Ora la Protesta incendia Damasco e la Siria

In Siria è la “Giornata della dignità”
Cortei e proteste, cresce la tensione

ma allerta tra le forze di sicurezza siriane, che si attendono per oggi ingenti manifestazioni antigovernative in tutto il Paese, dopo quelle che hanno già fatto decine di vittime nei giorni scorsi. Gli attivisti hanno convocato per oggi, dopo la preghiera islamica del venerdì, una “Giornata della dignità”. Cortei e proteste sono attesi fuori dalle moschee in varie città del Paese. A Damasco centinaia di manifestanti stanno scandendo slogan contro il regime e in sostegno degli abitanti di Daraa. Per cercare di contenere le manifestazioni, il presidente Bashar al-Assad ha annunciato ieri sera una serie di riforme, che in gran parte coincidono con le richieste avanzate dagli attivisti.

Per bocca del suo consigliere Bushaina Shaaban, il presidente ha annunciato l’aumento dei salari pubblici, misure a sostegno dell’occupazione, la creazione di una commissione che dialoghi con i manifestanti e valuti le loro richieste. Il governo valuterà inoltre la revoca dello stato d’emergenza.

Intanto, la tv di Stato trasmette da ieri sera immagini di gente in festa «a Daraa», epicentro delle violente rivolte (circa 40 morti), ma sui social network molti utenti affermano che si tratta di «immagini registrate relative al 2007». L’agenzia ufficiale di notizie Sana guida la campagna mediatica del regime baathista, al potere da quasi mezzo secolo, per assicurare che «il popolo siriano è col presidente Bashar al Assad». Nella prima pagina del sito Internet della Sana si legge: «Un’atmosfera di soddisfazione regna a Daraa e nelle regioni dopo l’annuncio del pacchetto di decisioni e decreti emessi dal presidente Bashar al Assad».

«Sono immagini registrate che si riferiscono a cortei organizzati dal regime nel 2007», si legge sul «muro» del gruppo Facebook «Syrian.Revolution» che conta più di 78.000 utenti. «Guardate la tv, trasmettono il passato come se fosse in diretta!», afferma su Twitter un «attivista siriano». In serata, la tv di Stato ha anche aperto un «collegamento diretto telefonico con i telespettatori», trasmettendo «in diretta» alcune testimonianze «spontanee» di sostegno al rais siriano. L’emittente non ha però mai fornito ai telespettatori il numero di telefono a cui chiamare per intervenire in diretta.

In Yemen, invece, le forze di sicurezza si stanno schierando in gran numero nel centro della capitale Sanaa, in attesa di una massiccia manifestazione contro il presidente Ali Abdullah Saleh, annunciata per oggi dagli attivisti come “Giornata dell’addio”. Per i manifestanti, la protesta sarà la più grande di sempre ed è destinata a dare una spallata definitiva a Saleh. Risale a venerdì scorso la più violenta delle giornate di protesta in Yemen, in cui almeno 50 manifestanti sono stati uccisi. Per placare la piazza, Saleh ha promesso di non ricandidarsi e ha convocato elezioni anticipate entro un anno. Solo ieri sera, inoltre, ha annunciato l’amnistia per tutti i militari passati dalla parte degli oppositori.

Secondo l’inviato della Bbc, la capitale è disseminata di checkpoint creati tanto dai militari quanto dagli organizzatori delle proteste. Le vie della città, inoltre, sono piene di uomini armati e c’è un timore concreto di un nuovo venerdì di sangue. Lasciare il paese, per i pochi stranieri che vi sono rimasti, è diventato quasi impossibile, perchè i voli sono pieni da giorni, dopo che gran parte delle ambasciate hanno deciso l’evacuazione del loro personale e hanno consigliato il rimpatrio dei connazionali.

da lastampa.it

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