Napoli studenti americani picchiati fuori da pizzeria

Napoli: studenti stranieri picchiati dopo una serata in pizzeria

“‘Non è colpa tua, non è colpa tua… Ora, finalmente, ci sentiamo a casa’. Cosi’ mi ha detto tremante e ancora terrorizzato il giovanissimo ragazzo statunitense aggredito per strada con i suoi amici. E io che gli dicevo ‘mi dispiace’, ma sapevo che non potevo far nulla. E ormai non serve denunciare il problema… Serve, invece, cominciare a insegnare ai bambini ad amare e a conoscere la bellezza e l’importanza della loro città”. E’ il racconto pieno di amarezza ma anche di speranza di Giovanni Berardi, 55 anni, titolare di un ostello nel centro antico di Napoli. Spiega che i suoi ospiti stranieri, 7 ragazzi tra i 20 e i 22 anni – 6 statunitensi ed un canadese – hanno vissuto la notte scorsa momenti di terrore. Quindici minuti da dimenticare.

“Tornavano da una pizzeria del centro storico – racconta Giovanni – cinque ragazzi e due ragazze, studenti in questo periodo a Siviglia e a Parigi, che hanno deciso di scegliere Napoli e Pompei come meta di un loro viaggio. Non avevano fatto i conti con gente senza scrupoli… In dieci-dodici delinquenti, poco prima dell’una, li hanno circondati in un vicolo vicino all’ostello e hanno cominciato a picchiarli”. E’ drammatica la scena descritta dall’operatore turistico: ”Con scooter ed un’auto li hanno prima bloccati e poi aggrediti; in due, in particolare, sono stati malmenati e presi a cazzotti, uno dei quali mentre era a terra”.

E cosi’ i ragazzi, giunti sabato mattina in città, sono stati in balia di ”persone meschine, represse, che, dal punto di vista socioantropologico, si mettono in mostra, marcano il territorio come fanno i cani con la pipi’ e, intanto, mandano al tappeto una citta’ che potrebbe vivere solo di turismo…”. In due degli aggressori hanno anche tentato, dice Giovanni, di ”sfondare a calci il cancello d’ingresso dell’edificio dove si trova la struttura ricettiva. Poi, grazie anche alle urla dei vicini, sono andati via non senza aver compiuto una piccola razzia: un ‘bottino’ di una novantina di euro, qualche carta di credito e telefonini”.

Quando sono tornati nell’ostello, Giovanni si e’ trovato di fronte facce terrorizzate. Nessuno aveva voglia di parlare. Ghiaccio sul capo, un po’ di medicine, ma la ferita dentro è insanabile. ”Il ragazzo fisicamente più grosso – dice Giovanni mentre nello sue parole cresce il senso di impotenza e la rabbia – mi ha abbracciato e mi ha detto: ‘Giovanni, non e’ colpa tua’. E pensare che faccio ‘lezioni’ di un’ora ai miei ospiti sui pericoli ai quali possono andare incontro nei loro viaggi”.

Non c’e’ speranza, dunque? ”Guardi, parlano i fatti: in passato ci sono state tante denunce ed allarmi. E a cosa sono serviti? Quasi a nulla. Il presidio delle forze dell’ordine – che lottano in condizioni sempre piu’ difficili, va detto – e’ spesso diventa solo ‘simbolico’ in quanto vengono privilegiate certe piazze e certe zone solo perche’ magari piu’ popolate di turisti, ma esistono anche le stradine vicine che sono spesso teatro della microcriminalità”.

Insomma siamo alle solite: Napoli è alle prese con il suo cancro, di ordine pubblico ma anche di tessuto sociale e culturale alla deriva. ”E’ proprio cosi’. Non giriamo intorno al problema: questa e’ una citta’ difficile. Io e i miei colleghi facciamo la nostra parte. E gli altri? Ma ci vogliamo rendere conto che Napoli e’ un museo a cielo aperto? C’e’ tanta gente perbene e’ la citta’ piu’ bella che io conosca. Ma quanti, sanno, per esempio, che nel Duomo vi sono i resti del battistero piu’ antico della storia della cristianità”?.

da BLITZQUOTIDIANO.IT

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