Inchiesta Bari il mediatore ?

giampaolo-tarantiniNella rete di Gianpaolo Tarantini c’è un uomo considerato il personaggio chiave per il reclutamento delle ragazze da portare alle feste di Palazzo Grazioli e Villa Certosa in cambio di soldi. Si chiama Massimo Verdoscia, ha 39 anni, e dell’imprenditore pugliese accusato di induzione alla prostituzione è amico fedele oltre che collaboratore negli affari. Lui nega di essere stato interrogato, ma è sul suo ruolo in questa vicenda che si stanno concentrando gli accertamenti dei magistrati baresi. Verdoscia, che tutti chiamano Max, sarebbe stato infatti il mediatore dell’incontro con Patrizia D’Addario, la donna che ha ammesso le due serate in compagnia del premier e adesso dice: «Mi stanno mettendo sul rogo, come Giovanna D’Arco». Lei lo ha riconosciuto in una foto che le è stata mostrata da gli investigatori, ma al suo nome erano già arrivati ascoltando le intercettazioni telefoniche. Colloqui durante i quali Max riceveva le richieste di Tarantini sul numero di ragazze da reclutare e sul luogo dove trasferirle, poi cominciava a cercare. Per questo uno degli obiettivi dell’indagine è verificare come venissero scelte le ospiti a pagamento.

La D’Addario ha dichiarato prima nel suo verbale e poi pubblicamente che ognuna «prendeva una busta dove c’era il compenso per rimanere » e la sua versione è stata con fermata da Barbara Montereale, l’amica che era con lei nella residenza romana del premier il 4 novembre 2008, quando accettò di trascorrere lì la notte. Dalle carte acquisite nel fascicolo emerge che Barbara ha avuto una relazione con Radames Parisi, nipote del boss malavitoso Santino. Lei stessa ne parla in una telefonata del 7 giugno scorso con Patrizia. E anche Lucia Rossini, la terza ragazza ingaggiata per la cena avvenuta a Roma la notte dell’elezione di Barack Obama, avrebbe avuto una relazione con un rampollo dello stesso clan. Sono circostanze che i magistrati stanno riscontrando per scoprire se si tratti di una casualità o se il reclutamento avvenisse pure negli ambienti della criminalità pugliese. E dunque se ci possa essere stato un contatto tra lo stesso Tarantini e questi personaggi. Più complicata da ricostruire è invece la lista completa delle donne ingaggiate. Anche perché spesso usavano nomi di «copertura», proprio come Patrizia che diceva di chiamarsi «Alessia». Lei stessa ha raccontato durante il suo interrogatorio che «la prima volta c’erano una ventina di ragazze. Mi colpì la presenza di due coppie omosessuali: tutte donne, ma una era vestita con i pantaloni, come un uomo». A lei e alle altre loro Tarantini aveva invece imposto comportamenti e abbigliamento: «Vestito nero, trucco leggero». E la seconda volta l’aveva rimproverata: «Comportati bene, perché durante l’altra cena sei stata fredda».

Alcune sono state rintracciate attraverso il numero del cellulari rimasto impresso nei tabulati degli indagati, altre sono state indicate da quelle già interrogate. Altre ancora potrebbero essere individuate nei prossimi giorni, pescando nella rete dell’imprenditore e dei suoi amici. Patrizia rimane la testimone più preziosa, anche perché il suo racconto è riscontrato da foto e registrazioni. Tra le domande poste dai magistrati alcune hanno riguardato l’eventuale presenza a Palazzo Grazioli di Noemi Letizia, all’epoca la ragazza di Portici era infatti minorenne. Lei ha spiegato che fu Tarantini a parlarle di quella ragazza e in una telefonata anche Barbara affronta l’argomento: «Tu e lei — dice all’amica — potete fargli male».

Fiorenza Sarzini corriere.it

I commenti sono chiusi.