Michele Serra l’Amaca del 5 marzo 2014

michele serra 2L’AMACA del 05/03/2014
Che l’Everest sia una grande discarica a cielo aperto è un paradosso, ma non è una novità. Me lo raccontò negli anni Ottanta — una generazione fa — un alpinista trentino di carattere molto indipendente, Giuliano Giongo, molto critico nei confronti delle spedizioni di massa, parecchie migliaia di persone all’anno che lasciavano sulla montagna più alta della Terra una scia di rifiuti inorganici e organici, questi ultimi eternati dal gelo e dall’altitudine, dunque pochissimo biodegradabili. Rimasi colpito dall’idea di quella traccia patogena (completa di etichette di scatolame e bibite) in un posto in teoria remotissimo, “no logo” per eccellenza, pietra, ghiacci e cielo. Come lasciare su Marte una lattina di Coca-Cola o un catalogo Postal Market.
Ora le autorità nepalesi chiedono a chi sale di riportare a valle, per legge, almeno otto chili pro capite di spazzatura, possibilmente anche altrui. Come una fila di formiche che devono essere un poco più cariche quando scendono rispetto a quando salgono. Rimediando ai guasti lasciati sul terreno da generazioni di cicale. Molto metaforico.

Da La Repubblica del 05/03/2014. michele serra  via triskel182.wordpress.com

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