Marco Travaglio editoriale di giovedì 18 settembre 2014 il discorso del Re

vanity_fair_marco_travaglio3Il discorso del Re

VauroStavolta S.A.R. Giorgio Napolitano ha proprio ragione: nella politica italiana accadono cose che “sollevano gravi interrogativi”. Purtroppo non sono quelle che dice lui, anzi il fatto che lui le dica per imporre al Parlamento di mandare alla Consulta chi garba a lui solleva “gravi interrogativi” sulla sua irrefrenabile vocazione autoritaria. Se il suo amico Luciano Violante e l’amico di Previti, Donato Bruno, non ottengono i voti previsti dalla Costituzione per diventare giudici costituzionali, il capo dello Stato non può e soprattutto non deve farci nulla: se non rassegnarsi alla loro definitiva trombatura dopo 12 fumate nere e alla loro sostituzione con due giuristi veri, sganciati dai partiti (ce ne sono a bizzeffe, dalla Carlassare a Rodotà, da Pace ad Ainis, da Villone a Gianluigi Pellegrino), che rappresentino degnamente un organo costituzionale per definizione indipendente, dunque votabili anche dai 5Stelle che molto opportunamente rifiutano di votare i due politicanti.

Ciò che il presidente della Repubblica non può fare (anche se naturalmente lo fa) è dare ordini al Parlamento per imporre i suoi amichetti e cazziare i 5Stelle per le “immotivate (in realtà motivatissime, ndr) preclusioni nei confronti di candidature di altre forze politiche o la settaria pretesa di considerare idonei solo i candidati della propria parte”: nelle democrazie parlamentari è sovrano il Parlamento, non lui.   Qui, a sollevare “gravi interrogativi”, è il silenzio di Napolitano sulla condanna a morte del pm di Palermo Nino Di Matteo pronunciata un anno fa da Salvatore Riina nell’indifferenza delle istituzioni, e sulla gravissima violazione della sicurezza del Pg di Palermo Roberto Scarpinato da parte di un uomo delle istituzioni che s’è introdotto nel suo ufficio per lasciargli sulla scrivania una lettera di minacce contenente particolari della sua vita privata e della sua attività investigativa che solo un rappresentante dello Stato può conoscere. Il tutto, guardacaso, qualche giorno dopo gl’interrogatori e le acquisizioni di documenti condotti dall’alto magistrato a Roma nella sede dell’Aisi, il servizio segreto civile.   Qui, a sollevare “gravi interrogativi”, è che Napolitano non abbia ancora trovato un minuto per telefonare a Di Matteo e a Scarpinato per testimoniare la solidarietà dello Stato a due suoi servitori minacciati dalla mafia e da pezzi delle istituzioni, e magari per invitarli al Quirinale (magari al posto dei due marò imputati in India per l’omicidio di due pescatori) e così smentire ogni sospetto sul loro isolamento.   Qui, a sollevare “gravi interrogativi”, è il fatto che Napolitano, 16 mesi dopo la sua convocazione come teste al processo sulla trattativa Stato-mafia in corso a Palermo, non abbia ancora trovato il tempo di ricevere i giudici della Corte d’Assise, i pm e gli avvocati nel suo ufficio al Quirinale, come prevede la legge, per rispondere alle loro domande e chiarire tanti punti oscuri.   Qui, a sollevare “gravi interrogativi”, è che Napolitano si limiti a sollecitare il Parlamento a eleggere i membri laici mancanti del Csm, anziché segnalare l’incompatibilità di alcuni candidati o già eletti: il sottosegretario Pd Giovanni Legnini, che passa direttamente dal governo Renzi all’autogoverno dei giudici; la pidina Teresa Bene, docente associato (mentre è richiesta la cattedra di ordinario); e il forzista Luigi Vitali, imputato in due processi per abuso d’ufficio e per falso ideologico (condizione che giustifica la decadenza). Qui, a sollevare “gravi interrogativi”, è che il Plenum del vecchio Csm scaduto a luglio e prorogato in attesa del nuovo non possa nominare il neo procuratore capo di Palermo (dove la commissione Incarichi direttivi ha già scelto Guido Lo Forte al posto di Francesco Messineo, in pensione dal 1° agosto) perché Napolitano non vuole e ha bloccato tutto con la solita lettera dell’apposito segretario Donato Marra. Vuole gentilmente Sua Maestà rimuovere quel veto assurdo, dare un capo alla Procura di Palermo, specie in un momento così grave, e dissipare almeno uno dei “gravi interrogativi”? Grazie, Sire.

Da Il Fatto Quotidiano del 18/09/2014.

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