Napoli funerale con carrozza trainata da cavalli per la vedova del boss della camorra Carmine Giuliano

Funerale con sei cavalli neri per la vedova del boss
Scenografiche esequie nel cuore di Napoli, a Forcella, per Amalia Stolder. Era la moglie di Carmine Giuliano, padrino dello storico omonimo clan di camorra

Certe scene dicono tutto. Sei cavalli neri e una carrozza che sfilano solennemente nel cuore di Napoli sono una scena da film stile Il Padrino o simili.

E’ accaduto ieri di primo mattino. Sei maestosi cavalli neri hanno attraversato i vicoli di Forcella per un funerale eccellente: quello di Amalia Stolder, vedova del boss Carmine Giuliano, morta a 51 anni per un male incurabile. Un rituale sfarzoso, d’altri tempi, per sottolineare il prestigio della defunta. Se dal punto di vista criminale il clan Giuliano ormai non conta più, nella zona di Forcella la famiglia è ancora molto radicata e temuta; da qui la decisione di organizzare un funerale in grande stile, con carro funebre in stile barocco e cavalli bardati di tutto punto.

Sorella del boss Raffaele Stolder, Amalia era la vedova di Carmine Giuliano, fratello del capoclan Luigi, che oggi è collaboratore di giustizia e vive lontano da Napoli.

Soprannominato ” ‘o lione, il leone, Carmine, morto nel 2004, era noto soprattutto per le foto, scattate negli anni Ottanta, che lo ritraggono assieme a Diego Armando Maradona in una vasca da bagno a forma di conchiglia. Carmine era uno degli undici figli di Pio Vittorio Giuliano, il patriarca morto nel 2009 che negli anni Cinquanta aveva creato una fortuna con il contrabbando delle sigarette. Assieme ai fratelli Guglielmo, Salvatore e Raffaele, ha affiancato per anni il primogenito Luigi, ” ‘o rre,  cioè il re di Forcella, alla guida del clan. Un altro fratello, Nunzio, si dissociò e fu poi assassinato nel 2005 per una vendetta trasversale.

Acerrimi avversari di Raffaele Cutolo, i Giuliano diedero vita con altri gruppi criminali alla Nuova famiglia. Padroni per decenni di Forcella, alleati di altri sanguinosi clan tra cui la cosca dei Misso, i Giuliano divennero ricchissimi grazie al contrabbando, alle estorsioni, alla vendita di prodotti contraffatti e allo spaccio di droga. Poi, alla fine degli anni Novanta, arrivò il declino, con gli arresti che ne decimarono le fila e la decisione di tutti i fratelli di collaborare con la giustizia. Per il suo pentimento, in particolare, Luigi Giuliano ha dovuto pagare un prezzo altissimo: l’uccisione prima del fratello Nunzio, poi del figlio Giovanni, avvenuta nel 2007.

da AGI.IT

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