Michael Jackson giallo Farmaco

jackoJacko, il giallo del farmaco
Diverse le ipotesi sulla morte. Sott’accusa un’iniezione di Demerol, potente antidolorifico

MILANO – Che cosa ha ucciso Michael Jackson? La domanda è da girare ai moderni Thomas Noghuci, ai medici legali che sostituiranno il famoso «coroner delle star», il giapponese che aveva sezionato Marilyn Monroe, Sharon Tate e Robert Kennedy. Ma intanto nel web circolano le ipotesi più diverse. La più accreditata al momento: un’iniezione di Demerol, un potente antidolorifico, derivato della morfina, capace di provocare arresti respiratori e cardiaci: la cronaca racconta che uno degli assistenti di Jackson ha parlato delle sue difficoltà di respiro e i medici hanno poi accertato la morte per arresto cardiaco. Si sa che Michael Jackson soffriva di mal di schiena cronici, tanto che qualche tempo fa era stato addirittura fotografato mentre usciva dalla sua casa di Las Vegas su una sedia a rotelle. E non era un mistero che prendesse farmaci di vario tipo: antidolorifici, ma anche tranquillanti, antidepressivi, sonniferi e , secondo molti, droghe, compresa la cocaina. Che può provocare danni al cuore.

L’ULTIMA INIEZIONE – Il Demerol allora, a patto che l’ipotesi sia confermata, sarebbe soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Michael Jackson non soltanto abusava di farmaci, ma abusava anche di interventi chirurgici. Operazioni di chirurgia plastica, che lo hanno trasformato da un ragazzo con la pelle colorata in un bianco macchiato dalla vitiligine, quasi senza orecchie perché da lì gli avevano appena prelevato pezzi di cartilagine per ritoccargli il naso. Proprio l’anno scorso i giornali avevano riferito che «la sua pelle si stava squamando come quella di un serpente».

LA VITILIGINE – Anche le continue anestesie hanno contribuito a danneggiargli il cuore. Ma il Re del pop aveva altri problemi di salute, forse veri, forse no, ma i giornali ne hanno sempre parlato. Un deficit genetico di una sostanza, chiamata alfa 1 anti-tripsina, che gli danneggiava i polmoni e addirittura gli avrebbe fatto correre il rischio di un trapianto. Un lupus, una malattia autoimmune in cui gli anticorpi aggrediscono l’organismo stesso, che doveva giustificare certi arrossamenti e certe alterazioni della pelle del cantante (sospettato però di usare creme schiarenti in quantità). Arrossamenti che qualcun altro ha, a un certo punto, attribuito a un’infezione di un germe particolarmente cattivo, lo stafilococco chiamato in sigla MRSA (stafilococco resistente a un antibiotico chiamato meticillina), il batterio mangia-carne, capace di provocare la necrosi della pelle e dei muscoli.

«NON CE LA FARÀ» – Circa un anno fa, quando la star americana si era trasferita dal ranch di Neverland, vicino a Santa Barbara, in un hotel di Las Vegas, un suo amico aveva detto ai giornali «Michael è fisicamente e psicologicamente troppo debole: non ce la farà». A uccidere Michael Jackson sarà anche stata l’ultima iniezione di Demerol, ma c’è anche un’altra ipotesi: il cantante non è mai guarito da quella sindrome di Peter Pan che colpisce le persone immature, incapaci di crescere, di diventare adulti e di assumersi le proprie responsabilità. E alla fine ha ceduto alla sua insicurezza e quel suo desiderio irrefrenabile di apparire un eterno ragazzo.

Adriana Bazzi corriere.it

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