Marco Travaglio editoriale di giovedì sei novembre 2014 la macchina del fungo

vanity_fair_marco_travaglio3La macchina del fungo

Ragazzi, qui l’affare s’ingrossa. I gomblotti non finiscono più. Dopo quello ordito da Cgil e Fiom per spaccare l’Italia, ne salta fuori un altro per colpire tutti i candidati di FI alla Consulta “come nel celebre romanzo di Agatha Christie: uno a uno, la potenza spietata dei malpancisti, cripto-dissidenti e malmostosi che vorrebbero contestare Berlusconi ma non possono farlo apertamente, procede alla decimazione”. Lo svela sul Corriere l’autorevole Pigi Battista, ignaro del fatto che la Consulta è un organo di garanzia e non può essere infestato da “candidati di FI” come di qualunque altro partito, ma deve (dovrebbe) essere composto da giuristi indipendenti (e possibilmente incensurati). Però se lo dice lui dev’essere vero. Malpancisti, criptodissidenti e malmostosi vogliono far pagare a B. l’amicizia con Renzi. E, secondo Il Giornale, della congiura fanno parte i magistrati, che continuano a rinviare a giudizio Verdini, “vittima della giustizia anti-Renzi”: quel pover’uomo imputato per la P3 solo perché “fa politica” – spiega il Foglio – visto che “riunirsi per ottenere informazioni e influire su nomine pubbliche (e sentenze della Consulta, ndr) non è ancora né crimine né peccato mortale”. Anche lui martire dell’amicizia con Renzi.

Che però ieri l’ha voluto con sé e con Cainano a Palazzo Chigi, non riuscendo proprio a capire – e noi con lui – perché mai la sinistra del Pd non ha nulla da ridire sul pregiudicato della P2, ma non transige sull’imputato della P3 (che, anche numericamente, sta una tacca sotto). Ma non vi abbiamo ancora detto del complotto più intollerabile, smascherato da La Stampa: “Farinetti: ‘Per la mia amicizia con Renzi ora mi impediscono di parlare’. Il fondatore di Eataly costretto dalla polizia a disertare un dibattito: rischio di disordini”. Quando si dice la cattiveria umana: gli hanno tappato la bocca. Noi quest’estate l’avevamo incontrato al Libro Possibile di Polignano a Mare, poi ai Dialoghi di Trani, mancandolo per difetto di ubiquità a Camogli e a Sarzana per i festival della Comunicazione e della Mente (non, sorprendentemente, della Pancia), senza contare quelli delle Vie Nuove a Courmayeur (“seguirà degustazione di vini”), dei Tabù ad Abbiategrasso, del Giornalismo a Perugia e dell’Unità a Bologna. Lì, a vederlo così, di primo acchito, pareva piuttosto loquace. Pontificava su “Il più rimane da fare, per questo il futuro è meraviglioso”, “Il gusto della differenza”, “La comunicazione: basta promesse, narriamoci come siamo”, “C’è futuro per il lavoro?”, “Storie di coraggio”, “La luce, il vento, la tradizione”. Insomma, parlava.   Ma la censura è come il cibo: slow. E ora Oscar non parla più. Ieri doveva conferenziare a Genova, come se non bastasse l’alluvione. Ma lì, informa La Stampa, “la Digos ha sentito puzza di bruciato”. Eh sì, “l’Italia rivive vecchi incubi”. Roba brutta, da anni di piombo. Stelle a cinque punte sulle casse di Eataly? Cuochi in eskimo e passamontagna? Volantini di rivendicazione fra i porcini della Bottega del Fungo? Peggio: “Tre o quattro persone – racconta lui – hanno volantinato davanti a Eataly”: “paura di disordini”. Avrebbero potuto addirittura fischiarlo o – Dio non voglia – tirargli un cavolfiore bio. Lui, impavido, avrebbe pure sopportato (“sono figlio di un partigiano della Matteotti”). Ma “la polizia temeva per la mia incolumità e per quella del pubblico”. Saranno mica i precari di Eataly pagati 8 euro l’ora? “Un 5-6% di dipendenti incazzati è fisiologico in ogni azienda”. No, c’è ben altro: è che “sono amico di Renzi”, “non renziano ma renzista”. Perciò gli tappano la bocca. Colpa del “linguaggio violento” di chi associa Renzi ai “poteri forti” solo perché è pappa e ciccia con B., Verdini, Marchionne e Squinzi; dei “social forum” (sic) che “rilanciano leggende metropolitane su Eataly”; e dei “talk show tv”, “catinidi livore rovesciati sugli italiani” (dev’essere per questo che non se ne perde uno, prima e dopo i pasti). Dopo la macchina del fango, la macchina del fungo per silenziare Renzi e i suoi amici. Contro l’odiosa censura, il Fatto offre massima ospitalità e lancia un appello a Rai, Mediaset, La7 e stampa tutta: basta bavagli, adottate un renzista.

Da Il Fatto Quotidiano del 06/11/2014. Marco  travaglio via triskel182.wordpress.com

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