Maria Sharapova addosso una marea di sponsor

SPORT E AFFARI I CONTI DELLA CAMPIONESSA, LA PIÙ PAGATA AL MONDO
Maria Sharapova spa
Il record degli sponsor
Moda, gioielli, dolciumi: alla tennista 24 milioni l’anno Sul mercato Pronta la linea di gomme e caramelle a forma di palline da tennis che si chiama «Sugarpova»

MILANO – Gli uomini preferiscono le bionde. In fondo questa è una vecchia storia, cominciata addirittura prima del film dove Marilyn Monroe canta «Diamonds Are a Girl’s Best Friend», cioè i diamanti sono i migliori amici delle ragazze. A proposito, Maria Sharapova, a Parigi, sui campi del Roland Garros dov’è impegnata nel tentativo di conquistare l’unico torneo del Grande Slam che le manca, sfoggia due orecchini a goccia, simili alle rose, disegnati per l’occasione da Tiffany & Co., uno dei suoi numerosi sponsor, quelli che la rendono la sportiva più pagata del globo. Una bionda tutta d’oro da 24,5 milioni di dollari l’anno, 4 in più della seconda in classifica, Serena Williams. Maria, in tutta la sua carriera – è professionista dal 2001 -, in premi per i successi nei tornei (23) ha incassato 15 milioni di dollari. Nell’ultimo anno, dei 24,5, «solo» 1 milione viene dal tennis, il resto dai suoi capelli biondi, dalla sua faccina corrucciata e dal suo corpo atletico. Ma a pensare che Maria sia solo l’oggetto del desiderio di sponsor e pubblico (4,3 milioni di fans su Facebook, nessuno come lei), insomma un corpo in bella mostra, si commette un errore.

Marija Jur’evna Sarapova, come dovrebbe essere scritto il suo nome, è nata a Njagan, in Siberia il 19 aprile 1987. In realtà il suo è sangue bielorusso. I suoi genitori vivevano al confine con l’Ucraina e se ne andarono dopo il disastro di Chernobyl. Suo padre Yuri la portò in America con una racchetta, una valigia in similpelle e molte speranze. Maria ha avuto sempre le idee chiare. A 13 anni una troupe televisiva andò a Bradenton, Florida, dove si trova l’accademia di Nick Bollettieri, per un servizio sull’ultima scoperta del più famoso pigmalione del tennis. «Preferiresti vincere Wimbledon o guadagnare 20 milioni di dollari?» le chiesero. Lei non ebbe esitazioni: «Wimbledon. Perché poi i soldi arriveranno». In questi anni il tassametro di Maria Sharapova non ha mai smesso di scattare, nemmeno quando, dopo essere diventata a 17 anni la terza più giovane vincitrice sull’erba più famosa del mondo, ha cominciato a perdere colpi (anche per problemi fisici) e posizioni in classifica. I suoi sponsor: Clear, Cole Haan, Evian, Head, Nike (il suo main sponsor: un contratto da 70 milioni di dollari), Sony Ericsson, Tiffany & Co., Tag Heuer. Dallo shampoo all’acqua minerale, dalle racchette ai vestiti, dai cellulari agli orologi, da gioielli ai dolciumi, recentissimo: una linea di gomme e caramelle a forma di palline da tennis. Nome: Sugarpova.
I soldi sono arrivati, ma Maria si è preoccupata quando ha cominciato a non vincere più. Non voleva essere accostata alla connazionale Anna Kournikova, famosissima bionda, treccioluta icona del tennis di fine secondo millennio. Miliardaria senza aver vinto un torneo. Maria è diversa. Maria pensa. Così, durante la riabilitazione per l’intervento alla spalla nel 2007, dopo aver letto un articolo sui problemi finanziari degli ex campioni, chiamò il suo manager (fin dal 1995 è sotto contratto con la potente Img) Max Eisenbud e gli comunicò di contattare gli sponsor a cui, per contratto, doveva concedere 10, 12 giorni l’anno. «Chiedigli di cosa hanno bisogno e io lo farò». Così è nato il «marchio Maria» che deve essere sempre ben visibile, finché lei gioca a tennis. Formica, non cicala, non si è risparmiata, dentro e fuori dal campo dove, anche con fatica, ha continuato con ostinazione a provarci. Le modelle invecchiano presto, un’atleta, finché dura, lascia il segno. Maria sfila, ma in campo. Questo è il segreto del tassametro.
Però, oltre i vestititi vezzosi («ho sempre voluto distinguermi: se le altre sceglievano un paio di scarpe nere, io le prendevo rosse), le borse, l’abbigliamento, i gioielli, tutti disegnati da/per lei, Maria continua a pensarla, a 24 anni, come quando ne aveva 13. E urla (101,2 decibel, più forte di una sirena della polizia) a ogni scambio, come agli inizi. Ha appena conquistato Roma, rimettendosi al centro dell’attenzione anche sportiva. «Io voglio rivincere Wimbledon, sopra ogni cosa: è qualcosa che non puoi comprare. Un brand è qualcosa che puoi costruire». Alle bionde non piacciono solo i diamanti.
Roberto Perrone da corriere.it

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