Marco Travaglio editoriale di mercoledì 22 ottobre 2014 Verba Volant

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ParoleDavvero avvincente questa regressione alla tradizione orale, a prima di Gutenberg, anzi a prima dell’invenzione della scrittura, a prima dei Sumeri e dei caratteri cuneiformi, per giunta spacciata per modernità o postmodernità. Mentre Casaleggio ricorda a giornali e giornalisti che devono morire (mo’ me lo segno), mentre tutti presenziano in gramaglie ai funerali del talk show politico, mentre il pie’ veloce Renzi è già oltre con il selfie a bordo dei labbroni alla pummarola della D’Urso, l’Italia tutta discute per sei giorni di una manovra che non c’è: o meglio, che fino a ieri esisteva solo nelle conferenze stampa, nelle slide, nelle interviste di Renzi & Padoan e nelle “reazioni” di maggioranza ed eventuali opposizioni, nell’“ira delle Regioni” e nel “gelo dei sindacati”. La sua versione scritta è arrivata al Quirinale per la firma solo a metà pomeriggio, e lì s’è scoperto che non era neppure quella buona: anziché quella uscita dal Consiglio dei ministri del 15 ottobre (in forma orale), poi peraltro modificata nei giorni successivi dal Tesoro (sempre in forma orale), era quella entrata nel Cdm medesimo (pure quella orale), addirittura priva delle modifiche apportate in Cdm (sempre oralmente) dai vari membri del governo, e a maggior ragione sprovvista dei ritocchi (anch’essi orali) del Tesoro.

Ragion per cui era sguarnita della “bollinatura” della Ragioneria, antiquata e polverosa istituzione che pretende testi scritti per fare le somme e controllare che i conti tornino. Un po’ come l’Ue, anch’essa tristemente ancorata alla tradizione cartacea. Ora sul Colle si registra una certa “irritazione”, perché il presidente non sa dove e cosa firmerà.   E dire che già venerdì 17, due giorni dopo il Cdm, Napolitano era parso convertirsi alla postmodernità renziana con uno sperticato elogio della manovra che nessuno aveva letto per la semplice ragione che nessuno l’aveva scritta: “Ci sono misure importanti per la crescita, sia direttamente per quel che riguarda le politiche di investimenti, sia indirettamente per quello che riguarda la riduzione della pressione fiscale”. Parole così definitive da far supporre che almeno lui avesse avuto il privilegio di leggere qualcosa. Invece niente: era la versione orale della firma in bianco. Sulla fiducia. Con Renzi basta la parola, anzi il pensiero. L’idea platonica di Manovra, che non richiede fastidiosi e defatiganti passaggi dalla forma alla materia. Del resto, Lui non ha tempo da perdere: mentre i vecchi gufi si attardano nella vana attesa di un testo scritto, il Pie’ Veloce già galoppa nell’iperuranio di nuove Idee: tipo gli 80 euro a chi fa un figlio nel 2015 e poi – come ha scritto Daniela Ranieri – i 160 a chi lo chiama Matteo. Seguiranno la tassa sui single, l’oro alla patria e magari – mi voglio rovinare – la ribonifica delle paludi pontine e la ribattaglia del grano, per chiudere in bellezza con il ripartito unico della Nazione.   Se la tradizione orale la usa il governo, figurarsi le opposizioni che non possono nemmeno far nulla di concreto. Salvini, l’altro Matteo, spaccia a una piazza Duomo gremitissima l’infallibile ricetta della Lega contro gli immigrati: non spiega perché, in 11 anni di governo su 20, la Lega non sia mai riuscita ad applicarla. E tutti i giornali elogiano la sua grande abilità di nuovo leader del centrodestra, sorvolando sulla presenza al suo fianco dei razzisti-fascisti di Casa Pound che inneggiano al Duce. Grillo, sempre nella tradizione orale, prima dice al Circo Massimo “ben vengano i dissidenti”, poi il presentatore ne fa salire quattro sul palco, infine Grillo sul blog ne annuncia l’espulsione (dimenticando di farla votare dalla mitica Rete) perché avrebbero “approfittato del loro ruolo di responsabili della sicurezza per occupare il palco”. Sui giornali il post demenziale finisce mischiato a quello stra-ovvio che chiede l’espulsione dei clandestini e le visite mediche per chiunque arrivi dall’Africa: è esattamente quel che prevedono le leggi italiane ed europee, ma se lo dice uno che non si chiama Matteo (forse perché sguarnito del supporto di Casa Pound) diventa fascismo. È il bello della tradizione orale: verba volant. E votant.

Da Il Fatto Quotidiano del 22/10/2014. marco travaglio via triskel182.wordpress.com

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