Napolitano: nessun pregiudizio di nazionalità su Draghi

Napolitano: su Draghi non ci devono essere pregiudizi di nazionalità
Il Capo di Stato incontra i “falchi” tedeschi che non vogliono un italiano alla presidenza Bce

ANTONELLA RAMPINO

Giorgio Napolitano assicura che no, con Angela Merkel «di Mario Draghi alla Banca centrale europea non se ne è parlato, non abbiamo discusso della questione che non solo non ci compete, ma soprattutto è prematura». Il Presidente in visita ufficiale a Berlino auspica «che quando sarà il momento, verranno prese in considerazioni le qualificazioni dei candidati». E quelle di Mario Draghi sono, ovviamente, di primissima qualità.

C’è ovviamente l’appoggio del Capo dello Stato al governatore della Banca d’Italia, del quale non a caso in terra tedesca ricorda che «si tratta anche del presidente del Financial Stability Board», incarico internazionalmente considerato un asset di primissimo piano proprio per accedere alla successione a Trichet ai vertici della Bce. Ma Napolitano aggiunge molto di più: «Il governatore Draghi è un uomo di grande competenza e rigore, e vogliamo che la discussione sia libera da pregiudizi favorevoli o sfavorevoli sulla base della nazionalità di provenienza del candidato». Il presidente tedesco Wulff, che gli è accanto, annuisce, «la nazionalità non deve avere alcun ruolo».

E questo perché per stare solo a ieri, e per capire il clima che si respira in Germania, quando il deputato socialdemocratico Sigmar Gabriel al Bundestag ha dovuto accusare il liberale ministro della Difesa protagonista di uno scandalo con richiesta di dimissioni per aver copiato la propria tesi di laurea, ha urlato «Lei, signor ministro, è come Berlusconi». Naturalmente, non è a questo che Napolitano si riferiva: la sua visita ufficiale in Germania è stata preceduta da un lungo articolo del Wall Street Journal , ampiamente ripreso dai media tedeschi, «La candidatura di Draghi non passa il test tedesco perché è italiano».

Secondo la bibbia americana della finanza mondiale Angela Merkel, sotto pressione in Germania per aver acconsentito al salvataggio di un Paese sull’orlo della bancarotta come la Grecia, mentre incombono le elezioni in molti Laender non può permettersi di affidare la gestione dell’euro alle mani di un italiano. Dopo la rinuncia del tedesco Axel Weber, il tabloid Bild aveva titolato «Chi si occuperà ora dell’Euro? Per favore non quest’italiano», e questo perché «per gli italiani l’inflazione è come pomodoro sulla pasta». Soprattutto, secondo il Wsj l’immagine dell’Italia «è precipitata a causa della sequenza di scandali sessuali e legali» legati al presidente del Consiglio. Politicismi e razzismi a parte, nei circoli finanziari e tra i decision maker europei il nome di Draghi gode di alta considerazione: e questo lo riconosce anche il Wsj.

La visita di Napolitano, poi, sembrava perfetta per dare sostegno alla candidatura di Draghi anche presso quei settori della politica tedesca, come il capogruppo socialdemocratico al Bundestag Frank-Walter Steinmeier, o il cristianodemocratico presidente della Baviera Horst Seehofer, con il quale l’incontro è poi saltato poiché la visita è stata accorciata di un giorno. E invece con la Merkel e con Wulff il tema è stato affrontato solo in modo informale. Al centro dei colloqui, dice Napolitano, «c’è stato il consolidamento dell’eurozona, il nuovo patto di stabilità per prevenire la crisi dell’euro, il patto per la competitività proposto da Francia e Germania». Il rischio, a fonti presenti agli incontri è parso che la Germania, consapevole del valore di Draghi, possa chiedere all’Italia qualche sacrificio in più in quel patto per la stabilità del quale si discuterà a Bruxelles a fine marzo.

da LASTAMPA.IT

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