Mario Sconcerti : C’è il C.t. Mancano i giocatori

mario sconcertiC’è il C.t. Mancano i giocatori

E’ davvero strano si parli molto di un allenatore di giocatori e niente dei giocatori che dovrà allenare. Eppure la crisi del calcio italiano è di giocatori, non di tecnici. Quando Sacchi prese in mano la Nazionale fu criticato perché convocò 95 giocatori, un esercito. Conte ne potrà provare non più di un terzo. Siamo usciti dai Mondiali al primo colpo per due volte consecutive non tanto per gli errori di Lippi e Prandelli, ma perché i loro miracoli non avrebbero potuto coprire due squadre modeste. Può darsi che sui campi di periferia stiano già correndo i nuovi Baggio, Totti, Del Piero, ma l’impressione è più seria. Compriamo solo all’estero, facciamo giocare quasi solo stranieri. Sacchi ha un’ottima memoria ma dimentica che al suo tempo di stranieri ce n’erano due per squadra. Non esisteva la legge Bosman. Conte non è la soluzione del calcio italiano, è la copertura di un vuoto, il problema resta, va anzi definito più duramente. La Nazionale non è il male del nostro calcio, è solo un sintomo. Sono le società a essersi impoverite, per volontà autonoma, per crisi generale e per l’arrivo di una decina di Grandi Ricchi in Europa che hanno triplicato la posta per sedersi al tavolo. In queste condizioni è normale comprare soltanto all’estero, puoi scegliere fra tre-quattromila giocatori, il prezzo medio si abbassa. In Italia puoi scegliere fra una decina, il prezzo diventa altissimo. Ma se giocano solo gli altri, i nostri non fanno massa, non cresceranno mai.
Non è una mia teoria, è storia, è la legge fisica dell’impenetrabilità dei corpi. Il punto più basso del calcio italiano si ebbe nel 1966, sconfitta con la Corea del Nord ai Mondiali inglesi. Prima reazione, chiusura agli stranieri. Quattro anni dopo arrivammo in finale con il Brasile. Punto più alto del nostro calcio l’82, giocava un solo straniero. Poi il ‘94 di Sacchi, dopo di che si sono aperti i cancelli, le importazioni sono andate sempre aumentando. Nel 2006 avevamo ancora giocatori di prima della legge Bosman. Non contano le tattiche, gli schemi. Il 4-2-3-1 è il più internazionale perché il più semplice, spezza le squadre in due, a ognuno il suo compito. Non è nemmeno un problema di tare ereditarie italiane: il calcio è da ottant’anni nettamente al di sopra delle qualità del paese. È un semplice problema di mancanza di uomini, ed è autodeterminata. Non dico di chiudere le frontiere, è un’utopia, ma è indubbio che la miseria nasce da quell’eccesso. Finché non sarà trovata una soluzione, finché rifiuteremo perfino di discuterne, non avremo più un movimento ma solo una lunga serie di linee interrotte. Questa non è una gaffe di Tavecchio, è il male di tutte le società.

di Mario Sconcerti da corriere.it

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