Massimo Gramellini Buonsenso.com

massimo gramelliniBuonsenso.com

Ieri, intorno alle quattro e un quarto, mi sono innamorato dei social network. (Chissenefrega: me lo dico da solo). Il miracolo è da imputare a un bambino inglese, Ashya King, e ai suoi genitori. Riassumo la storia per chi non la conoscesse: Ashya, 5 anni, ha un forma di cancro che potrebbe rispondere a un tipo innovativo di cure praticato per ora soltanto a Praga e negli Stati Uniti. Parliamo di cure serie, non di alambicchi da peracottari. I genitori volano in Spagna per vendere una proprietà e con quei soldi finanziare il viaggio della speranza nella Repubblica Ceca. Vengono inseguiti da un mandato di cattura internazionale per essersi portati il ragazzino appresso senza il consenso dell’ospedale inglese che lo aveva in custodia.

L’arresto a Madrid dei signori King fa vibrare corde profonde nel premier Cameron, che ha perso un figlio della stessa età. Il primo ministro esprime solidarietà ai genitori con un tweet che fa il giro del mondo, mentre sulla Rete parte una petizione per chiederne la scarcerazione: in poche ore raggiunge le duecentomila firme. Ieri, intorno alle quattro e un quarto, la procura inglese ha ritirato il mandato di cattura, i genitori hanno riabbracciato Ashya e l’ospedale di Praga si è dichiarato disposto ad accoglierlo anche gratis.

Senza l’interessamento di un potente la vittoria del buonsenso sarebbe stata impossibile: e questo è un limite antico dell’umanità. Ma è grazie ai social network se il potente ha potuto sensibilizzare rapidamente la magistratura, e l’opinione pubblica influire con altrettanta immediatezza sul corso degli eventi. E questo è un aspetto consolante della modernità.

Da La Stampa del 03/09/2014. massimo gramellini

I commenti sono chiusi.