Mario Sconcerti adesso possiamo provare a vincere gli Europei

Italia-Germania, lo spirito che serve.
Abbiamo il peggior attacco delle finaliste ma quasi la migliore squadra. Perché non provare a vincere gli europei?

Molto oltre i calci di rigore, abbastanza oltre anche l’immaginazione. Forse mai abbiamo dominato l’Inghilterra come stavolta, il che significa che il calcio cambia vertiginosamente.

L’Inghilterra si è difesa per 100 minuti su 120, ha avuto un’occasione di segnare e almeno quattro per essere travolta. È stata una bella partita finché c’è stato equilibrio, diciamo l’intero primo tempo. Poi è rimasta solo l’Italia, con tutto quello che sa fare e quello che certamente anche le manca. Siamo una buona squadra con poco gioco offensivo. Balotelli è fermo e forse nemmeno è un centravanti, assomiglia a una seconda punta che usa il lavoro fisico degli altri. È un ottimo soggetto mediatico, un po’ Calimero e un po’ Cavaliere del Tempio, certamente grande, grosso e ricco. Ma nel calcio deve ancora imparare molto. Il tanto che abbiamo fatto contro gli inglesi è arrivato dal centrocampo. Abbiamo sempre tenuto palla, abbiamo cercato il passaggio sicuro, è mancata la fantasia di Cassano e un po’ anche la differenza di Diamanti.

È il nostro intero movimento che non procura attaccanti. Però porta gioco, insistenza, cuore, pressing, qualità di mezzo cammino. Non facciamo giocare gli altri. Sappiamo sempre come venir fuori dagli spazi stretti, siamo una squadra classicamente italiana per quattro quinti, manca il maledetto ultimo spunto, quello che non fa scuola ma solo talento individuale, nascita, discendenza. Tutto il resto è stato abbastanza non per eliminare l’Inghilterra, ma quasi per umiliarla, lasciarla cento minuti a guardarci giocare. Non credo ci siano molti segreti dietro questa superiorità, solo alcuni giocatori irripetibili come De Rossi e Pirlo, nati tatticamente perfetti, adattabili a qualunque genere di gara; più un Tardelli moderno alla Marchisio e un ragazzo grigio come Montolivo, della genia degli antieroi, quelli che hanno la storia a un passo e la mancano sempre, però sono sempre i migliori dei non predestinati.

È stato sinceramente strano vedere l’Italia dominare e fallire al tempo stesso, non essere in attacco per quanto era nel resto della squadra. Come è stato strano vedere un fuoriclasse del genere Rooney, cercare utilità sul campo volando da un lato all’altro come una farfalla impazzita. È stata una grande partita per intensità, per gli scambi reciproci del primo tempo, per il senso didascalico di tanti minuti di calcio controllato da noi. Ma è stato anche la dimostrazione di come quella italiana resti una grande scuola e quella degli inglesi, da quarant’anni a questa parte, una parata di complemento fatta con i resti del loro immenso movimento. Noi continuiamo a essere e avere, allunghiamo l’elenco dei nostri comandamenti. Loro, messi alle strette, sono ancora palla lunga e pedalare, più un buon catenaccio che nemmeno Capello aveva saputo evocare. Ora possiamo provare a vincere, questi Europei stanno dicendo cose trancianti. Abbiamo il peggior attacco delle finaliste ma quasi la migliore squadra. Perché non provare?
 di MARIO SCONCERTI da corriere.it

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