Pdl senza lista in Provincia di Roma

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il popolo di Renata scende in piazza
Respinta l’istanza presentata dal Pdl per l’accoglimento della lista provinciale di Roma. La Polverini: “Vinceremo lo stesso”. Berlusconi “sconcertato”. Il ministro Rotondi: “Stufo di questa banda d’incapaci”. Milioni, il delegato alla consegna della lista, racconta non senza contraddizioni come sono andati i fatti. Il popolo di Renata scende in piazza, la candidata del centrodestra: “I radicali ci hanno impedito con la violenza di consegnare le liste”

Un momento delle contestazioni in Tribunale La decisione di respingere l’istanza presentata dal Pdl per l’accoglimento della lista provinciale di Roma dei candidati alle elezioni regionali del Pdl ha scatenato, oltre a un mare di polemiche, il popolo di Renata che è sceso in piazza per protestare.

A piazza del Popolo di sono dati apputamento diverse centinaia di manifestanti, assemblati presso il gazebo allestito vicino alla chiesa degli Artisti. Vengono distribuite gomme da cancellare, palloncini con la scritta ‘Con te. Renata Polverini.’ e sono in tanti a lasciare messaggi, anche video al pc del gazebo sul blog renatapolverini.it. “Distribuiamo gomme per non cancellare la democrazia – dice il senatore del Pdl Domenico Gramazio – la nostra risposta non può che essere politica. Non si può escludere – rimarca l’esponente Pdl a palazzo Madama – per un solo fatto amministrativo il 43% degli elettori di Roma e Provincia. Nemmeno Ceaucescu – conclude Gramazio – ci sarebbe riuscito”. “I Radicali ci hanno impedito con la violenza di consegnare le liste” dice Renata Polverini, intervenendo al presidio. “Questo è un attacco a tutta la coalizione e alla democrazia, che dobbiamo difendere a prescindere dalla battaglia per le elezioni regionali”.

Renata Polverini, in giornata, convoca una conferenza stampa: “Vinceremo lo stesso”. “Abbiamo sentito il presidente Berlusconi, è sconcertato per quanto accaduto”. Ha spiegato di aver lanciato l’appello al Capo dello Stato “perché credo che possa garantire le condizioni perché le elezioni nel Lazio si svolgano regolarmente facendo partecipare tutte le forze politiche e, in particolare, il primo partito del La. Nn possiamo consentire che la burocrazia uccida la democrazia. Quindi rivolgo un appello al Capo dello Stato in questo senso”. Durante l’incontro è stato diffuso un documento con la ricostruzione dei fatti secondo la ricostruzione ufficiale del partito ( DOCUMENTI La versione ufficiale diffusa dal Pdl).

Ma è lo stesso delegato del Pdl a spiegare come sono andati i fatti, alle 12.45, quando è tornato in tribunale e ha trovato gli avversari pronti a impedirgli la consegna fuori tempo massimo della lista. Lo fa a caldo, non senza contraddizioni. Incalzato dalle domande, sabato mattina, dice che è uscito una prima volta per prendere i lucidi dei simboli che aveva dimenticato, e poi una seconda volta portando con sé le accettazioni. “Ne ho approfittato per mangiare qualcosa e sono tornato in tutta tranquillità”. Fatto sta che, dopo mezzogiorno, né lui né l’altro delegato erano in tribunale; nessuno le ha consegnate all’interno dell’ufficio deputato in tempo utile.
Il Pdl può presentare appello all’Ufficio centrale regionale. Intanto è scontro. Mentre nel Popolo della Libertà si oscilla tra le accuse di incapacità (Rotondi) a chi ha organizzato la presentazione e la difesa di Storace: “Sarebbe un golpe”, il centrosinistra chiede garanzie che non si usano pesi e misure diverse per salvare la lista Pdl. “Non vorrei che dopo le leggi ad personam, assistessimo a provvedimenti ad ‘listam’. Una innovazione degna di qualche altro regime” dice Emma Bonino “Noi – rimarca la candidata del centrosinistra – non ci lamentiamo, ma nessuno abbia memoria corta. Questa lista semplicemente non c’è. Si parla di verbale aperto o chiuso. No, non c’è proprio. Questo è un punto di legalità da tenere ben fermo”.

Dalle diverse ricostruzioni dei fatti emerge che, comunque, alle 12 di ieri (scadenza legale della presentazione), le liste del Pdl non c’erano ancora. Francesco Storace, leader della destra, si appella al buon senso dei giudici: “La magistratura usi buonsenso. L’esclusione del Pdl dalle Regionali avrebbe il sapore di un colpo di Stato. La sinistra, comunque, non si illuda: nel Lazio non molla nessuno”. Anche nel centrodestra piovono critiche sull’organizzazione deficitaria del partito. Gianfranco Rotondi, ministro per l’attuazione del Programma è inferocito: “L’onorevole De Luca da solo in Piemonte ha presentato in tre giorni una lista della Dc per Cota letteralmente pensata e realizzata in una settimana. I maestri del PdL hanno fatto perdere la Polverini a tavolino. Io ne ho piene le tasche di fare il parente povero in questa banda di incapaci. Nemmeno la campagna elettorale mi induce a misericordia”.

E il centrosinistra insiste: “Per molto meno in passato altre liste sono state escluse dalla competizione elettorale. Non si capisce pertanto su quali basi sia stato impostato il ricorso del Pdl, che, se accolto, capovolgerebbe all’istante, ed in modo davvero clamoroso, tutta la più recente giurisprudenza del Consiglio di Stato”. E’ quanto afferma l’avvocato Alessandro Gerardi, membro della leadership radicale. “La normativa sulla presentazione delle liste – spiega il legale – è chiarissima e prescrive che la lista regionale dei candidati e i relativi allegati debbono essere presentati prima delle ore 12 e che di questo atto, di natura istantanea, si dia conto nel verbale di ricevuta; in altre parole il solo ingresso dei delegati presentatori, seppur tempestivo, nella cancelleria della corte di appello è elemento di per sè irrilevante se non accompagnato dalla materiale ed altrettanto tempestiva consegna della documentazione, completa e perfettamente in ordine, al cancelliere”.

Invece, ricorda Gerardi: “I rappresentanti del Pdl non hanno fatto nulla di tutto questo, trattenendosi all’esterno degli edifici della corte d’appello ben oltre lo scadere del termine perentorio per la presentazione della lista in quanto, come riferito da numerosi testimoni, non disponevano di tutti i documenti necessari; tanto è vero che al loro rientro non gli è stato consegnato il verbale di ricevuta da parte del cancelliere, al quale non è mai stata consegnata la documentazione”.

da Roma.repubblica.it

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