Online programmi pc entro cinque anni

nuvoleCloud computing: presto tutti online i programmi per pc
Siamo a un punto di svolta nel cyberspazio della rete: nel giro di cinque anni ben l’80% delle operazioni al computer non si faranno più servendosi dei software installati nel pc di casa ma attraverso il ’cloud computing’, una «nuvola di risorse informatiche», applicazioni, programmi di calcolo e scrittura, di immagazzinamento dati e molto altro, che sarà disponibile online, fornita da provider di vario tipo.

A delineare sulla rivista Science gli scenari futuri di Internet è Michael Nelson della Georgetown University di Washington DC.

Secondo Nelson, il futuro di Internet è appunto il ’Cloud computing’, un nuovo modo di usare il pc sfruttando i programmi installati sui server di Internet, con modalità analoga alla gestione attuale dei contenuti on line.

Così banalmente, invece di usare Word per scrivere, ci si potrà collegare a Internet e usare la sua versione online ed anche salvare i documenti su un hard disk virtuale.

Un esempio già in uso sono le applicazioni offerte da Google agli utenti Gmail, agenda, programmi di visualizzazione delle foto, software di scrittura e molto altro.

«Il Cloud computing ha raggiunto attualmente un grado di evoluzione pari a quello raggiunto da Internet nel 1993 – spiega Nelson – gli standard di base sono decisi, le prime applicazioni commerciali stanno prendendo piede, restano preoccupazioni sul versante della sicurezza e non è chiaro quanto questa nuova tecnologia spopolerà. Ma tutto si deciderà nel giro di due-tre anni».

Gli scenari possibili per il destino della ’nuvola’ sono essenzialmente tre: si potrebbero formare tante ’nubi’ separate tra loro, ciascuna fornita da diversi provider, che non si interfacciano tra loro e che forniscono servizi diversi che non si possono interconnettere l’un l’altro, spesso a pagamento.

Oppure, proseguire nella metafora, un ’cielo nebbioso’, con più nuvole che possono condividere dati ma non applicazioni, queste ultime gestite da diversi provider proprietari che decidono ciascuno indipendentemente.

Ma lo scenario più entusiasmante è quello di un’unica grossa nuvola che si allarghi a dismisura mettendo tutto a disposizione di tutti, permettendo agli utenti di librarsi senza limiti in un ’cielo sereno’, un’unica grossa ’nuvola aperta’ con livello di connessione tra utenti e gestori massimo.

«La nuvola – spiega Nelson – sarà, come Internet, una rete di reti fatta di oltre 100 mila sottosistemi gestiti da diverse compagnie e organizzazioni . Questo scenario massimizzerebbe la collaborazione, permettendo agli utenti di assemblare software e dati nei servizi che incontrano i loro particolari interessi e bisogni».

Numerose organizzazioni compagnie hanno già abbracciato la ’nuvola aperta’, incluso il Forum Open Grid, l’Open Science Grid, che è un consorzio universitario guidato da Google e Ibm, e quasi 200 tra compagnie e organizzazioni hanno approvato un «Manifesto dell’Open Cloud».

«Possibili oppositori alla nuvola aperta sono i governi che vogliono censurare l’informazione che i propri cittadini possono ottenere online – conclude Nelson – ma anche i protocolli di sicurezza per lo scambio di dati col copyright che, se gestiti male, possono limitare l’espansione di questa nuvola di infinite opportunità».
Inizia l’era del “Cloud Computing”: i computer si trasformano in aggregati continuamente variabili. Da Google a Facebook i servizi e le applicazioni utilizzano la logica ubiqua dell’“anywhere, anytime, anyway”

LUCA INDEMINI

Una nuvola, un elastico, uno stormo di uccelli. Sono suggestive le immagini con cui si cerca di raccontare il futuro di Internet. Un futuro che è già intorno a noi.

Quello di «Cloud Computing» è un concetto che aleggia nel campo dell’IT – l’Information Technology – dagli Anni 70, ma è solo di recente che è diventato sia tecnologicamente possibile sia necessario, data la mole dei dati.

La gestione delle macchine compresse in una «Cloud» può essere paragonata proprio a uno stormo, indirizzabile come se fosse un’unità compatta, ma che in realtà è composto da molte unità singole. Più stimoli arrivano e più l’elastico si tende, mentre, se si riducono, anche la tensione si allenta.

Amazon è stata una delle prime aziende a commercializzare servizi basati su una piattaforma simile al «Cloud Computing», a fine 2006. Nella gestione del servizio di bookstore on line ha dovuto affrontare il problema dei picchi di contatti e richieste. Ma, anziché dotarsi di un numero sempre maggiore di macchine, che sarebbero rimaste inoperose per gran parte dell’anno, ha creato un sistema in grado di «affittare» macchine ad hoc, ingaggiate automaticamente dalle richieste degli utenti.

Il concetto di «nuvola», così, appare correlato a quello di «Saas» (software as a service). Ne sono esempi classici Google, Yahoo, Facebook e YouTube, oltre ai programmi che permettono di utilizzare una qualsiasi applicazione senza averne fisicamente una copia sulla propria macchina. In questo contesto il pc diventa uno strumento, la cui efficienza non dipende tanto dalle prestazioni intrinseche quanto dall’accessibilità a servizi evoluti offerti dal Web, nella logica di «anywhere, anytime, anyway».

Il rovescio della medaglia è racchiuso nel giudizio tranchant di Richard M. Stallman, fondatore del free software e del movimento «GNU»: «Il “Cloud Computing” è da stupidi. Utilizzando il Web server di qualcun altro, ci si mette nelle mani di chiunque abbia sviluppato quel software e si potrebbe arrivare a dover pagare cifre sempre più elevate per accedere ai propri dati». Senza scomodare il Grande Fratello, comunque, ci sono alcune domande in sospeso: dove risiede la «Cloud»? Chi la gestisce? Che uso fa dei dati?

Dubbi che porterebbero a prediligere, nello spirito più puro di Internet, allo sviluppo di reti decentrate, tanti network in grado di «ingaggiarsi» l’un l’altro e arrivando così a comporre una «nuvola» estesa, ma individuabile territorialmente. E’ da questi stimoli che prende spunto la conferenza annuale di TOP-IX «L’infrastruttura del talento». Il Consorzio piemontese vuole sottolineare la necessità di sviluppare l’infrastruttura, fisica e virtuale, alla base di Internet: è quella «necessaria a garantire il debutto di nuove idee imprenditoriali sul mercato, abbassando la soglia di rischio e le barriere d’entrata con cui gli imprenditori devono confrontarsi», spiega il direttore generale di TOP-IX, Silvano Giorcelli. Dall’altro lato, però, vuole riflettere sulla fattibilità della creazione di una «Cloud» piemontese.

«Ovviamente non si può pensare a una “Cloud” di nicchia: significherebbe negarne la natura – spiega Andrea Casalegno, direttore tecnico di TOP-IX -. Ecco perché è necessario unire le energie pubbliche e private per costruire una “nuvola” più estesa, che sia una preziosa fonte di garanzia, per esempio attraverso lo storage dei dati sul territorio, protetti secondo parametri di gestione pubblici».

È su questo terreno che, secondo l’advisor Gartner Inc, si gioca l’innovazione nel settore informatico e il Piemonte si candida a un ruolo da protagonista. Il CSI-Piemonte, grazie alla creazione di un apposito laboratorio e a due Borse di dottorato, con l’Università e il Politecnico di Torino, testa le nuove tecnologie per valutarne le applicazioni nella pubblica amministrazione. «Abbiamo concentrato alcune decine di piccoli server su altri più grandi, ottimizzando l’uso dell’energia elettrica e l’occupazione dello spazio nel data center – spiega Diego Feruglio, responsabile della Direzione Architetture e Server Farm del CSI -. Il tutto continuando a garantire un servizio molto elevato».

Insomma, se le previsioni danno una «nuvola» sul Piemonte, stavolta è un buon segno.

IL MEETING
“Diffondere il talento”
«L’infrastruttura del Talento»: è il titolo della conferenza annuale TOP-IX 2008, che si svolge oggi a Torino, al Centro Incontri della Regione Piemonte.
La mattinata ospita una sessione di inquadramento e due tavole rotonde. L’obiettivo è analizzare i principali trend di sviluppo della Rete, con interventi, tra gli altri, di Simone Brunozzi di Amazon, Eddie Budgen di SensibleCloud e Moshe Bar.
Il pomeriggio è dedicato, invece, alle strategie che possano rendere il Piemonte e l’Italia protagonisti dello sviluppo di Internet in Europa.
Le informazioni sono sul sito http://conferenza2008.top-ix.org.
da lastampa.it

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