Leonardo rivuole Balotelli all’Inter

Leo, pazza idea: Balotelli all’Inter

Il tecnico ha chiesto l’attaccante
perchè è sicuro di poterlo gestire. Dispetti a due giorni dal derby.
Il Milan vede gli agenti di Ganso
Da uomo immagine Milan a perfetto interista. Chi non ha digerito l’addio dopo 13 anni di militanza rossonera non gli risparmia neppure una critica, la più gettonata riguarda la sua coerenza. L’ultimo della serie, Christian Abbiati ha rivelato: «Ci aveva assicurato che non avrebbe più allenato, invece…». Invece Leonardo dopo sei mesi trascorsi ad aggiornarsi in giro per l’Europa è tornato in pista è ha scelto di sposare il nemico. Non l’hanno presa bene. Inutile nasconderlo. Eppure Leo non ha fatto nulla d’insolito. Ha semplicemente ascoltato il cuore, senza preoccuparsi delle conseguenze: «Non cercavo un lavoro, cercavo un sogno che potesse stimolarmi», ha raccontato alla sua prima uscita da nerazzurro. Ecco perché non ha fatto nulla per contenere la gioia. Le telecamere hanno immediatamente immortalato le esultanze e certi abbracci dopo i gol sono sembrati eccessivi all’altra sponda della città.

Il colpo di fulmine con gli interisti è scoccato subito, di conseguenza i milanisti hanno iniziato a odiarlo e sabato glielo dimostreranno con una serie di striscioni. Chi lo conosce bene giura che non è cambiato: si è semplicemente adattato al nuovo ambiente, cercando di metterci del suo. Quando allenava a Milanello era tra i primi a lasciare il centro sportivo e così fa anche adesso. Non è un maniaco di tattica e neppure divora dvd, non ama restare in tuta da gioco più del tempo necessario. Il lavoro per lui è importante ma non l’ombelico del mondo. E questo è un concetto che ha sempre trasmesso ai giocatori. Se deve parlare con loro preferisce farlo dentro un ristorante piuttosto che in ufficio.

Al Milan questo atteggiamento gli ha creato delle antipatie perché qualcuno si è sentito estromesso, all’Inter per adesso non è successo. Tutti si sentono coinvolti e lo trattano come se fosse lì da una vita. Fin troppo, dicono i maligni. Leo, infatti, si è talmente calato nel pianeta interista al punto di rendersi protagonista di qualche dispettuccio agli ex. La sua prima mossa è stata quella di provare a convincere Ronaldinho a fare il suo stesso tragitto, ma Galliani è riuscito a bloccarne l’operazione. Per tacere del pressing su Kakà. La sovrapposizione d’interessi non finisce qui. Leo vuole Ganso che è corteggiato dal Milan (i suoi agenti ieri erano in via Turati) ma soprattutto si è messo in testa un’idea affascinante: riportare Balotelli a Milano.

Moratti è a conoscenza del progetto da gennaio e ci sta pensando. Non soltanto perché vuole evitare di vederlo con la maglia rossonera ma anche perché è convinto che Leonardo sia l’unico allenatore in circolazione in grado di gestire il capriccioso Mario. Il fatto che i rossoneri abbiano già un accordo di massima con Mino Raiola per strappare Balotelli al City tra un anno è un motivo in più per accelerare l’operazione. Fino a sei mesi fa il Milan poteva pensare di anticipare la pratica sacrificando eventualmente Pato ma, considerato il rapporto affettuoso che il Papero ha instaurato con Barbara Berlusconi, un addio diventa impensabile. Moratti, invece, non bada a spese e quindi potrebbe ricomprarsi subito il figliol prodigo. Non sarebbe una mossa economicamente intelligente, ma potrebbe dare i suoi frutti nel lungo periodo.

Leonardo ama le sfide e soprattutto sa cosa vuol dire avere a che fare con ragazzi dal carattere difficile. Da dirigente ha fatto da balia a Pato, ha consolato Ronaldo e ha cercato di cambiare lo stile di vita di Ronaldinho. Missioni fattibilissime se si rapportano all’impatto che potrebbe avere il ritorno di Balotelli nello spogliatoio interista. Se n’è andato senza essere rimpianto dalla vecchia guardia e di certo troverebbe pochi amici. Adriano Galliani ieri parlando di Balotelli ha usato un termine caro a Leo: «Mario ha bisogno d’amore». La scelta dialettica non è stata casuale. L’allenatore brasiliano, infatti, due mesi fa ha telefonato al ragazzo e l’ha incitato usando proprio quelle stesse parole.

da lastampa.it

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