Marcello Veneziani Barack Obama è venuto a trovarmi casa mia

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Ieri mattina è venuto a trovarmi Obama. Ho esitato prima di aprirgli perché non avevamo appuntamento e avevo il latte sul fuoco

Ieri mattina è venuto a trovarmi Obama. Ho esitato prima di aprirgli perché non avevamo appuntamento e avevo il latte sul fuoco. Quando ha citofonato avevo aperto il portone senza rispondere perché pensavo fosse la nettezza urbana. Poi ha suonato alla porta, io speravo fosse il corriere dei libri che aspettavo da giorni.

E invece quando ho aperto sono rimasto deluso, non era il pony ma il presidente degli Stati Uniti. Lui mi ha detto che era di strada tra S. Pietro e il Quirinale così è venuto a scusarsi di persona per aver fatto spiare le telefonate. Io ho minimizzato, dicendo che la telefonata più imbarazzante che avranno intercettato riguardava i postumi di una cena a base di pesce crudo, ma la diarrea di cui si parlava per fortuna non riguardava me. Ho temuto che dalle intercettazioni avesse saputo che mi era appena arrivata una sontuosa bufala doc e l’ho nascosta per evitare che se l’annettesse. Ricordandomi di George Clooney gli ho offerto un caffè Nespresso.

Obama mi ha chiesto se ho rapporti coi russi e si è allarmato quando gli ho detto che da me sono di casa. Ma io mi riferivo alla donna delle pulizie. Per sciogliere il ghiaccio gli ho detto che io sono più abbronzato di lui, e lui mi ha domandato se sono berlusconiano. Poi mi ha chiesto se mi emozionava riceverlo in casa. Gli ho risposto che qui in zona hanno abitato centinaia d’imperatori, papi, santi e geni. Figurati un presidente di passaggio… Quando è andato via gli ho chiesto, visto che scendeva, di portarmi giù il sacchetto dei rifiuti.

Marcello Veneziani da ilgiornale.it

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