Dario Lovat espulso dalla Lega

La Lega è spaccata, Lovat è stato espulso
Il consiglio nazionale della Liga Veneta l’altro giorno a Padova ha votato il provvedimento contro il segretario di 39 anni della circoscrizione cittadina. Il “rottamatore” al recente congresso provinciale: «L’ho appreso dalla stampa, nessuno mi ha detto nulla. È pazzesco»

Rottamato senza poter difendersi. Espulso dalla Liga Veneta- Lega Nord senza vedere il cartellino rosso che gli è stato sventolato e poter parlare con il “tribunale” del partito, cioè il consiglio nazionale riunitosi l’altra mattina a Padova sotto la guida di Gian Paolo Gobbo, che l’ha cacciato.

Dario Lovat, 39 anni, dottore in scienze politiche con una tesi sul santo-filosofo Tommaso, è amareggiato e sconcertato. Segretario della circoscrizione cittadina e “rottamatore leghista”, come portavoce del gruppo di minoranza che si riconosce in Roberto Grande e che un paio di settimane fa ha raccolto il 40% dei consensi al congresso provinciale che ha incoronato Maria Rita Busetti, è disorientato. Dice di pagare il “suo parlare chiaro”. «Formalmente – spiega – nessuno mi ha detto nulla. Le dirò di più, non sapevo nemmeno di essere sotto procedimento disciplinare. Sono stato informato sabato alle 22 da una giornalista, poi da qualche sms, ma di ufficiale nulla. Uno strano modo di contemplare la dialettica interna. Irrituale».

Nessun “giusto processo”.
«È così, purtroppo. Ho espresso opinioni a nome di un gruppo che si richiama ai valori fondanti della Lega. Se il nostro partito espelle le persone incensurate e ne premia altre, beh, allora…»

Allora, dott. Lovat?
«Forse è meglio essere fuori, perché sono convinto che la base, il popolo al quale si richiama il nostro leader Bossi, si ribellerà a questo modo verticistico di intendere il partito a livello locale».

Da quando è leghista?
«Dal 1992, ma sono diventato militante nel 2003, dunque da meno di dieci anni e per questo mi ha processato la Liga Veneta anziché la Lega Nord. Sono fiero di essere leghista, anche perché non sono mai stato altro».

Parla al presente, ma ormai la Lega per lei è il passato.
«Io credo nei valori del movimento, nel messaggio federalista, la Lega è il popolo, invece ci stanno derubando degli ideali».

Si dice che è stato presentato un dossier contro di lei l’altra mattina, per chiedere il provvedimento disciplinare.
«Vede, lei premette “si dice”, l’hanno detto anche a me, ma non c’è alcuna certezza. Mi è stato riferito che Manuela Dal Lago è la promotrice della mia espulsione. Senza dirmi nulla, senza chiedermi di difendermi da presunte colpe, ma che modo è mai questo di fare».

Davvero, non aveva mai avuto alcun sentore?
«Francamente no, ho sempre servito il partito e per gli incarichi ricoperti non ho mai preso un euro. Adesso vengo espulso, così mi viene detto, e lo apprendo dai giornalisti, senza conoscere le motivazioni. È pazzesco, un abuso».

Un partito è una libera associazione politica e chi ne fa parte conosce le regole. La sua colpa qual è stata?
«Le ripeto che non lo so. La cosa mi sconcerta sotto l’aspetto politico, prima ancora che procedurale, anche se ogni persona ha diritto al “giusto processo”, in qualsiasi sede».

Ricorrerà contro il provvedimento?
«Prima l’espulsione mi dovrà essere notificata, ma di fare parte della Lega mi interessa solo se rispetta i valori originari, quelli che l’hanno spinta a intercettare il 38% del consenso della nostra gente, altrimenti è meglio stare fuori. Potrei rivolgermi alla magistratura, potrei denunciarli».

Ha sentito il senatore Paolo Franco?
«È l’unico tra i big che mi ha manifestato la sua perplessità per quanto è successo».

Ivano Tolettini

da ILGIORNALEDIVICENZA.IT

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