Marco Travaglio editoriale di mercoledì 24 settembre 2014 Palazzo Pigi

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battistaOra che s’è scoperto che la Corte europea dei diritti dell’uomo non ha mai dichiarato ammissibile uno dei ricorsi presentati da B. contro la sua condanna definitiva al processo Mediaset, il pensiero corre affettuoso e solidale a Pierluigi Battista. Stiamo parlando, l’avrete capito, del tuttologo del nulla che pontifica sul Corriere e nei talk show su tutto lo scibile umano, dalla politica alla giustizia, dagli interni agli esteri, dalla cronaca nera alla botanica, con la medesima enciclopedica incompetenza. Venerdì scorso, non appena l’on. avv. Niccolò Ghedini ha comunicato che “la Cedu esaminerà il ricorso sulla violazione del giusto processo”, Battista non s’è limitato, come ha fatto il quotidiano che pietosamente ospita i suoi scritti, a registrare la versione del legale di B. No, è subito partito in tromba, senza por tempo in mezzo. Non, ci mancherebbe, a chiamare qualcuno e verificare la notizia.

Ma a prenderla per buona, senza peraltro capirla, e a commentarla di getto, sulle ali dell’entusiasmo: “Non erano manifestamente infondate le doglianze di Berlusconi sui modi con cui si era arrivati alla sua sentenza”. Non specificava quali sarebbero “i modi” e che cos’avessero di strano, anche perché sono gli stessi che toccano ogni giorno a milioni di imputati: solo un po’ più tardivi del solito, grazie a una trentina di leggi ad personam nel frattempo confezionate da B. Dettagli. “Per il condannato Berlusconi è indubbiamente una vittoria morale”. Ecco, morale. E “non ammetterlo non sarebbe onesto”. No che non lo sarebbe. E “sarebbe poco onesto non riconoscere che per la giustizia italiana si è scritta in Europa una brutta pagina”. Ma certo: condannare un frodatore fiscale per frode fiscale, che orrore. “Una giustizia orgogliosa e sicura di sé non dovrebbe nemmeno essere sfiorata dal sospetto di avere anche solo marginalmente violato i diritti di un cittadino”. Giusto, nemmeno marginalmente. “Oggi appare meno limpido il tono perentorio con cui si è decisa la decadenza di Berlusconi dal Senato in applicazione restrittiva della legge Severino”.   Già: la Severino stabilisce la decadenza automatica dei condannati sopra i 2 anni e B. ne aveva presi 4, però era chiaro che quel tono perentorio e restrittivo (decaduto e basta, così, ex abrupto, mentre si poteva farlo decadere solo un pochino, un giorno sì e uno no, o magari a ore alterne) nascondeva qualcosa di losco. Battista, occhio di lince, l’aveva capito subito. E con lui anche “quel Violante, ironia della storia, la cui candidatura alla Consulta viene in questi giorni sabotata dai franchi tiratori”. Ma allora ditelo che c’è del marcio in Danimarca. Ora però “la correttezza delle procedure nel corso dell’iter che ha portato alla condanna dev’essere riesaminata”. E che figura ci facciamo? “La pagina di Strasburgo non è una buona notizia per lo standard ‘civile’ della nostra giustizia”. Ci facciamo sempre riconoscere. E che ci serva di lezione: “non bisognerebbe mai più sottovalutare gli argomenti di chi si considera vittima di un sopruso giudiziario”. Tutti innocenti, anche i condannati definitivi: presunzione d’innocenza eterna, anzi “una storia infinita, ma piena di insegnamenti”. L’altroieri, purtroppo, la storia infinita è finita subito. La Corte di Strasburgo fa sapere di non aver preso alcuna decisione sui ricorsi di B., neanche sulla loro ammissibilità. Ghedini si era portato un po’ avanti. E Ballista dietro. Pareva financo conoscere le motivazioni dell’inesistente verdetto: “un passaggio giuridico sorprendente per tutti, forse anche per la difesa di Berlusconi, certamente per chi ha considerato il ricordo come ennesimo espediente dilatorio e ostruzionistico”, insomma: “A Strasburgo dicono che il ricorso di Berlusconi non fosse poi così infondato”. Sventuratamente non era vero, a Strasburgo non dicono nulla e non han deciso nulla, neppure se sia il caso di decidere qualcosa. Nella grigia Cedu, si sa, le giornate sono lunghe e noiose, così Ghedini ha deciso di fare uno scherzo, ottenendo l’immediata complicità dei giudici. Restava da trovare il pollo che avrebbe abboccato al volo, ma non è stato difficile. Ora sono tutti lì, dietro il muro, che si sbudellano dalle risate.

Da Il Fatto Quotidiano del 24/09/2014. marco travaglio via triskel182.wordpress.com

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