Nadal dobbiamo giocare meno se vogliamo avere carriere lunghe ma non mi ascolta nessuno

Nadal: “nessuno mi ascolta!”
TENNIS – Rafa e Federer fanno parte del Player Council: “E’ faticoso lottare tutto il tempo per suggerire nuove idee, ma pare che io lavori per le prossime generazioni! Invece vorrei ottenere qualcosa anche per la mia”. Chiede una stagione più corta “perché la carriera duri di più”, 2 anni per le classifiche ad evitare ‘casi Del Potro’ e non solo. “Mi sembra di giocare da 100 anni!” Da Parigi, Ubaldo Scanagatta

PARIGI _ Un SuperDjokovic ha battuto un MinorDel Potro nel match due set su tre giocato oggi, dopo la follia organizzativa che li aveva programmati quale ultimo match di ieri. Quindi, anche se ha poche ore per recuperare, Nole non dovrebbe essere troppo stanco per il match “caldo” e tutt’altro che facile con Gasquet che avrà certo tutto il pubblico dalla sua parte questa domenica (e non solo Piatti che, via Ljubicic, ha fatto bella figura anche contro Verdasco).

Per quel che ho visto mi pare di poter confermare le mie sensazioni della vigilia: Del Potro non è ancora tornato quello che era e Djokovic vive un momento di grandissima fiducia. Assolutamente straordinario, ma anche indice della sicurezza che il serbo ha nei suoi mezzi, il modo in cui Nole ha chiuso il match con una palla corta fantastica al termine di uno scambio sostenutissimo da fondocampo. Non basta solo una gran mano per giocarla a quel modo. Bisogna prima pensarla, poi eseguirla. Intanto, battuto anche Fish, non avremo né americani né australiani nella seconda settimana del torneo. Com’è cambiato il tennis rispetto a un tempo!

Ciò detto, mentre non ho più voglia di respingere le stupide accuse di chi mi considera tifoso di questo o quel giocatore a seconda degli articoli che vengono pubblicati su Ubitennis, dello spazio dedicato a questo o quello, ribadisco di considerare l’uomo Nadal come uno dei giocatori più intelligenti e propositivi fra le centinaia che ho incontrato in 40 anni di vita vissuta vicina ai campi di tennis. Straordinariamente maturo, da sempre, in rapporto alla sua età. Questo mio giudizio prescinde completamente dal valore tennistico di Nadal, dalle questioni più o meno improponibili sul Goat (Greatest of All Times), dalla rivalità con Federer e Djokovic, dal suo tipo di tennis probabilmente troppo muscolare per piacere a tutti a prescindere dalla straordinaria efficacia.

Intanto Rafa, come Roger Federer, si è preso da anni (pur essendo giovanissimo….vi assicuro che questa è un’eccezione perchè mai nessuno ventenne lo aveva fatto prima) la responsabilità di occuparsi attivamente dei problemi del tennis, entrando a far parte del players council. Però anche in lui, pur determinato ed instancabile, comincia ad affiorare la fatica di combattere contro i poteri forti, gli interessi costituiti, i mille ostacoli che vengono frapposti da chi è sempre refrattario ai cambiamenti. Per principio, per interesse, per mentalità (chi scrive ne sa qualcosa).

“Seriamente è faticoso per me lottare tutto il tempo per suggerire nuove idee…sembra che io lavori tutto il tempo soltanto per le prossime generazioni! Ma vorrei ottenere qualcosa anche per la mia. Nei due o tre anni che sono stato nel council qualcosa è cambiato…ma per ogni modifica ci vuole un sacco di tempo ed è deludente, no?”. La conversazione era nata a proposito di Del Potro, costretto a riprendere a giocare da una classifica assurda per un campione dell’US open e ad essere quindi una mina vagante nei tabelloni dei tornei cui si è presentato dopo la lunga assenza: “Al di là del caso Del Potro il tennis si deve preoccupare di allungare il più possibile la carriera si suoi campioni. La prima cosa da fare è accorciare il calendario. La seconda è considerare un biennio, e non un anno solo, per computerizzare le classifiche.”

La classifica basata su un solo anno mette troppa pressione sui giocatori (vedi quel che Rafa dirà dopo sul fatto che li obbliga a giocare troppo…)…se un tennista si ferma per 3/5 mesi il ranking non dovrebbe esserne influenzato. Se ti blocchi da n.5 non sari certo n.6 quando riprendi, ma magari potresti essere n.15 o n.16…Oggi questo non accade. Ti fermi 3 mesi? Sei fatto. L’ho detto tante volte nel player-council e molti giocatori (incluso Federer a quanto mi è stato poi detto…n.di UBS) sono d’accordo, ma niente cambia!”.

Altre cose interessanti dette da Rafa (e celermente tradotte dall’ottima Giulia Vai) sono queste: “E’ il mio nono anno sul tour, ed è uguale ogni anno. E’ il settimo anno nei primi due. Questo è il tennis: la parte fisica e quella mentale, non ci si può mai fermare, ecco perché abbiamo una carriera più corta. Avendo una classifica diversa e un modo diverso di intendere la sfida potremmo avere carriere più lunghe. Ho 25 anni ma mi sembra di giocare sul tour da 100 anni! (Ride) Questo è dovuto al fatto che è troppo. Non ho trascorso un weekend a casa dallo scontro di Coppa Davis – prima di Indian Wells. So che il tennis è uno sport duro fisicamente ma penso che la parte più dura sia quella mentale: ho vinto 5 Roland Garros qui e sapete dov’ero il giorno dopo? Ad allenarmi al Queen’s. Abbiamo troppi tornei (4 slam e 9 Masters 1000) e solo 12 mesi all’anno! So che quest’anno allungheranno la sosta a fine stagione di 2 settimane ma non è sufficiente. Temo non riusciremo a cambiare il calendario per la mia generazione ma forse per la prossima. Penso che ci sia bisogno di due mesi e mezzo a fine stagione per riposarsi e allenarsi. Non ho mai tempo di allenarmi durante la pausa e penso sia terribile perché la natura stessa del gioco richiede che tu continui a migliorare e io riesco a farlo solo durante i tornei. Sarebbe bello avere un mese per ad esempio provare a servire in maniera diversa senza avere la pressione di giocare gare. Ma non è possibile. A volte è come un lavoro, anche se io penso che il tennis non sia un lavoro, è una passione. La differenza sta nella punto di vista. Ma questo calendario e queste classifiche lo rendono un lavoro!”.

UBALDO. Se nemmeno il numero 1 del mondo può cambiare queste cose, chi può farlo? Perché noi non possiamo scriverne. Io sono d’accordo con tutto quello che hai detto. Ma tu, Federer e Djokovic siete nel consiglio.

RAFAEL NADAL: Djokovic, No.

UBALDO. Be’ non ora, ma mi sembra che ci sia stato.

RAFAEL NADAL: Sì è vero.

UBALDO. Quindi se voi non lo potete cambiare, chi può farlo?

RAFAEL NADAL: E’ difficile. Mi rendo conto che è una cosa che non può cambiare subito mentre ci sono investimenti in ballo e dire ad un torneo: ‘ tu sei fuori dal circuito perché abbiamo bisogno di un calendario più corto’.

Lo capisco e anche i giocatori lo capiscono. Ma ci sono alternative: se vuoi un calendario di 11 mesi basta che tu abbia una classifica basata su due anni e che dopo gli Us Open ci siano due settimane e poi il Masters. Poi puoi lasciare tornei fino a dicembre ma nessun 1000 o Master Cup, che sono obbligatori. Così per quelli dalla classifica più alta, ma non solo anche per chi si è infortunato durante la stagione e vuole continuare a giocare fino a fine stagione, ne ha la possibilità. Ora come ora se vuoi smettere non puoi. Capisco che tutti i cambiamenti sembrano la fine del mondo per i tornei, ma in realtà anche quelli a fine anno avranno probabilmente migliori opportunità di avere Djokovic o Federer, dato che a volte anche noi giochiamo le esibizioni a fine anno.

Ci sono troppi tornei 250 e 500 nel mondo. Non so quante partite giocherò quest’anno ma per noi è impossibile decidere di avere più tornei”.

Rafa ha pienamente ragione. Ma gli interessi di organizzatori, manager, circuiti, federazioni, rendono impossibile perfino ai due tennisti che hanno dominato il tennis nell’ultimo quinquennio, di cambiare le cose per renderle più razionali. Può sembrare quasi incredibile che la visione “politica” di un ragazzo di 25 anni, volta a preservare il tennis e i suoi campioni, e quindi anche la regolarità dei risultati, sia più lungimirante di quanti governano il mondo del tennis ai vari livelli. Ma visto come va il mondo, forse non è tanto incredibile.

Ubaldo Scanagatta da ubitennis.com

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