La storia di Diego Cecchin 27 anni sconfigge il tumore e torna a giocare al calcio nel Tezze

diego cecchinSconfigge il tumore e torna
a giocare a calcio in prima squadra
Diego Cecchin, 27 anni, lo aveva scoperto durante
una giornata al mare a Jesolo: «Ho ritrovato la fede»

TEZZE SUL BRENTA – Non è vero che la partita si gioca solo in campo, magari quello di calcio cui Diego è molto affezionato. La partita della vita Diego l’ha giocata con se stesso e l’ha vinta dopo aver fatto un magnifico eurogol all’incrocio dei pali. Diego Cecchin, 27 anni, perito meccanico, fidanzato con Monica e dipendente alla Konica di Massimo Bizzotto, a Cartigliano, è stato protagonista di una storia che l’ha cambiato, che gli ha insegnato a guardare la vita con i classici «occhiali rosa», che lo ha abituato a vivere con i compagni di gioco un rapporto più sincero.
Racconta con il sorriso sulle labbra: «Era il 30 maggio del 2010, ero al mare, a Jesolo, e ho sentito una fitta, un dolore come di appendicite. Al rientro mi sono fatto vedere al pronto soccorso di Bassano e in seguito a un’ecografia, mi hanno mandato in oncologia, dove mi hanno diagnosticato un possibile tumore al testicolo destro. Dopo 5 giorni sono stato operato e la biopsia ha detto che si trattava di carcinoma maligno. Passare da una giornata spensierata al mare al ricovero per tumore è stata dura. Al reparto di oncologia il primario Falco e il personale mi hanno aiutato a superare quei momenti terribili. Tre mesi di chemio, una settimana al mese da giugno ad agosto, poi da una Tac sembrava che la “bestia” avesse camminato e invece da un successivo esame diagnostico, a Vicenza, ero risultato guarito».
Per scaramanzia aveva già preso qualche impegno?
«Ero preoccupato, ma prima di andare a Vicenza per quell’esame più approfondito – spiega sorridendo – ero andato a prendermi un biglietto per Zanzibar, e ho fatto bene perché a tre giorni dalla partenza mi è arrivata la risposta liberatoria e rassicurante».
E’ tornato al calcio?
«Il calcio è da sempre la mia passione, fin da piccolo ho fatto l’attaccante. Subito ho parlato del mio problema, solo al ds Luigi Moletta con cui ho confidenza, e con qualche mio amico, ma poi ho capito l’importanza di parlare apertamente di questi problemi. Sarebbero stati guai seri se non fossi andato subito all’ospedale, la prevenzione ti salva la vita. Dall’anno scorso sono tornato a giocare da titolare con la prima squadra del Tezze, il calcio mi è servito a rimettermi in gioco. In questo campionato ho segnato tre gol che dedico ai medici che mi hanno curato».
Ti senti un miracolato?
«Beh un po’ sì. La diagnosi era terribile, vedevo nero; grazie ai medici, agli amici ho reagito ed sono tornato a vivere, faccio i miei controlli periodici e non ci sono più problemi. Qualche volta alzo pure gli occhi al cielo a ringraziare chi sta sopra di noi, questa esperienza ha riacceso in me la fede. Trovo il tempo per qualche pellegrinaggio».

da gazzettino.it

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