Marco Palombi il tesoro ha paura e accumula soldi per l’autunno emettendo più debito di quello che serve

soldi sparsiIL TESORO ACCUMULA SOLDI:
TEME LA BUFERA D’AUTUNNO
IL MINISTERO STA EMETTENDO PIÙ DEBITO DI QUANTO SERVA: A MAGGIO AVEVA
DA PARTE 92 MILIARDI. LA PAURA: SENZA INTESA CON L’EUROPA TORNA MR SPREAD

L’ottimismo di Matteo Renzi, dispensato a piene mani ancora ieri (“la ripresa
arriverà), ha un suo contraltare al ministero dell’Economia, dove in realtà paiono convinti che il peggio deve ancora venire: non è un caso che stiano accumulando una liquidità assolutamente fuori scala rispetto alla media. “Il premier – spiega una fonte accreditata – ha tempo fino a fine settembre per trovare un accordo in Europa
sui conti pubblici: dopo quella data può solo rompere o chinare la testa, in entrambi i casi ripartiranno le turbolenze sui mercati”. Motivo? Nel primo caso la recessione continuerà perché saremo costretti all’ennesima manovra recessiva per rispettare i saldi di bilancio previsti nel 2015; nel secondo per l’incertezza sugli scenari futuri.
NON È UN CASO che Daniel Gros ieri, sulle colonne di Repubblica
(giornale da cui si invoca la Troika come una liberazione) mettesse a verbale che “l’Italia è tornata ad essere l’anello debole dell’area euro”.
Questi campanelli d’allarme – uniti ad altri, come il fatto che il rendimento dei Btp italiani sia tornato stabilmente superiore rispetto a quello dei Bonos spagnoli- ha spinto il Tesoro ad una operazione straordinaria. In sostanza, via XX settembre sta
emettendo molto più debito di quanto sia necessario a soddisfare il fabbisogno della Pubblica amministrazione.
Il dato, di cui da qualche tempo si discute anche sulla rete, è evidente sull’ultimo Bollettino di Banca d’Italia, pubblicato il 28 luglio: al 31 maggio di quest’anno il Tesoro aveva accumulato liquidità per 92,296 miliardi di euro con una progressione crescente dall’inizio dell’anno. Oggi, anche se il dato non è ufficiale, la cifra avrebbe superato i cento miliardi ed è in incremento (si punta ai 150 miliardi entro l’autunno). Per dare un’idea a dicembre 2013 la liquidità del Tesoro ammontava a 37,64 miliardi, nel maggio scorso si aggirava attorno ai sessanta, nel maggio del 2011 a 50 miliardi.
Questa scelta non è senza effetto, peraltro, nella dinamica particolarmente accelerata del debito pubblico in questi mesi: lo stock a fine maggio ammontava a 2.166 miliardi di euro, cento miliardi in più rispetto al dicembre 2013.
Non solo: questa scelta – legittima e oculata – sta comportando che “l’obiettivo di tornare a incrementare la vita media del debito pubblico”contenuto nelle linee guida per il 2014 potrebbe non essere centrato: in effetti dall’ultimo bollettino del Tesoro risulta ancora in calo (dai 6,43 anni di media del 2013 a 6,33).
Ma perché il Tesoro sta accumulando liquidità? Viene informalmente spiegato cheil motivo sta nei bassissimi tassi d’interesse chiesti dai mercati in questo momento: i Btp decennali vanno via con un interesse di poco superiore al 2,7%, quelli a cinque anni sono stati piazzati nell’ultima asta a un tasso dell’1,2%. “Questa situazione –
spiega una fonte ministeriale – non può durare: in autunno i nodi potrebbero venire al pettine e gli spread tornare a ballare
come nel 2011. A quel punto, invece di farci strozzare dai tassi imposti dai mercati, avremmo liquidità da spendere almeno nei primi mesi”. In sostanza, si tratta di uno scudo anti-crisi.
Tanto più, si fa notare, l’aumento delle tensioni geopolitiche in giro per il mondo, dall’Ucraina alla Palestina e oltre.
LE PREOCCUPAZIONI del Tesoro, d’altronde, trovano conferma in umori diffusi nei mercati finanziari e nei numeri dell’economia italiana. L’inflazione continua ad essere bassissima, al contrario della disoccupazione, i consumi sono fermi, gli investimenti pure e il Prodotto interno lordo (come certificheranno oggi i dati Istat sul secondo
trimestre) continua a stagnare rimanendo ancora, dopo 7 anni, inferiore di circa 9 punti percentuali rispetto a quel che era nel 2007, prima della crisi. Su questo scenario catastrofico si innescano le manie suicide della classe dirigente europea: come abbiamo già scritto, per centrare gli obiettivi di bilancio finora accettati dal governo (e scritti nel Def) serve una manovra sul 2015 di almeno 23 miliardi di euro (di più se la crescita continua ad essere asfittica anche nei prossimi mesi), che aumentano di ulteriori dieci miliardi se si vorrà confermare il bonus Irpef da 80 euro.
Tagli di spesa o aumenti di tasse di questo genere – in una drammatica crisi di domanda come l’attuale – significano distruggere l’economia italiana e la sua capacità di produrre ricchezza con inevitabili effetti sulle finanze pubbliche: è questo che interessa ai famosi mercati, il cui indice di gradimento, com’è noto, è lo spread.

Da Il Fatto Quotidiano del 06/08/2014   di Marco Palombi  via triskel182.wordpress.com

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