Padova Don Paolo Spoladore è il sacerdote-papà? Lui smentisce

Il “papà” sacerdote: «Sono tutte illazioni». La donna ha dichiarato che l’esame del Dna ha confermato che don Paolo Spoladore è il padre di un bambino di sette anni, ma il prete smentisce tutto. La bomba è stata fatta scoppiare sul forum del sito vicentino www.campiglia.it diventato un riferimento per tutti i suoi fans

don_spoladoreTutto per colpa, si fa per dire, di un sito internet vicentino. È su www.campiglia.it che è scoppiato il caso don Spoladore, o meglio è esplosa la storia della donna che afferma di avere avuto un bambino da don Paolo-rock, firmandosi Pimpi. Il sito curato dal trentenne Enrico Donà in questi giorni sta spopolando con il forum dedicato alle vicende di un presunto padre, una madre e un bambino di quasi 7 anni e mezzo. Il “caso Spoladore” è deflagrato nel mondo on-line dopo che “Pimpi” ha raccontato sul sito la sua verità sulla presunta paternità del prete rock e il sito ha fatto il pieno di accessi.

«Già prima della nostra gestione – racconta Enrico- il sito era diventato un punto di riferimento per i tanti fans di don Paolo. Per questo “Pimpi” ha deciso di raccontare tutto sul nostro sito, evidentemente è una fan anche lei».
Le cronache padovane sono altre. Da una parte una donna che dice di aver avuto un bimbo da un prete famoso, dall’altra il prete famoso che nega tutto. In mezzo le analisi del Dna fatte sei mesi fa che dimostrerebbero però che il figlio è davvero di don rock.
«Tutte illazioni, don Paolo è tranquillissimo e smonterà queste notizie. Non c’è nessun bambino». A parlare ieri pomeriggio è stata Fabiola Berlaso, segretaria e confidente di don Paolo, che qualche anno fa ha creato l’editrice multmediale Usiogope, una società che gestisce i concerti e i corsi di comunicazione di don Spoladore.

Il 48enne don Paolo dunque smentisce la storia che tre giorni fa ha fatto sobbalzare la curia di Padova. Una donna, prima attraverso www.campiglia.it e poi ad un giornale, aveva dichiarato di aver avuto un figlio da un prete famoso della diocesi padovana. «Vorrei che lui lo riconoscesse», aveva confessato, rompendo così il silenzio durato per anni.

Il bimbo adesso avrebbe sette anni e mezzo e sarebbe stato battezzato dal padre-prete quando ancora era in incubatrice. La denuncia choc è di una cinquantenne professionista che vive nella città del Santo e che alla stampa ha dichiarato qualche giorno fa che per il papà-prete «è troppo pericoloso far sapere in giro che questo bambino esiste ed è suo figlio».

don_spoladore1La caccia al nome del presunto padre a Padova è durata qualche ora. Il nome è spuntato proprio nel forum on line, e confermato poi da quanti dicono di aver visto la firma di don Paolo Spoladore sul registro battesimale dell’ospedale. La cinquantenne professionista ora si è chiusa nel silenzio, affidandosi all’avvocato Maria Pia Rizzo di Padova, ma intende andare fino in fondo. Non solo continua ad accusare don Paolo di aver ignorato il presunto figlio per anni, ma chiede che si faccia vivo.

Il Dna confermerebbe tutto, per buona pace di don Spoladore. Al figlio qualche mese sarebbe stata diagnosticata una malattia genetica e per guarirla servivano le analisi del padre. Da quel momento il nome del padre sarebbe stato fornito per motivi medici e sempre in quell’occasione anche il bambino alla soglia degli otto anni avrebbe saputo chi è suo papà. A quel punto la madre avrebbe contattato don Paolo per dirgli di uscire allo
scoperto, per il bene del figlio. Ma così non è stato e adesso la donna è disposta a tutto per ottenere la verità.

Eugenio Marzotto

da IL GIORNALE DI VICENZA

7 comments

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  2. Vera

    alle infamie, specie verso una persona ‘vera’ , non c’è mai fine…
    esprimo profonda solidarietà a don Paolo.

  3. sandra

    anche se fosse vero hanno messo al mondo un bambino quindi niente di più bello!!

  4. enza

    il male non ha confini e limiti e questa “signora” se “signora” si può chiamare può solo vergognarsi di gettare fango.
    Pertanto donpa continua con la tua evangelizzazione e “non temere mai”. enza

  5. elisa

    il problema non è ne il figlio ne la madre ne il presunto padre ma il fatto che ci sia ancora una nube così grande tanto da intorpidire a tal punto le persone da farle perdere tempo di fronte ad una cosa così insignificante, per me anche se fosse vero non cambierebbe quello che SENTO riguardo a ciò che lui TRASMETTE parlando suonando cantando e guardando. il potere del giudizio non ha limiti.

  6. Tigre

    …”Non c’è piu’ religione”….tra Preti Pedofili, Preti con figli….e poi mi dovrei fidare della chiesa? Ma perfavore…si sono persi tutti i valori….e la cosa peggiore è che ANCHE CHI DOVREBBE DIFFONDERE certi valori….se ne lava le mani e preferisce ESSERE FAMOSO.
    Se la gente non sa fare il proprio mestiere…lasciasse perdere!

  7. sofia

    Qui sotto aggiornamento sul caso. Il prete, invitato nel luglio 2010 a sottoporsi alla
    prova del DNA per poter dimostrare la sua estraneità e non paternità, non si è presentato. Pel la giurisdizione, il rifiuto al test, equivale ad ammissione di responsabilità

    PADOVA — L’ultimo «no» don Paolo Spoladore l’ha rivolto al perito del tribunale dei minorenni, che lo aveva convocato quest’oggi a Mestre per il test del dna.

    Il sacerdote, che già aveva rifiutato di costituirsi in giudizio nella causa di accertamento della paternità che lo vede coinvolto — avviata dalla denuncia di un donna di 49 anni, che lo ritiene il padre del proprio figlio di 8 —, ha risposto che non ci sarà.

    Decidendo di non fare l’esame che lo avrebbe potuto scagionare, tuttavia, don Paolo consegna nelle mani del giudice minorile Maria Teresa Rossi un pesantissimo elemento di prova a suo carico.

    In pratica, si preclude la possibilità di vedersi riconoscere ogni ragione.

    La Diocesi

    Benché non del tutto inattesa, la presa di posizione del prete, sospeso lo scorso giugno dalla Diocesi di Padova dall’esercizio del ministero presbiteriale, segna una linea di demarcazione netta nell’intera vicenda. Per la curia, però, quest’ultimo episodio non muta il quadro della situazione. «Per noi non cambia niente — dice don Paolo Doni, vicario del vescovo —. Ci siamo già espressi e in ogni caso la decisione di procedere all’esame del dna non rientra nelle nostre competenze. Altrettanto posso dire che noi non abbiamo suggerito a don Paolo di sottoporsi o meno alla prova». «Donpa» va a Brescia La Diocesi, invece, resta sempre molto vigile sull’altro fronte caldo che contraddistingue l’affaire Spoladore. E cioè quello dei suoi (discussi) corsi di formazione in comunicazione e medicina alternativa tenuti dal prete, già finiti al centro anche di un’indagine dell’Ordine dei Medici.

    «Sono iniziative di cui il sacerdote risponde personalmente e non hanno alcuna approvazione da parte dell’autorità ecclesiastica», aveva reso noto lo scorso 25 giugno il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo. E così, negli ultimi giorni, dalle parti dell’episcopato, non è sfuggito che don Spoladore abbia deciso di spostare il suo prossimo «corso base di comunicazione» — un evento in grado di attrarre centinaia di partecipanti (ciascuno dei quali sborsa 240 euro per l’iscrizione) — dal capannone di Santa Maria di Sala (nel Veneziano), al palasport di Montichiari in provincia di Brescia. L’appuntamento è previsto per il 3 settembre. Giovanni Viafora

    27 luglio 2010 – corrieredelveneto.it