Marco Travaglio editoriale di sabato 5 luglio 2014 Chi schifa chi

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Siccome c’è sempre una prima volta, pare che Forza Italia abbia scoperto la democrazia interna e persino il conflitto d’interessi. È accaduto l’altroieri quando B., per la prima volta in vent’anni, è finito in minoranza dinanzi ai suoi parlamentari. Suoi nel senso che li ha creati lui, spesso dal nulla. Il pomo della discordia era il patto con Renzi siglato a gennaio al Nazareno e rinsaldato due giorni fa direttamente a Palazzo Chigi. Già, perché sei mesi fa bastava l’ingresso del pregiudicato nella sede del Pd per fare un certo effetto, e ora non fa più scandalo neppure vederlo nella sede del governo. La maggioranza dei berluscones ha bocciato quella resa senza condizioni: sia perché riduce FI a una corrente del Pd, e nemmeno fra le più vivaci; sia per il merito delle “riforme” concordate, l’Italicum dei nominati e il Senato dei non eletti, che fanno ribrezzo persino a Brunetta e Minzolini.

Il Cainano ha provato a rabbonire i dissidenti con due argomenti un tempo efficacissimi: le aziende (soprattutto le sue) hanno bisogno di stabilità; e gli italiani (soprattutto lui e i suoi cari) necessitano della riforma della giustizia, che Renzi avrebbe promesso di “scrivere insieme”. Ma stavolta nessuno dei due ha funzionato. Anzi qualcuno ha addirittura scoperto che “per difendere le sue ragioni, Silvio sacrifica le nostre”. Traduzione dall’italoforzese: questo si fa gli affari suoi. Un modo gentile per evocare il conflitto d’interessi. Che andava bene negli anni delle vacche grasse, e anche delle vacche punto. Ma ora non più: ricattabile e dunque debole per la frana delle sue aziende e per i processi Ruby e Compravendita senatori (a lui), Mediatrade (a Pier Silvio e Confalonieri), B. è disposto a tutto pur di tenere un piede nella maggioranza delle riforme. Che, nonostante i rovesci elettorali dell’ultimo biennio, gli garantisce ancora un ruolo determinante. Ma non per sempre, vista la recente disponibilità dei 5Stelle al dialogo con Renzi. Il conflitto d’interessi è tutto qui: almeno agli occhi dei forzisti senza processi (pare ce ne sia ancora qualcuno). Qualcuno dirà: peggio per loro, potevano pensarci prima. Ma è anche peggio per noi.
Tutti i giornali assicurano che nell’incontro mattutino fra Renzi e B., presenti anche Letta Zio e il plurinquisito Verdini, il premier ha offerto ampie aperture sulla giustizia: nel senso di riformarla “insieme” e “coinvolgere FI nella stesura dei 12 punti”. A partire dalla responsabilità civile dei giudici. È il caso di ricordare che a metà giugno la legge anticorruzione, con autoriciclaggio e falso in bilancio, era pronta per essere votata in commissione Giustizia, approdare subito dopo in aula ed essere approvata entro l’estate. Poi Renzi vide Verdini e B., e come per incanto la legge evaporò: bastò che il governo annunciasse di presentarne un’altra (pur potendo emendare quella già pronta). Naturalmente lo farà con comodo in autunno: campa cavallo. E, per giunta, lo farà con FI. Il che  dopo l’incredibile conferma del cosiddetto guardasigilli Orlando – conferma quel che si sospetta da tempo: l’asse Renzi-B. non riguarda solo le riforme elettorale e costituzionale, ma anche quella della giustizia. Anzi, per La Stampa R&B hanno “gettato le basi per un’intesa a 360 gradi, su giustizia, televisioni e nuovo presidente della Repubblica”. Senza dimenticare “le nomine alla Consulta e al Csm”. E un aiutino a Mediaset, evitando che “il governo recepisca le direttive europee sui tetti pubblicitari”. Repubblica aggiunge l’immunità ai senatori non eletti: “Renzi è disposto a lasciare tutto così”. Ce ne sarebbe abbastanza per una rivolta nel Pd, fra gli eletti e soprattutto gli elettori: ma come, riscriviamo la Costituzione col partito guidato da un pregiudicato e ideato da un mafioso, che sta traslocando giorno dopo giorno nelle patrie galere? Invece niente, manco un plissé, a parte quattro gatti. Si rivolta Forza Italia. E, proprio quando Brunetta e Minzolini cominciano a dire cose sensate e altri scoprono financo la democrazia e il conflitto d’interessi, il Pd smette. Se a FI fa un po’ schifo inciuciare col Pd, il Pd adora inciuciare con FI. E ha pure fretta: bisogna sbrigarsi, prima che li arrestino tutti.

Da Il Fatto Quotidiano del 05/07/2014. marco travaglio via triskel182.wordpress.com

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