quando il Governatore della Lombardia Roberto Formigoni, attualmente indagato per corruzione e finanziamento illecito, raccontava che i 70 milioni di euro e passa versati dalle cliniche private della Fondazione Maugeri di Pavia al «facilitatore» Pierangelo Daccò erano un affare «tra privati». Perché a guardare le delibere all’attenzione dei magistrati che seguono l’inchiesta si direbbe il contrario. Per esempio, gli inquirenti calcolano che i rimborsi della Regione alla Fondazione Maugeri, solo per le funzioni non tariffabili, quelle cioè saldate con un certo margine di discrezionalità, sarebbero incrementate nel corso del tempo fino ad arrivare a cifre di molto superiori ai 10 milioni annui, a partire dal 2001-2002, da quando cioè l’uomo che «faceva cose e incontrava gente» aveva iniziato la sua attività di consulenza per «disincagliare» fondi regionali. Basti pensare che solo nel 2010 una delibera avrebbe aumentato fino a un massimo del 19 per cento i rimborsi per le «funzioni non coperte da tariffe predefinite» destinate agli Irccs (gli istituti di ricerca, come la Fondazione Maugeri).

Le funzioni non tariffabili – per la riabilitazione, la ricerca e la didattica – vengono di solito riconosciute con delibere di giunta su determinati parametri e con provvedimenti complessi: proprio quelli su cui si è concentrata l’attenzione della Procura nell’ipotesi che fosse questa la «contropartita» delle vacanze di lusso e delle altre «utilità» ( per un totale di oltre 400 mila euro) messe a disposizione da Daccò per Formigoni e il suo entourage. Briciole rispetto ai 70 milioni di euro versati attraverso un sistema di false fatturazioni dalla Fondazione Maugeri al faccendiere e da lui incanalati, grazie a una serie di fiduciari svizzeri, in un reticolo di conti esteri per creare una provvista di fondi neri rientrati solo in parte in Italia, prelevati spesso in contanti da Daccò. Il tema delle delibere è stato anche affrontato nel corso degli ultimi interrogatori di Costantino Passerino, l’ex direttore amministrativo della Maugeri, il manager che poco prima di essere arrestato stava per fuggire in Croazia. E a leggere alcuni degli atti approvati dalla giunta Formigoni, ad esempio, ai pm sono saltati agli occhi i 26,4 milioni assegnati dalla Regione nel 2009 alla Maugeri (delibera 133 del 17 giugno 2010), o i 20,7 arrivati alla Fondazione con il provvedimento 2.132 del 4 agosto 2011. O, ancora, il decreto 14.079 del 16 dicembre 2008 con cui il direttore generale della sanità lombarda Lucchina, approvava tre progetti presentati l’anno precedente dalla Maugeri per «la riorganizzazione e le attività di medicina e riabilitazione» neuromotoria, cardiovascolare e pneumologica per oltre 11 milioni di euro.

D’altronde la Lombardia del «Celeste» – che ieri ha diffidato i giornali dal continuare a scrivere che è indagato – è la regione italiana più generosa con i privati: dei 17 miliardi annui di bilancio sanitario, il 43 per cento va a loro. E Daccò che, per sua stessa ammissione, dei sistemi per ottenere fondi regionali era un maestro, sapeva come sdebitarsi con il vecchio amico: pagando vacanze ai Caraibi, in Sardegna, in Costa Azzurra; voli privati da 100 mila euro, crociere in barca, yacht a completa disposizione, capodanni in Sudamerica o ad Anguilla (Caraibi) con villa da 45 mila euro a settimana per sè, Formigoni e amici. Dulcis in fundo, dopo avere costruito e tenuta sfitta per anni una villa in Sardegna (Costa Smeralda) da 13 vani, Daccò poco prima di essere arrestato la cede per tre milioni di euro a un altro grande amico e coinquilino di Formigoni, Alberto Perego, anche lui un «memore domini», dedito cioè a voto di castità e povertà, nominato dalla Regione in due cda di società pubbliche, condannato in primo grado per falsa testimonianza nello scandalo Oil for Food; un milione e 100 mila euro per l’acquisto della «casetta» come la chiama Formigoni, li mette personalmente il Governatore della Lombardia: «I miei risparmi». Un amico che tutti vorrebbero avere, il generoso Pierangelo Daccò. Che ammette candidamente: «Per aprire le porte in Regione…ho sfruttato la conoscenza di Formigoni per accreditarmi presso i miei clienti». E ottenere soldi pubblici. Sui quali lui, Daccò, si faceva riconoscere percentuali fuori mercato: 15, 18 anche 25 per cento. Bastava qualche fattura falsa.

PAOLO COLONNELLO da lastampa.it

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