Nuove regole per internet occhio alla fregatura

Nuove regole per Internet

Si conclude stasera a Parigi il primo e-G8 Forum, un summit dedicato alla Rete voluto da Sarkozy in vista del G8 di Deauville del 26-27. Al centro dell’agenda dei G8, infatti, ci sarà – oltre a temi più consueti – Internet. Non sarà la prima volta: i G8 si occuparono della Rete già nel 2000 a Okinawa. Ma da allora sono cambiate molte cose: all’epoca molti parlavano di Napster e quasi nessuno di Google, Skype doveva nascere, e Zuckerberg, co-fondatore di Facebook, andava al liceo.

Il numero di utenti della Rete è quasi sestuplicato, passando da 360 milioni a oltre due miliardi, e l’accesso wireless è diventato importantissimo.

Forse per questo motivo Sarkozy ha voluto organizzare il primo «e-G8 Forum», al quale stanno prendendo parte circa 600 persone, inclusi molti tra i nomi più famosi del mondo Internet. Ci sono motivi per guardare con una certa preoccupazione a questo primo «e-G8» e alle decisioni che il G8 potrebbe prendere in merito alla Rete.

Innanzitutto, il padrone di casa, Sarkozy, negli anni scorsi si è contraddistinto per aver imposto, per primo in Europa, un approccio draconiano a tutela degli interessi di alcune industrie culturali. Con la legge francese Hadopi, infatti, chi è sospettato di utilizzi illeciti di file musicali o video è ora punito con una serie di sanzioni che possono arrivare alla disconnessione da Internet dell’intero nucleo familiare. Non esattamente le migliori credenziali per discutere della Rete in maniera equilibrata.

In secondo luogo, a leggere il programma dell’e-G8 Forum sembrerebbe che Internet sia quasi esclusivamente dominio di aziende private. Non solo, infatti, l’organizzazione del forum è stata affidata a Maurice Lévy, il proprietario di una delle più grandi agenzie pubblicitarie al mondo, ma il programma è pervaso di amministratori delegati, lasciando la società civile e le università, le vere madri di Internet, in nettissima minoranza.

È dunque legittimo chiedersi quale sia la vera agenda del Forum: confronto reale sul futuro della Rete o semplice messa a punto di decisioni già prese da relativamente pochi attori? Letti i comunicati ufficiali, l’attenzione dei G8 sembra concentrarsi su due aree: gli usi illeciti delle opere dell’ingegno e la neutralità della Rete. Sul primo punto, la sensazione è che i governi dei principali Paesi al mondo, a partire dagli Usa, piuttosto che riformare il copyright per adattarlo all’età della Rete, preferiscano confermare la deriva proibizionista che, dopo Hadopi, sta ora portando al controverso trattato internazionale Acta, con pene per i trasgressori sempre più severe e apparati di sorveglianza sempre più pervasivi.

Sulla neutralità della Rete, invece, il rischio è un possibile scambio secondo il quale le imprese di telecomunicazioni europee, alla caccia di fondi con cui ammodernare le loro reti, otterrebbero di violare la neutralità della Rete, ovvero l’ok politico a «tassare» le americane Google e Facebook che devono necessariamente passare per i loro cavi se vogliono raggiungere mezzo miliardo di europei. Le aziende americane in cambio otterrebbero la fine degli attacchi a cui sono soggette da un paio d’anni a questa parte; inoltre le nuove «tasse», per quanto odiose, costituirebbero comunque una barriera contro potenziali start-up concorrenti. Tale ipotetico scambio violerebbe uno dei pilastri di Internet, ovvero la regola che chi possiede i cavi può benissimo farsi pagare per fornire accesso, ma non può imporre balzelli sui bit in transito.

Che le intenzioni siano queste o no, i Paesi più ricchi del mondo dovrebbero evitare di arroccarsi in difesa dello status quo e scegliere, invece, di affrontare la rivoluzione digitale a viso aperto. Puntando su innovazione e creatività. Abbracciando la Rete come straordinaria piattaforma di competizione e collaborazione. E ricordando a tutti che, se le circostanze lo richiedono, ogni nuova generazione è libera di modificare le norme ricevute in eredità dagli antenati.

Un vento costituente all’e-G8 Forum spazzerebbe via l’impressione di una passerella per potenti e darebbe alle eventuali decisioni dei G8 una legittimazione politica e morale che andrebbe ben oltre il peso dei rispettivi Pil.

JUAN CARLOS DE MARTIN da lastampa.it

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