La Russa Vaffa a Fini che replica curatelo in parlamento sospesa la seduta alla camera

E’ piena bagarre alla Camera, tra insulti (La Russa e Fini protagonisti) all’interno e manifestazioni violente all’esterno di Montecitorio. La seduta è stata sospesa dal presidente Fini. La molla che ha fatto schizzare la tensione è stata la richiesta della maggioranza, nella mattinata di mercoledì, di invertire l’ordine del giorno della seduta in Aula ed esaminare immediatamente il provvedimento sulla prescrizione breve. Le opposizioni avevano risposto abbandonando i lavori al grido di “vergogna, vergogna”. Successivamente, l’Aula, con 15 voti favorevoli, ha approvato la proposta di inversione presnetata da Pdl e Lega Nord. Il voto definitivo sul testo potrebber arrivare tra giovedì e venerdì. Quando i lavori sono ripresi nella serata di mercoledì, però, la situazione è completamete trascesa e i lavori sono stati fermati,

LA RUSSA A FINI: “VAFFA…” – Alla Camera la situazione è precipitata quando c’è stato un acceso diverbio tra Fini e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a cui era scappato un “vaffa”. Piccata la replica del leader futurista: “Non le permetto di rivolgersi in questo modo alla presidenza”. Poi Fini, uscendo dall’Aula, rivolgendosi ai giornalisti e sempre riferendosi a La Russa ha detto: “Curatelo”. La Russa si era infuriato dopo l’intervento del capogruppo del Pd, Dario Franceschini. Alla base dello scontro la manifestazione che si stava svolgendo di fronte a Montecitorio. Il titolare della Difesa si sarebbe alzato in piedi per applaudire in maniera ostentata l’intervento di Franceschini, sottolineando le responsabilità della sinistra complice di avvelenare il clima ed acuire la tensione poltica. A questo punto il presidente della Camera, Fini, ha richiamato La Russa che gli avrebbe risposto: “Non mi rompere, sto applaudendo”. Al secondo richiamo, Ignazio ha risposto a Gianfranco con un “vaffa”. Quindi Fini ha sospeso i lavori, ma in Aula sono proseguiti i tumulti. Qualche minuto dopo, parlando con i giornalisti in Transtlantico, il ministro della Difesa è tornato sull’inito di fine a farsi curare. “Ha detto che devo curarmi? Allora mi prenda lui l’appuntamento e mi procuri la cura”.

IL MAL DI PANCIA DI SCAJOLA – Il diverbio e le tensioni in Aula sembrerebbero aver “scontentato” anche Claudio Scajola. Sempre in Transatlantico, dopo la sospensione della seduta, si è formato un gruppo di deputati di area scajoliana. Quindi proprio Scajola ha parlato degli incidenti: “Non è questo il nostro stile, non è la cultura che ci appartiene”, avrebbe detto l’ex ministro. Un deputato a lui vicino, inoltre, ha reiferito che lo stesso Scajola avrebbe detto: “Non voglio morire fascista”. Continua così il maldipancia del politico ligure, che nelle ultime settimane aveva paventato la creazione di un gruppo autonomo nel caso in cui non fosse stato reintegrato in qualche incarico di governo.

MANIFESTAZIONE DELLA SINISTRA – All’esterno di Montecitorio la situazione era tesissima, tra urla, monetine e slogan contro Berlusconi scanditi da manifestanti della sinistra e del Popolo Viola. I dimostranti sono avanzati fino al portone principale di Montecitorio per impedire l’accesso ai parlamentari. Al passaggio degli esponenti del Pdl, sono scattati i cori dei violenti, tra insulti e grida quali “ladri”, “mafiosi” e “vergogna”. A cercare di calmare la situazione ci ha provato Rosy Bindi, che poche ore prima, parlando del caso Ruby, aveva alzato i toni dello scontro parlando di “dittatura”. Secondo un commesso di Montecitorio “la situazione sta precipitando”.

GASPARRI – “Dopo l’assalto di dicembre al Senato ora l’assalto alla Camera, promosso da una sinistra che ha fatto dell’intolleranza la propria vocazione”. Così il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, commenta quanto avvenuto oggi a Montecitorio. E aggiunge:  ” Quanto avviene è vergognoso e dimostra come all’attacco giudiziario segue un vero e proprio attacco fisico. E’ il vizio antico della sinistra”.

BARRICATE – I deputati dell’opposizione in mattinata avevano abbandonato la riunione del Comitato dei Nove della Commissione Giustizia perché, aeva spiegato il capogruppo del Pd nella Commissione della Camera, Donatella Ferranti, “vogliono votare al massimo entro giovedì il testo. Ma questo è un blitz inaccettabile e noi in Aula daremo battaglia”. Quindi le parole di Dario Franceschini, che si era scagliato cotnro la richiesta del Pdl di invertire l’ordine del giorno: “Questa è l’ultima delle vergogne, se non avete la forza morale di fermarvi, almeno provate vergogna per un’altra pagina nera della Repubblica”. Alla Camera il clima si è poi surriscaldato, e per frenare le grida che provenivano dagli scranni dell’opposizione il presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini, aveva già dovuto minacciare di sospendere i lavori: “Non costringetemi a farlo – ha detto – e vale per entrambe le parti dell’emiciclo”.

CASINI – Non si è sottratto alle critiche nemmeno il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. Per il leader centrista “purtroppo siamo alle solite. Dopo averci illuso che la priorità era una riforma della giustizia per gli italiani” arriva un “provvedimento per placare le ossessioni giudiziarie del presidente del consiglio. E’ una vergogna”, si accoda Casini agli improperi di Franceschini.

LA REPLICA DI ALFANO – Una risposta alle critiche era arrivata dal ministro della Giustizia Angelino Alfano: “La sosteniamo nel Paese perchè è utile e non abbiamo intenzione di mercanteggiare su questa o quella legge – dice – Quando il testo di riforma costituzionale arriverà in commissione ci sarà un confronto nel merito, chi va cercando pretesti per sottrarsi al confronto fa un gioco coperto. Quando si arriverà al cuore della discussione, ha insistito, ciascuno si assumerà le proprie responsabilità di dire sì o no. Se l’opposizione ne ha la forza – conclude il Guardasigilli – faccia una separazione delle polemiche se no cerchi pretesti migliori per sottrarsi al confronto”. Dalla maggioranza è arrivata la replica dell’esponente del Carroccio Fulvio Follegot, che ha sottolineato come il comitato dei nove si sia svolto “ieri regolarmente” e chi ha chiesto di intervenire ha potuto farlo “in maniera adeguata”.

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