nero a valdagno razzismo

obante-neroLa vicenda del giovane ivoriano Victor Nelson escluso da un coro di montagna per il colore della sua pelle ha indignato anche il sindaco di Valdagno (Vicenza), cittadina in cui ha sede la formazione al centro del caso, il «Coro Amici dell’Obante». «A Valdagno – afferma Alberto Neri – non c’è spazio per il razzismo e l’intolleranza. Non c’è adesso e non ci sarà nel futuro». Il sindaco dice di aver letto «con grande disappunto» le cronache del presunto episodio di razzismo. Aggiunge di non avere a disposizione elementi «per esprimere un giudizio sulla vicenda», ma annuncia che l’amministrazione comunale «si schiererà convintamente contro ogni forma di discriminazione, laddove si presentasse». Neri conclude affermando che farà tutto ciò che è in suo potere «per confermare quella che è a tutti gli effetti una caratteristica della comunità valdagnese, una città che ha fatto propri da sempre i valori dell’accoglienza e della tolleranza, e che non ha mai mostrato segnali d’allarme su questo tema». 
DA GAZZETTINO.IT – Vittima di una storia di razzismo strisciante o di un gioco di potere in cui si è trovato invischiato suo malgrado? Fa discutere il caso di Victor Nelson, 37enne originario della costa d’Avorio che sarebbe stato escluso dal coro “Amici dell’Obante” per il colore della sua pelle. La sua versione – che giunge a supporto di quella data dall’amico Alberto Rasìa, che ha rivelato di aver lasciato il coro per l’atteggiamento razzista con cui una buona parte dei componenti ha spinto l’amico ivoriano ad allontanarsi – pare non lasciare spazio a dubbi: «Ho dovuto subire varie umiliazioni – ha rivelato Nelson al Giornale di Vicenza -, spesso quando arrivavo alcuni coristi si giravano per non salutarmi e sono venuto a sapere che al maestro era stato detto che se mi avesse dato la divisa per cantare ai concerti, alcuni “vecchi” coristi sarebbero usciti dal gruppo». 
L’IVORIANO – Tanto più che dopo 36 anni di direzione del coro il maestro Paolo Penzo si sarebbe tirato indietro proprio dopo quello che è successo a Victor Nelson. L’ivoriano mastica amaro: «Mi hanno detto che il coro era di tradizione vicentina e che io non avevo nulla a che fare con quella tradizione. Ho capito e me ne sono andato. Ma la pelle non è un ostacolo. La diversità può unire». La replica del presidente del gruppo Attilio Faccin al Gazzettino getta una nuova luce sulla vicenda: «Macché razzismo, Nelson non è mai entrato ufficialmente nel coro, anche perché c’era un problema di dizione da superare. Purtroppo è uno strumento nelle mani di Rasìa che da tempo volevamo allontanare per via del suo comportamento non corretto, prima ancora che arrivasse Victor. È una vittima, ma non nostra». 
A rafforzare la propria posizione Faccin sottolinea che non è stato Rasìa ad andarsene, ma è stato il coro ad allontanarlo: «Ricordo che sono stati 28 su 30 i voti a favore della sua radiazione. Quando sento parlare di razzismo mi viene da ridere. Figuratevi che mia figlia ha adottato un ragazzo un bambino da colore anni fa. Comunque siamo decisi a chiarire tutto, 

da Il gazzettino

«Ma quale razzista, sono tutte stupidaggini». È su tutte le furie il presidente del “Coro amici dell’Obante”, Pietro Faccin, amareggiato per le accuse che gli vengono mosse dall’ex corista Alberto Rasia e dall’aspirante corista, Victor Nelson. «Nessuno è stato cacciato per il colore della pelle, semmai è stato radiato Rasia, per comportamenti che non sono stati digeriti dalla maggioranza del coro, ricordo che sono stati 28 su 30 i voti a favore della radiazione di Rasia. Il problema in tutta questa storia è sempre stato lui».
Il presidente non ci sta a passare per razzista e passa al contrattacco precisando che «Victor non è mai stato cacciato perchè non ha mai fatto parte del coro, la Commissione sul suo nome non si è mai espressa, perché non ce n’è mai stato bisogno. inoltre con il ragazzo di colore c’era un evidente problema di dizione che andava superato se il ragazzo voleva avvicinarsi al coro, ma ribadisco che non c’è mai stata alcuna espressione di stampo razzista all’indirizzo di Victor». 
Il presidente prosegue a ricordare i fatti e continua ad additare quello che a lui appare il vero responsabile di tutta la vicenda: Alberto Rasìa: «È lui quello che ha montato tutto il caso, il coro si è sempre comportato in maniera ineccepibile. Se la situazione non fosse tremendamente seria, mi verrebbe da sorridere quando sento che qualcuno da a me del razzista, a me che ho un nipotino di colore. Ebbene sì, mia figlia ha adottato un ragazzo di colore, e per noi non è mai stato un problema assolutamente».
A questo punto però il presidente non intende stare con le mani in mano: «la situazione ora è grave, convocherò il Consiglio per tutelare l’immagine del coro»

da il giornale di vicenza

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