New York finirà sotto acqua entro il 2300 per il riscaldamento globale

New York sott’acqua entro il 2300
Il livello dei mari destinato ad aumentare di 2,7 metri per il riscaldamento globale. A rischio soprattutto la East Coast

Anche se i grandi della Terra si mettessero immediatamente d’accordo su obiettivi seri per la tutela del clima, il livello dei mari è destinato ad aumentare inesorabilmente nei prossimi secoli. Lo sostiene uno studio elaborato da un team internazionale di scienziati climatici. Più che un allarme, uno scenario apocalittico è invece il quadro dipinto da una seconda ricerca: per l’anno 2300 il livello dei mari potrebbe crescere fino 4 metri.
«INONDAZIONI NELLA GRANDE MELA» – Il valore stimato più probabile, calcolato dagli esperti per quanto riguarda l’aumento del livello del mare in questo scenario apocalittico, si ferma a 2,7 metri. Ciononostante, le conseguenze per le città e le regioni costiere sarebbero drammatiche, ha sottolineato il co-autore dello studio, Stefan Rahmstorf, dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sugli impatti climatici (PIK).
«A New York City, per esempio, l’aumento di appena un metro moltiplicherebbe la frequenza di gravi inondazioni: da una ogni secolo a una ogni tre anni». La costa orientale degli Stati Uniti è perciò una «sorvegliata speciale». Lungo i mille chilometri di litorale su cui si affacciano la Grande Mela, Baltimora, Philadelphia e Boston, il livello del mare sta crescendo ad una velocità fino a quattro volte superiore rispetto al resto del mondo. Da una parte all’altra del pianeta sono però centinaia di milioni le persone che vivono in aree costiere relativamente basse: un aumento del livello del mare interesserebbe in maniera drammatica anche i Paesi più poveri, soprattutto quelli in via di sviluppo, ma anche importanti metropoli in Asia. La conseguenza? Come si evince da una seconda ricerca pubblicata anch’essa sulla rivista scientifica Nature Climate Change, i danni economici sarebbero incalcolabili con il rischio di un vero e proprio esodo di rifugiati.

PUNTO DI NON RITORNO – Le probabilità di restare entro la soglia di 2 gradi esplicitamente inserita nell’accordo di Copenaghen diventa una chimera, sostengono gli scienziati. La continua crescita delle emissioni ha reso tale obiettivo – considerato da molti esperti il punto di non ritorno per il pianeta – estremamente difficile e probabilmente impossibile da raggiungere. Con un forte innalzamento delle temperature di 3 gradi, il livello dei mari salirebbe tra i 2 e i 5 metri, riferiscono dal PIK. L’autore principale dello studio è il ricercatore climatico olandese Michiel Schaeffer. Del team fa parte anche lo scienziato australiano Bill Hare. Entrambi lavorano presso Climate Analytics, un ente no-profit con sede a Berlino, che si occupa di clima e collabora con il PIK.

Elmar Burchia da corriere.it

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