Mikhail Gorbaciov compie 80 anni

Gli 80 anni di Gorby l’anomalo
«E’ diverso dagli altri». Così confidò Margaret Thatcher a Ronald Reagan dopo aver incontrato il giovane membro del Politburo nel 1984. Poi furono gli anni della glasnost e della perestroika, della caduta dei regimi dell’Est, del colpo di Stato che lo destituì, del sopravvento di Eltsin e della fine dell’Unione Sovietica, della morte dell’amata Raissa… e degli spot pubblicitari.

di Roberto Zichittella

Auguri a Mikhail Sergeyevich Gorbaciov (o Gorbachev, o Gorbachyov oppure Gorbacëv come scriveva quell’implacabile pignolo di Alberto Ronchey). Insomma, Gorby compie ottant’anni il 2 marzo e a Mosca sarà una festa con i fiocchi. Prima una festa privata, poi una pubblica alla quale sono stati invitati tutti i massimi dirigenti della Russia.

Gorbaciov va incontro al suo compleanno a testa alta. Gli anni lo hanno un po’ appesantito, il volto si è fatto un po’ più tondo e sulla fronte campeggia sempre la grande macchia rossastra che divenne il suo tratto distintivo e fece la gioa dei vignettisti di tutto il mondo. L’ultimo presidente dell’Unione Sovietica e Premio Nobel per la pace non è un pensionato che trascorre le sue giornate chiuso nel caldo di un dacia sfogliando gli album delle fotografie. È un uomo ancora lucido, energico, combattivo, pronto a dire la sua sui fatti del mondo e sulle vicende della sua patria. Lo si è visto a Mosca pochi giorni fa, il 21 febbraio, quando Gorbaciov ha incontrato i giornalisti e per un ora e mezza ha parlato di tutto: Putin e la Russia, il Medio Oriente e Gheddafi, il suo imminente compleanno e le tappe principali della sua carriera.

La Russia di oggi non piace a Mikhail Sergeyevich. La democrazia russa gli sembra «incompiuta» e trova insopportabile il gioco delle parti fra Putin e Medvedev. «Non mi piace il modo in cui si comportano – bacchetta Gorbaciov – trovo che sia poco modesto quando Vladimir Vladirimovich (Putin) dice che si siederà con Dmitri Anatolievich (Medvedev) e insieme concorderanno chi di loro correrà per la presidenza». L’ottuagenario Gorby vorrebbe fondare un suo partito politico di ispirazione socialdemocratica (ci aveva già provato in passato).

«La socialdemocrazia – ha detto in una intervista all’Independent – ha il merito di unire il capitalismo e le priorità sociali». Tuttavia il Cremlino gli ha negato la registrazione del movimento. Lui non l’ha presa bene e nella conferenza stampa del 21 febbraio ha dichiarato che il partito di Putin (Russia Unita) «assomiglia alla peggior copia del Pcus». Con questo commento probabilmente Gorbaciov si è giocato la presenza del premier russo alla sua festa di compleanno. Ma forse Putin non sarebbe venuto in ogni caso.

Per dirla alla francese, compiere ottant’anni significa avere quattro volte vent’anni. Nei primi venti anni di Gorbaciov ci sono l’infanzia e l’adolescenza a Stavropol, dove è nato il 2 marzo 1931. Nei secondi vent’anni ci sono gli studi a Mosca, con la laurea in legge nel 1955 e un master di economia. Durante gli studi a Mosca Mikhail Sergeyevich incontra Raissa Titarenko, che sposa nel 1953. Nel 1957 nasce la loro prima e unica figlia, Irina. Nei secondi vent’anni di Gorbaciov c’è anche l’ascesa nei ranghi del partito comunista. Nel 1970 diventa primo segretario del Pcus nella provincia di Stavropol e l’anno dopo entra a far parte del Comitato centrale del partito.

Nel suo terrzo ventennio di vita Gorbaciov continua la sua ascesa ai vertici del Pcus. Nel 1974 entra nel Soviet supremo e nel 1979 diventa membro del Politburo, la massima autorità dell’Unione Sovietica. Dall’interno del Politburo Gorbaciov assiste al lento declino di Leonid Breznev, il presidente dalle folte sopracciglia, sempre più imbolsito, sommo rappresentante di quella che Enzo Bettiza ha definito la «tarda glaciazione sovietica».

In quell’epoca il Cremlino era un club di gerontocrati che di solito si presentavano al mondo durante gli stanchi rituali delle celebrazioni sulla Piazza Rossa di Mosca, davanti al mausoleo di Lenin. A novembre, nei festeggiamenti per l’anniversario della Rivoluzione, i dinosauri della nomenklatura comparivano imbacuccati in enormi cappotti con il collo di pelliccia, il colbacco in testa calato fino agli occhi. Unico segno di vita: la mano alzata a salutare. C’erano Breznev, l’eterno ministro degli Esteri Gromyko, l’ideologo Suslov, il capo del Kgb Andropov, il grigio Cernenko.

Quando nel 1982 muore Breznev (a settantasei anni), gli succede il sessantottenne Jurj Andropov. Non sono età da patriarchi biblici, ma gli anni se li portavano tutti male e avevano comunque seri problemi di salute. Infatti Andropov muore nel febbraio del 1984 e il Politburo nomina nuovo segretario generale del Pcus Konstantin Cernenko, un grigio burocrate di settantatrè anni, tra i più conservatori della nomenklatura.
La nomina di Cernenko fotografa un potere paralizzato, incapace di rinnovarsi. Il mondo resta perplesso, così come i “cremlinologi” (i giornalisti e osservatori specializzati nel decifrare le oscure manovre all’interno del Cremlino). Ma gli osservatori più attenti hanno già messo gli occhi su Gorbaciov, che è l’uomo più giovane all’interno del Politburo. Se ne accorge anche Margaret Thatcher, che nel dicembre del 1984 incontra Gorbaciov a Londra. I due si intendono subito, salta l’agenda degli argomenti e la chiacchierata diventa informale. Una settimana dopo la Thatcher vola a Camp David ospite del suo caro amico Ronald Reagan e il messaggio per il presidente americano è molto chiaro: Gorbaciov «is an unusual Russian», è un russo diverso dagli altri.

L’ora di Gorbaciov scocca nel marzo del 1985 quando Cernenko muore dopo dodici mesi di presidenza trascorsi più negli ospedali che al Cremlino. Mikhail Sergeyevich è il primo leader del Pcus nato dopo la rivoluzione del 1917. Già a maggio, in un discorso a Leningrado (ora San Pietroburgo), parla di riforme. Poi manda il pensione il vecchio Gromyko, per ventotto anni ministro degli Esteri, e lo rimpiazza con il georgiano Eduard Shevardnadze.

Nel febbraio del 1986 Gorbaciov lancia le sue parole d’ordine al ventisettesimo Congresso del Pcus: glasnost (trasparenza) e perestroika (ristrutturazione). In Unione Sovietica e in tutto il blocco dei paesi dell’Est europeo si scatena uno tsunami che nel giro di cinque anni porterà al crollo dell’impero rosso. Nel 1989 si apre il muro di Berlino e si sgretolano i regimi comunisti. Intanto anche in Urss esplodono le rivendicazioni nazionaliste e autonomiste, mentre sul piano internazionale Gorbaciov avvia insieme a Reagan i piani per una riduzione delle armi nucleari e lo smantellamento degli euromissili (nel 1990 gli viene conferito il Premio Nobel per la pace).

La sensazione di molti osservatori è che le riforme siano sfuggite di mano a Gorbaciov. Tra i più severi c’è Enzo Bettiza, che nel suo libro 1989 descrive il leader sovietico come «un apprendista stregone», «un funambolo sul punto di perdere l’asta e l’equilibrio sul vuoto che si apriva sotto i suoi passi incerti, traballanti, sempre più veloci, i passi di una confusa fuga in avanti».

«La gente mi critica per le mie indecisioni – riflette oggi Gorbaciov – ma in generale credo che siamo andati troppo veloci. Un paese con la nostra storia avrebbe dovuto seguire un percorso più lento. Invece infuriavano le passioni, la glasnost e la perestroika galoppavano e tutti ci chiedevano di andare sempre più veloci».

Il funambolo cade nell’agosto del 1991. Mentre è in vacanza in Crimea, Gorbaciov viene destituito da un golpe dei comunisti conservatori. Quando torna a Mosca deve fare i conti con Boris Eltsin, ormai leader dell’opposizione. È il caos. Si scioglie il Pcus e viene proclamata l’indipendenza delle ex Repubbliche sovietiche. Il 12 dicembre 1991 nasce la Comunità degli Stati indipendenti e il giorno di Natale Gorbaciov annuncia le sue dimissioni, mentre sul Cremlino viene ammainata la bandiera rossa dell’Urss.

Comincia così il quarto ventennio della vita di Gorbaciov, segnato dal dolore straziante per la perdita dell’amata Raissa, stroncata nel 1999 dalla leucemia. Alla moglie è dedicata una Fondazione per la quale si impegna con grande passione.

Fra le tante cose fatte da Gorbaciov in questi ultimi anni ce ne sono anche di curiose e stravaganti. Ha interpretato uno spot televisivo della catena Pizza Hut insieme alla nipote Anastasia (il compenso è andato alla Fondazione Raissa), ha fatto da testimonial per le borse lussuose di Louis Vuitton, è comparso in un film di Wim Wenders, ha inciso un disco di romantiche ballate intitolato “Songs for Raissa”.

Il tempo ci dirà se Gorbaciov ha fatto la storia o, in qualche modo, l’ha subita. Ma di sicuro aveva ragione quella vecchia volpe della Thatcher: Gorby «is an unusual Russian».

Auguri Mikhail Sergeyevich!

da ILRIFORMISTA.IT

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