Massimo Gramellini il club degli altri

massimo gramelliniIl club degli Altri
Nel suo editoriale di ieri Luca Ricolfi illustrava in modo impeccabile il bivio di fronte a cui si trova ogni leader politico quando arriva al governo. Fare le riforme, passare forse alla storia e perdere sicuramente le elezioni. Oppure limitarsi agli annunci, ai rinvii, agli accomodamenti e sopravvivere per un lasso di tempo che di solito in Italia dura un ventennio. Vedremo quale strada sceglierà Renzi: anche se, come Ricolfi, qualche sospetto ce l’ho. Ma una cosa è pacifica: se le riforme tolgono consenso significa che in realtà i cittadini non le vogliono. Accusano i politici di essere conservatori, ma i primi a non desiderare un cambiamento sono loro. E anche loro nella pratica quotidiana tengono un comportamento opposto a quello ostentato nelle dichiarazioni pubbliche.

A parole reclamano tagli alla macchina statale, agli enti locali, alle burocrazie, alle corporazioni. Nei fatti ogni volta che qualcuno si azzarda a realizzare in minima parte uno di questi applauditissimi propositi viene sommerso dalle proteste di chi si ritiene ingiustamente colpito.

È come se esistesse un reticolo di interessi e garanzie che ci lega tutti in modo indissolubile. Ciascun italiano, preso individualmente, è convinto che le riforme vadano fatte. Però è altrettanto sinceramente convinto che a pagarne il prezzo debbano essere gli altri. Un club che comprende politici, evasori, banchieri, professionisti, imprenditori, garantiti, sindacalizzati, abusivi, raccomandati: alla fine tutti tranne lui. Che invece nel Club degli Altri già ci sta a sua insaputa: a iscriverlo sono stati gli altri.

Da La Stampa del 05/09/2014. Massimo Gramellini

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