Marco Travaglio editoriale di giovedì 23 ottobre 2014 Bravo Renzi (forse)

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RenziFinalmente, dopo 20 votazioni a vuoto e quattro mesi di paralisi parlamentare, la Troiketta Napolitano-Renzi-Berlusconi che dal 2011 ha subcommissariato il Paese per conto della Troika d’oltre confine ha capito che non può fare sempre il bello e il cattivo tempo. S’è arresa all’evidenza dei numeri, che han continuato a bocciare i candidati quirinal-nazareni alla Consulta: Violante per il Pd; Catricalà, Indagato Bruno e Caramazza per FI. E, per non coprirsi vieppiù di ridicolo, pare abbia finalmente accettato l’idea – peraltro espressamente prevista dalla Costituzione – di eleggere a giudici costituzionali due giuristi indipendenti. Le gazzette governative esaltano la mossa di Renzi come un colpo di genio che inchioda i 5Stelle. In realtà è la prima bruciante sconfitta del premier e del suo socio pregiudicato che si credevano onnipotenti e invece sono stati costretti dal Parlamento a rinunciare alla pretesa egemonica di mettere (ancor di più) le mani sul Giudice delle Leggi.

Erano stati i 5Stelle, oltre un mese fa, a proporre al Pd di azzerare tutto e convergere su candidati super partes: bastava dar loro retta e si sarebbe risparmiato un mese di vergogna. Se è davvero questa la proposta del Pd, Renzi arriva secondo, non primo. In ogni caso, meglio tardi che mai. Vedremo ora se e come verrà formalizzata, e soprattutto con quale metodo verranno scelti i due “indipendenti”. Se il leader del partito più votato (per un soffio) nel febbraio 2013 vuole davvero concordarli con la seconda forza politica, non può certo sceglierli con la terza e poi chiedere alla seconda di votarli, magari con un tweet. Deve invitare i 5Stelle a un incontro trasparente (con lo streaming o con altri sistemi), in cui ciascuno porti un nome o una rosa di nomi e tutti insieme decidano i più adatti al ruolo. Si tratta di due nomine affidate al Parlamento, dunque è la cosa più naturale di questo mondo che a sceglierle siano le due forze più rappresentative degli elettori. Ma è chiaro a tutti che, seguendo questo schema, il Patto del Nazareno andrà in frantumi e B. finirà nell’angolo, proprio mentre s’avvicina ben altra elezione a Camere riunite: quella del nuovo presidente della Repubblica, visto che l’attuale potrebbe andarsene a fine anno o al massimo il 29 giugno, giorno del suo 90° compleanno. A quel che si sa, Renzi s’è già impegnato a sceglierlo con B. Se non lo scarica, è escluso che possa coinvolgere i 5Stelle: questi hanno molti difetti, ma non quello di prestarsi a inciuci. E, se lo scarica, abbiamo come la sensazione che B. non la prenderebbe bene.   Insomma la partita per la Consulta, se dovesse seguire la via maestra dell’intesa Pd-M5S, avrebbe conseguenze su quella per il Colle. E pure su quella per la legge elettorale. Che, come Renzi ha appena dimostrato stravolgendo l’Italicum con l’idea di dare il premio di maggioranza al primo partito e non alla prima coalizione, non è affatto chiusa. E non si vede perché non si possa ridiscutere anche l’altra pietra miliare del Nazareno: le liste bloccate che, oltre a essere incostituzionali e già bocciate dalla Consulta, impediscono agli elettori di scegliersi i propri rappresentanti. I 5Stelle, tardivamente, s’erano detti disponibili al dialogo e l’avevano avviato in un buon incontro con Renzi. Poi, proprio quando le loro aperture facevano presagire (o temere?) un’intesa, magari sulla via più semplice – quella del ritorno al Mattarellum con il 75% di uninominale e il 25 di proporzionale – avevano trovato dinanzi a sé una sedia vuota. Se ora si riparte daccapo, non ha senso insistere sul porcellesco Italicum anziché fare una legge gradita a tutto il Pd, ai 5Stelle e a Sel, magari anche a Ncd, Lega e FdI, ma soprattutto agli italiani. Se l’offerta di Renzi sulla Consulta è seria, se il metodo è quello giusto e se i 5Stelle non si avvitano in tentazioni autodistruttive, è l’ora di un nuovo Patto del Nazareno fra i due partiti maggiori, cioè senza B. Stavolta limpido e pubblico. E non sulle scelte di governo, che devono lasciare il Pd e il M5S su fronti opposti. Ma sulle regole del gioco. Sempreché Renzi sia libero di dire di no a B. Sempreché non ci sia qualcosa che ancora non sappiamo nel polsino del Caimano.

Da Il Fatto Quotidiano del 23/10/2014.

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